Un podcast racconta la vita straordinaria di Peggy Guggenheim

Quattro episodi con la voce narrante dell’attrice Sara Drago e i ricordi della direttrice del museo Karole P. B. Vail mettono in luce lo spirito libero di Peggy Guggheneim

Volevo essere libera è un podcast realizzato da Chora Media insieme alla Collezione Peggy Guggenheim, ed è disponibile sulle principali piattaforme audio gratuite (SpotifyApple PodcastGoogle PodcastSpreake). Ad essere esplorata è la vita straordinaria di Peggy Guggenheim, appassionata collezionista, sostenitrice e amica dei più grandi artisti del ‘900, e il suo incondizionato amore per l’arte, rendendola tutt’oggi un’icona di contemporaneità. Grazie anche ad alcuni estratti dell’autobiografia Una vita per l’arte edita da Rizzoli nel 1982, in cui emerge l’immagine di una delle mecenati e promotrici più importanti dell’ultimo secolo, l’iniziativa offre un’immagine fresca e attuale di una donna che con coraggio, ha scelto di essere libera.

Le puntate, dalla durata di 20 minuti, raccontano delle relazioni di amicizia e d’amore che segneranno per sempre la sua vita: Djuna BarnesSamuel BeckettMarcel DuchampEmma GoldmanJohn HolmesLaurence Vail,. La sua collezione d’arte inizia nel 1938, con l’acquisto della scultura di Jean Arp Testa e Conchiglia: solo un anno dopo la decisione di aprire un museo d’arte moderna a Londra, con lo storico dell’arte Herbert Read scelto per dirigerlo.

A causa dello scoppio della seconda guerra mondiale è costretta a lasciare l’Europa invasa dai nazisti e a tornare negli Stati Uniti. Nell’ottobre del 1942 apre a New York la galleria-museo Art of This Century, luogo iconico che diventerà crocevia per molti giovani artisti all’epoca sconosciuti, come Jackson Pollock e Mark Rothko.

Il ritorno di Peggy Guggheneim in Europa

Nel 1948 viene invitata alla Biennale di Venezia per esporre la sua collezione. E’ un momento di grande felicità per Peggy Guggheneim che può mostrare finalmente la sua collezione nella sua interezza. Un’occasione che diventa l’opportunità unica, per italiani ed europei, di vedere per la prima volta le opere degli artisti emergenti dell’arte americana. Queste, assieme a capolavori del cubismo, astrattismo e surrealismo, diventano l’esposizione più completa del modernismo mai presentata fino ad allora in Italia.  Ad essere esposte, la raccolta più rappresentativa di opere di “arte non oggettiva” mai presentate in Europa.

Come scrisse nel suo libro «il mio padiglione divenne uno dei più popolari della Biennale. Tutto ciò mi emozionava terribilmente, ma quel che mi piacque di più fu veder comparire nei prati dei giardini pubblici il nome Guggenheim accanto a quelli della Gran Bretagna, della Francia, dell’Olanda, dell’Austria, della Svizzera, della Polonia […] Mi sembrava di essere un nuovo Paese europeo».

Collezione Peggy Guggheneim