L’arte come strumento di pace: la visione di Michelangelo Pistoletto

L'artista candidato al Nobel per la pace riflette sul potere creativo dell’uomo e sul suo significato profondo, dalla creazione divina al simbolo del “Terzo Paradiso”

Durante Biennale Democrazia, l’artista Michelangelo Pistoletto, 91 anni, biellese e candidato al Premio Nobel per la Pace, ha offerto una profonda riflessione sul potenziale dell’arte come strumento di armonia e pacificazione. Intervistato da Francesco Rigatelli de La Stampa, Pistoletto ha spiegato come l’arte rappresenti una caratteristica essenziale dell’essere umano, capace di differenziarlo dal regno animale proprio grazie alla sua capacità creativa.

Pistoletto: un mondo artificiale come via di salvezza

“L’arte è la qualità primaria dell’essere umano. Tutti gli esseri umani sono artisti e nascono diversi dagli animali perché creano” ha esordito Pistoletto. Per lui, infatti, la creatività è un atto che si oppone alla brutalità e alla violenza insite nel comportamento animale: “Tutto quello che l’essere umano fa deve essere il meno bestiale possibile: esseri umani che mangiano esseri umani e che si nutrono di esseri umani come fanno gli animali è la cosa più bestiale che c’è”.

Secondo l’artista, è proprio la capacità creativa dell’uomo a permettergli di costruire un mondo alternativo, non più basato sugli istinti primordiali, ma su un artificio positivo: “Nella creazione noi possiamo creare un mondo che non è animale, ma è artificiale. Questo artificio, che porta proprio come radice la parola arte, può essere la salvezza del genere umano”. L’arte, dunque, può diventare un antidoto alla guerra e alla distruzione offrendo un’alternativa basata sulla costruzione e non sulla sopraffazione.

Il simbolo della creazione

Pistoletto ha inoltre illustrato il simbolo della creazione da lui ideato: “Consiste in tre cerchi consecutivi e nei due cerchi opposti abbiamo tutti gli estremi e le differenze opposte e contrarie del cerchio centrale che è sempre vuoto. I due elementi si uniscono e creano un elemento nuovo che non esisteva”. Questa simbologia riflette, a suo dire, la potenzialità infinita della creazione in cui il vuoto rappresenta l’apertura a infinite nuove possibilità.

La conversazione si è spinta anche su un piano spirituale, quando Rigatelli ha chiesto a Pistoletto se la creazione umana non fosse, in qualche modo, simile a un atto divino. L’artista ha così risposto con una riflessione audace: “L’uomo è capace di creare tanto che ha creato Dio. Nel senso che se ti chiedi se Dio c’è, io rispondo che io ci sono in quanto essere pensante”. Per Pistoletto, così, il concetto di Dio è un simbolo creato dall’uomo per trovare un’intesa comune, un riferimento che possa unire: “Se Dio non esistesse comunque esisterebbe perché l’abbiamo creato noi”.

La responsabilità della candidatura al Nobel di Pistoletto

Quanto alla sua candidatura al Nobel per la Pace, Pistoletto ha parlato con un tono di umiltà, ma anche di consapevolezza del peso della sua opera: “Mi ha dato, diciamo, responsabilità. Ha fatto sì che io capissi quanta responsabilità mi sono preso già nel passato cercando di far sì che l’arte potesse diventare quell’elemento unico, forte e potente che può unire tutte le controversie e tutti i contrasti”.

Per lui l’arte è un mezzo per perseguire “la pace, l’armonia e l’equilibrio dinamico tra le persone”. Un messaggio di speranza e creatività continua che Pistoletto non smette di diffondere, nonostante i suoi 91 anni, con l’entusiasmo e la passione di chi crede ancora nel potere trasformativo dell’arte.