Lo straordinario ritrovamento era stato anticipato qualche giorno fa dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che giunto a Pompei ha affermato come «la bellezza e la sapienza ancora una volta vincono su tutto e la luce della civiltà, che noi qui vediamo anche se il cielo oggi è un po’ coperto, ma la sentiamo, la avvertiamo, emana da questi affreschi, da questi ambienti straordinari, e può illuminare ancora le nostre vite e le nostre coscienze». La pittura rinvenuta decora la grande sala su tutti e tre i lati che non si affacciano sul giardino e rappresenta in dimensioni reali il corteo di Dionisio e gli archeologi hanno battezzato la dimora con il fregio “casa del Tiaso”, proprio in riferimento alla processione bacchica.


Le grandi figure che animano la megalografia ricordano sculture animate su una scena teatrale, tra baccanti rappresentate come danzatrici, menadi e giovani satiri. A comparire al centro, invece di Dionisio, il dio che muore e rinasce, troviamo una donna con un vecchio sileno e con una torcia in mano: è lei che sta per essere iniziata ai misteri dionisiaci e introduce un tema iconografico inedito, quello della caccia. L’unico esempio noto che riporta simili tematiche è il celebre fregio della Villa dei Misteri, scoperta più di 100 anni fa fuori dalle mura a nord dell’antica Pompei.

«È un momento storico, un momento in cui Pompei si disvela a noi ancora nella sua misteriosa grandezza, perché questo ciclo di affreschi rappresenta qualcosa di unico» ha affermato Giuli. «La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna”, ha sottolineato il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel. Proprio «l’opposto della donna ‘carina’, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si ‘fa bella’. Sia il fregio della casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi» ha poi aggiunto.





