Il 2 Aprile alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, si è tenuta la presentazione ufficiale del restauro dei Saturnali, che come specificato dalla direttrice Renata Cristina Mazzantini: «è l’esito di una collaborazione con i mecenati di Roman Heritage, un’associazione di mecenati privati che ha reso possibile il restauro possibile complesso e lungo dell’antico gruppo scultoreo, ritornato all’antico splendore, bell’esempio di collaborazione tra pubblico e privato».
L’intervento complesso, condotto sotto la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro e del team della DF14 Restauro, ha preso forma come un vero e proprio “cantiere aperto”: un’esperienza educativa che ha permesso al pubblico di seguire passo dopo passo le fasi dell’operazione. Oggi I Saturnali tornano visibili nel cortile omonimo, accanto alla Sala delle Colonne, nella loro imponenza originaria. Un esempio virtuoso di sinergia tra istituzioni, professionisti e mecenati, per riportare alla luce uno dei capolavori più potenti e vitali della nostra collezione.
Il gruppo scultoreo dei Saturnali
Dell’opera scultorea in bronzo realizzata con la tecnica di fusione a cera perduta, fanno in realtà parte ben dieci personaggi, dopo l’aggiunta all’estremo sinistro del suonatore di flauto che si unì al gruppo formato da un soldato pretoriano, uno schiavo, una prostituta, un gladiatore, una donna patrizia, un bambino, un patrizio e due sacerdoti. Era attraverso queste figure che Biondi intendeva rappresentare uno spaccato delle diverse classi sociali, colte in preda all’ebbrezza durante le feste dei Saturnali, metafora di una condizione di decadenza e dissolutezza dei costumi.

Nell’antica Roma, i Saturnali erano le feste celebrate nel mese di dicembre in onore di Saturno; la loro organizzazione definitiva avvenne nel 217 a. C., sotto la spinta dei disastri militari della seconda guerra punica. Si trattava di un rito che intendeva richiamare la mitica età dell’oro, quando, proprio sotto il regno di Saturno, si viveva in pace e nell’abbondanza. Durante i giorni di festa le gerarchie venivano rovesciate, gli schiavi acquisivano in maniera fittizia gli stessi diritti dei padroni e ne prendevano il posto; ogni sfrenatezza era consentita. Nel gruppo di dieci personaggi ebbri scolpiti da Biondi e da fonti pittoriche attraverso cui è possibile riconoscere uno spaccato della società romana di epoca imperiale e dei suoi vari strati, con l’intento di mostrarne la degenerazione.


