Alla GNAM di Roma il deserto immaginifico di Francesca Leone

L'installazione presentata rievoca la dolcezza e l'aridità di un deserto costellato di rose, in cui nonostante tutto «può esserci vita»

La Sala delle Colonne della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ha ospitato il 25 marzo la preview stampa che introduce al progetto espositivo di Francesca Leone, aperto al pubblico sino al 18 maggio 2025. L’installazione Zzz…desert, immersa in una composizione di suoni e rumori della natura e rinvigorita dalle musiche del compositore romano Marco Turriziani, è un deserto immaginifico di mondi e ricordi lontani, che ci ricorda l’urgenza di ripensare all’uomo, al suo rapporto con il creato e a un tempo a cui nulla sembra essere immune, che delicatamente si pone come coautore della sua espressione artistica.

La direttrice Renata Cristina Mazzantini, ha ricordato come «la sua arte sia parte di un universo più ampio, nella creazione di un paesaggio artificiale realizzato con alcuni scarti e che crea una naturalità di secondo livello attraverso un sentire ecologico e un fare pittorico e delicato».

«I rumori – ha specificato l’artista – sono rumori metallici, poichè sia le rose che le rocce sono composte da lamiere in metallo – e rumori della natura, vento, acqua, api. Proprio dal loro ronzio il titolo dell’installazione, un deserto in cui ci può essere nuovamente vita». La sua è una poetica del riuso, frutto di una materia buia, emarginata e che nuovamente, riesce ad illuminare. «L’installazione – afferma – è il ricordo di una memoria infantile. Ho voluto creare questo paesaggio composto da rocce del deserto, dove però c’è la rinascita di questi fiori che vogliono significare un cambiamento, un riportare in vita le cose morte», riflessione estetica ed antidoto di una quotidianità che troppo spesso e purtroppo consapevolmente, abbandona brandelli di luce tra i frammenti recisi di un mondo offuscato.

L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo che per l’occasione ha concesso in prestito una delle due rose che compongono l’installazione. Sono due invece quelle donate dall’artista alla GNAM, che entreranno a far parte della collezione permanente del museo e saranno poi esposte nel Giardino Aldrovandi.