La nuova rotta del Museo Egizio, tra etica e archeologia

«Un museo che non sta mai fermo»: così la presidente Christillin spiega il rinnovamento in corso per due importanti sale dell'istituzione torinese

Il Museo Egizio di Torino rilancia la propria missione di istituzione «viva, che fa ricerca» con il riallestimento di due sale chiave: quella della tomba di Iti e Neferu e quella dedicata alla principessa Ahmose. L’intervento segue il percorso di evoluzione museale avviato dal bicentenario, puntando a coniugare ricerca scientifica, accessibilità e una profonda riflessione etica sull’esposizione dei reperti e dei resti umani. Le due sale protagoniste del rinnovamento offriranno anche una nuova lettura delle fonti d’archivio e della documentazione emersa dai depositi, mettendo in luce ritrovamenti fino ad ora non abbastanza valorizzati.

Il direttore Christian Greco, «un museo vivo e che fa ricerca»

«Abbiamo in programma un intenso lavoro di ripensamento delle nostre sale e questo è un primo tassello – spiega il direttore, Christian Greco in carica dal 2014 e confermato quest’anno al timone dell’istituzione sino al 2028, perché un museo vivo, che fa ricerca, non può che fare questo. La ricerca va avanti  le priorità museologiche cambiano ed è giusto dare ragione di questo. Primo esempio la copertura, con un telo di lino, della mummia della principessa, finora sbendata: per noi dev’essere un faro. Ricostituire corredi funerari non è solo un’operazione scientifica, ma anche un gesto di rispetto, significa trattare questi reperti come testimonianze di vite vissute, tenendo conto delle implicazioni etiche e culturali che comportano».

Sotto la sua direzione, il museo ha intrapreso una trasformazione radicale, che ha interessato tanto la ricerca scientifica quanto la dimensione espositiva. L’esito più rilevante è stato il riallestimento presentato nel novembre scorso per celebrare i 200 anni dell’istituzione: un passaggio cruciale nella ridefinizione della narrazione museale e nella valorizzazione del patrimonio.

La presidente Evelina Christillin, «un museo che non sta mai fermo»

Il Museo Egizio di Torino, come ricorda la presidente Christillin «non sta mai fermo» e che, aggiunge il direttore Christian Greco, «sente sempre di più la dignità di essere un museo archeologico, esponendo anche i frammenti». In questa visione dinamica e consapevole, l’istituzione – che ha celebrato i suoi 200 anni lo scorso anno – prosegue il percorso di rinnovamento con nuovi ambiziosi progetti, tra cui quello dedicato ai 120 anni dalla scoperta della tomba di Kha e Merit, sostenuto da una campagna di crowdfunding attualmente in corso.