Louvre, maxi sciopero del personale: “condizioni di lavoro indegne”

Il museo parigino è rimasto inaspettatamente chiuso dopo una protesta dei lavoratori che hanno denunciato l'eccessiva pressione e il sovraffollamento

Comincia l’alta stagione e i turisti giunti a Parigi da tutto il mondo hanno trovato chiuse le porte del Louvre. Simbolo dell’arte mondiale ma anche dell’overtourism, il museo francese ha infatti sospeso improvvisamente le attività per uno sciopero del personale, arrivato al limite per le condizioni di lavoro che custodi, bigliettai e addetti alla sicurezza denunciano come insostenibili. Il fatto, avvenuto nella giornata del 16 giugno 2025 dopo una riunione interna ordinaria, riapre il dibattito sul contrasto tra l’immagine che il museo parigino offre di sé, presentandosi come un’istituzione moderna e inclusiva, e la realtà lamentata dai lavoratori.

Louvre: condizioni di lavoro “indegne”

Troppa la pressione sui lavoratori del museo parigino. Proseguita fino al primo pomeriggio, la protesta è stata innescata per il sovraffollamento cronico degli spazi del Louvre, in particolare della Salle des États, che ospita la Gioconda, e per la mancata risposta dell’istituzione. Altro tema denunciato è infatti la carenza di organico, sottoposto a una pressione eccessiva a causa del numero di turisti che ogni giorno attraversa le sale del museo, e i problemi relativi alla manutenzione strutturale. E se la questione dei guasti è stata affrontata più apertamente, oltre ad essere al centro del piano di rinnovamento da 700–800 milioni di euro che punta a rinnovare il museo entro il 2031, quanto sopportato dal personale sembra passare in secondo piano.

«Non possiamo aspettare sei anni per vedere un miglioramento» ha denunciato Sarah Sefian, rappresentante sindacale della CGT-Culture. «La pressione è adesso – ha aggiunto – e non si tratta solo dell’arte: si tratta delle persone che la custodiscono». La protesta è scoppiata dopo la diffusione di un memo riservato della direttrice Laurence des Cars: il riferimento a guasti strutturali e alla gestione del pubblico fuori controllo ha portato l’Eliseo a presentare il progetto Louvre Nouvelle Renaissance, che punta sì a risolvere aspetti critici dell’istituzione, ma non a scaricare la pressione sul personale.

Una protesta per il breve termine

Spazi più funzionali, più assunzioni e compensi adeguati alla pressione del lavoro, oltre a una maggiore considerazione delle condizioni umane dietro l’apparato culturale. Questo è quanto richiesto dal personale che ha scioperato il 16 giugno, che protesta contro un piano a lungo termine che non tiene conto delle questioni da risolvere nel presente. Anche i problemi relativi al personale rappresentano infatti un fatto strutturale.

Ma la vicenda, che si è conclusa nella stessa giornata con la riapertura parziale del museo, riporta alla luce un aspetto che torna sotto i riflettori ogni anno: l’overtourism. Decine di migliaia infatti le persone che transitano negli spazi del Louvre ogni giorno, senza che gli ambienti e il personale siano mai stati adeguati a numeri così importanti. Numeri che pure vanno inquadrati in una concezione del museo come tappa obbligata, esito di un mancato decentramento dei circuiti turistici tradizionali che snatura l’esperienza della visita.