Documenta ha pubblicato un nuovo codice di condotta a seguito dei fatti accaduti durante la scorsa edizione del 2022. L’evento internazionale che si tiene dal 1955 è considerato uno dei più prestigiosi nel mondo dell’arte ed è organizzato ogni cinque anni da Documenta und Museum Fridericianum gGmbH. Al centro delle polemiche sono le controverse regole del codice sul tema dell’antisemitismo che si adotteranno per questa sedicesima edizione.
Nel maggio 2024, il consiglio di vigilanza di Documenta aveva annunciato l’intenzione di procedere con l’edizione del 2027 senza adottare un codice di condotta per il direttore artistico, nonostante questa fosse una delle raccomandazioni avanzate dal comitato consultivo di esperti incaricato di valutare le controversie della precedente edizione. Tuttavia, nel dicembre dello stesso anno, in occasione dell’annuncio della nuova direzione, il presidente del consiglio di vigilanza, Sven Schoeller, ha rivisto questa posizione, segnando un cambiamento di strategia rispetto alle decisioni iniziali.

Il nuovo codice di condotta
Per l’edizione 2027 di Documenta, che sarà curata da Naomi Beckwith, il codice di condotta afferma che “Documenta gGmbH si impegna a contrastare attivamente l’antisemitismo, il razzismo e qualsiasi altra forma di misantropia legata ai gruppi. Si applica la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance e la definizione di razzismo della Convenzione delle Nazioni Unite sul razzismo”.
Inoltre, il codice si impegna a intervenire quando necessario: “Nella misura in cui documenta ritiene che le forme di espressione artistica siano in conflitto con i principi di condotta manifestati nel presente codice di condotta si riserva il diritto di commentare la sua posizione e, se necessario, anche di esprimerla attraverso la contestualizzazione nel contesto visivo immediato delle opere d’arte esposte”. Il codice, infine, si applica all’intera organizzazione, inclusi dipendenti, esposizioni e altre terze parti associate all’esposizione. Le violazioni del codice, recita, “saranno perseguite da documenta utilizzando gli strumenti disciplinari e di diritto del lavoro pertinenti”.
Pochi giorni prima della pubblicazione del codice di condotta, Documenta ha annunciato anche la creazione di un comitato scientifico consultivo con l’obiettivo di facilitare “gli attuali discorsi sociali e accademici nel contesto specifico di documenta gGmbH”. Sebbene non vi sia una correlazione esplicita e dirette con la questione, tra i membri del comitato figurano Tania Coen-Uzziell, direttrice del Tel Aviv Museum of Art, e Thomas Sparr, studioso e caporedattore presso la casa editrice Suhrkamp, coautore del libro On the Unresolved Debate on Germans and Jews, pubblicato nel 2024.

Le controversie del codice
Il codice di condotta di Documenta afferma quindi che qualsiasi forma di antisemitismo non sarà tollerata e potrà essere perseguita di conseguenza. Questa direzione, se si limitasse a ciò, non dovrebbe suscitare alcuna reazione, ma la questione si inserisce in un dibattito più ampio sulla definizione e le implicazioni dell’antisemitismo nell’ambito culturale e artistico, soprattutto in Germania. Le controversie nascono a seguito della definizione di antisemitismo adottata, ossia quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA)
Questa, oltre a condannare atti di antisemitismo esplicito come la negazione della Shoah e le teorie del complotto sugli ebrei, include anche il “negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”.
Molti critici, in particolare nel mondo dell’arte e della cultura, hanno espresso timori sul fatto che questa definizione possa essere usata per censurare artisti filopalestinesi o per reprimere legittime critiche alle politiche del governo israeliano. Il punto più controverso è la possibile sovrapposizione tra antisemitismo e antisionismo: la definizione dell’IHRA è stata spesso utilizzata per delegittimare le critiche a Israele, e in Germania in particolare, il sostegno alla causa palestinese è stato oggetto di crescente repressione, soprattutto dopo i fatti del 7 ottobre 2023.
Le contestazioni di Strike Germany
A fronte di queste preoccupazioni, il movimento Strike Germany, guidato da artisti, ha contestato la scelta di Documenta e ha chiesto alle istituzioni tedesche di adottare, invece, la definizione di antisemitismo proposta dalla Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo (JDA). Questa dichiarazione, sviluppata da un gruppo di studiosi ebrei, distingue chiaramente tra antisemitismo e critica a Israele, affermando esplicitamente che l’opposizione al sionismo non è necessariamente una forma di pregiudizio antiebraico.
L’adozione della definizione IHRA da parte di Documenta non è avvenuta in un vuoto politico, ma nel contesto di un più ampio aumento delle espressioni antisioniste in Germania. La campagna Strike Germany ha promosso il boicottaggio delle istituzioni culturali tedesche, accusandole di censurare le voci critiche nei confronti di Israele. Questa repressione si è intensificata dopo il 7 ottobre 2023, con numerosi episodi in cui artisti, accademici e attivisti filopalestinesi sono stati esclusi da eventi culturali o hanno visto i loro finanziamenti revocati
Il dibattito su Documenta si inserisce quindi in una tensione più ampia tra il dovere della Germania di affrontare il proprio passato e combattere l’antisemitismo, e il rischio che questa politica venga usata per limitare la libertà di espressione e il dibattito critico sul conflitto israelo-palestinese


Un contesto culturale carico di tensione
Questo clima teso nei confronti delle istituzioni tedesche non è nuovo. Uno dei fatti più recenti che riguardano la questione è avvenuto nel novembre del 2024: durante l’inaugurazione della sua retrospettiva “This Will Not End Well” alla Neue Nationalgalerie di Berlino, la fotografa e attivista americana Nan Goldin ha pronunciato un discorso critico nei confronti di Israele e della Germania.
Ha espresso la sua “indignazione morale per il genocidio a Gaza e in Libano”, paragonando la situazione attuale ai pogrom russi da cui i suoi nonni erano fuggiti. Goldin ha accusato la Germania di censurare le critiche a Israele, affermando che “la parola antisemitismo è stata strumentalizzata” e che “dichiarare ogni critica contro Israele come antisemita rende più difficile definire e fermare l’odio violento contro gli ebrei”. Il direttore del museo, Klaus Biesenbach, ha tentato di rispondere, ma è stato sovrastato dalle proteste. Le dichiarazioni di Goldin hanno suscitato reazioni contrastanti: il ministro della Cultura tedesco, Claudia Roth, si è detta “inorridita” dai commenti dell’artista e dalle azioni dei manifestanti

I fatti del 2022
Durante Documenta 15, tenutasi nel 2022 a Kassel, in Germania, scoppiò una controversia per accuse di antisemitismo legate a un’opera d’arte esposta. Il collettivo artistico indonesiano Taring Padi presentò un grande murale intitolato People’s Justice, risalente al 2002, che suscitò dure critiche a causa della presenza di immagini considerate antisemite.
Il murale includeva rappresentazioni di figure stereotipate: un soldato con una testa di maiale, elmetto con la scritta “Mossad” (i servizi segreti israeliano) e una figura con riccioli laterali (peyot), associata agli ebrei ortodossi, con denti aguzzi e occhi iniettati di sangue e il simbolo delle SS sul cappello, raffigurata in modo caricaturale.
Molti critici, tra cui rappresentanti della comunità ebraica tedesca e politica locale, denunciarono queste immagini come antisemite. Il governo tedesco e diversi gruppi culturali chiesero la rimozione dell’opera, sostenendo che contenesse riferimenti offensivi e stereotipi antisemiti.

Reazioni e conseguenze della scorsa edizione
Dopo le polemiche, People’s Justice venne coperta e successivamente rimossa dagli organizzatori, che si scusarono per l’accaduto. Inoltre, molte sono state le critiche mosse alla direttrice generale di Documenta, Sabine Schormann, per non aver prevenuto l’incidente e per la gestione della crisi. Dopo intense pressioni politiche e mediatiche, si dimise nel luglio 2022.
La controversia sollevò un acceso dibattito sulla distinzione tra antisemitismo e critica politica a Israele. Alcuni difesero Taring Padi, sostenendo che l’opera fosse una critica ai regimi repressivi e non specificamente antisemita. Altri sottolinearono che il contesto tedesco, con la sua storia legata all’Olocausto, impone una responsabilità particolare nel contrastare qualsiasi forma di antisemitismo. Un clima di sfiducia istituzionale ha così travolto Documenta 15 portando alla richiesta di maggiore controllo sui contenuti artistici esposti.
La vicenda ha segnato un punto di svolta per Documenta, mostrando la crescente tensione tra libertà artistica, memoria storica e sensibilità politica in Germania. Le accuse, amplificate da un blog sionista e dai media tedeschi, hanno spesso preso di mira il sostegno o il riconoscimento da parte dei partecipanti del movimento palestinese Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) o la solidarietà palestinese in generale. Nell’ottobre 2023, gli organizzatori di Documenta hanno rilasciato una dichiarazione in cui condannavano i membri del collettivo curatoriale della 15a edizione, il gruppo indonesiano ruangrupa, per aver presumibilmente “apprezzato” i post sui social relativi a una manifestazione pro-Palestina a Berlino.



