Khaled Sabsabi torna come rappresentante dell’Australia alla Biennale di Venezia 2026

Dopo l'esclusione decisa per alcune opere controverse, Khaled Sabsabi e il curatore Michael Dagostino vengono riconfermati alla Biennale di Venezia del 2026

Dopo un’inchiesta indipendente condotta da Blackhall & Pearl, Creative Australia ha fatto marcia indietro. Khaled Sabsabi e il curatore Michael Dagostino sono stati riassegnati come rappresentanti dell’Australia per la prossima Biennale di Venezia.

Nella primavera 2025, l’istituzione aveva ritirato l’incarico dopo pochi giorni dalla nomina, in seguito alla diffusione di due opere del 2006 e 2007 di Sabsabi (una contenente immagini dell’11 settembre e l’altra con Hassan Nasrallah) considerate polemiche e oggetto di discussione politica e mediatica.

La revisione non ha individuato un singolo errore di processo, bensì una serie di mancanze nell’organizzazione interna, dalla valutazione del rischio alla scarsità di chiarezza nei ruoli, fino alla debolezza nella gestione delle possibili reazioni pubbliche. Questo mélange di fattori ha portato a una decisione “emotiva e affrettata”, secondo il rapporto, pur non configurando una violazione formale delle procedure. In risposta, Creative Australia ha chiesto scusa per l’accaduto, riconoscendo di aver sollevato incertezze sia nel team artistico sia nella comunità creativa nazionale e internazionale.

Artista e curatore perdonano la censura

Sabsabi e Dagostino, in un messaggio congiunto, hanno accolto positivamente la notizia, definendola «una conclusione che restituisce fiducia» sia nel loro lavoro che nel metodo di selezione, dopo mesi di difficoltà personali e collettive.

Anche Tony Burke, Ministro degli Interni australiano, ha ammesso di aver reagito «d’istinto» di fronte alle opere di vent’anni fa, ammettendo di non aver ricevuto adeguato briefing sulla questione. Ha comunque sostenuto la scelta finale, affermando che le opere di Sabsabi esprimono piuttosto una riflessione critica sulla guerra che un elogio della violenza.

Reazioni contrastanti

Simon Mordant, noto mecenate e diplomatico dell’arte, che si era inizialmente ritirato dall’incarico di ambasciatore per la Biennale dopo il licenziamento del duo, ha ora riconfermato la sua partecipazione allo show del 2026.

Dall’opposizione politica sono invece arrivate critiche. Julian Leeser (Coalizione, Partito Liberale australiano) ha definito la scelta « in contrasto con i valori australiani», mentre la senatrice Greens Sarah Hanson‑Young ha parlato di «vergogna istituzionale» e chiesto maggiori responsabilità da parte dei vertici di Creative Australia.