Il neoministro della Cultura Alessandro Giuli, ha scelto Guendalina Salimei come curatrice del Padiglione Italia. Il progetto selezionato fra una terna di finalisti è TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del mare: in lizza anche il gruppo curatoriale Habitus composto Massimo Alvisi, Marilena Baggio, Marco Biraghi, Gianpiero Borgia, Roberto Fioretti, Vittorio Gallese, Christian Iaione, Pisana Posocco, Davide Ruzzo e Cherubino Gambardella.
La scelta del progetto, «una riflessione sul tema del mare»
Il MiC ha reso nota la valutazione espressa a riguardo dalla commissione presieduta da Angelo Piero Cappello (composta da Claudio Varagnoli, Paolo Desideri, Margherita Guccione e Renata Cristina Mazzantini). Per la giuria, quella di Salimei è una proposta curatoriale che «pone al centro della riflessione il tema del mare, la visione del Mediterraneo allargato ai vicini oceani, un elemento forte della cultura italiana che definisce le coste e il territorio».

Particolare attenzione è dedicata alla sostenibilità delle trasformazioni, in linea con quanto proposto da Carlo Ratti. La selezione di architetti avviene attraverso una chiamata aperta volta a raccogliere contributi progettuali, teorici e multimediali sul ripensamento del rapporto tra terra e mare, mentre un comitato scientifico avrà il compito di selezionare le proposte da inserire all’interno del progetto espositivo.

Le dichiarazioni di Guendalina Salimei
La neocuratrice ha dichiarato come il conferimento dell’incarico rappresenta «un’importante opportunità per mettere al centro delle riflessioni architettoniche, tecniche e culturali il rapporto del nostro territorio con il mare: il Mediterraneo allargato ai vicini oceani. La centralità di questo rapporto strutturale che incide sull’identità e sull’equilibrio ambientale del Paese è stata a lungo trascurata».
Una riflessione, quella su cui l’architetta e docente universitaria si sofferma sensibilmente, che parte proprio dalla centralità che per l’Italia riveste il mare che si respira anche nelle aree montuose delle Alpi o degli Appennini. «Guardare l’Italia dal mare – ha detto ancora Guendalina Salimei – implica un cambiamento di prospettiva, impone la necessità di ripensare il progetto del confine tra terra e acqua come sistema integrato di architetture, infrastrutture e paesaggio». Ciò che infatti più contraddistingue il suo lavoro, è un rivoluzionario approccio ante litteram ai temi del verde e della sostenibilità.
Alcuni progetti dell’architetta Guendalina Salimei

Guendalina Salimei è a capo dello studio di architettura romano fondato nel 1992, T-Studio, composto da Giancarlo Fantilli, Roberto Grio, Mariaugusta Mainiero, Giovanni Pogliani e Renato Quadarella. Lo studio vince nel 2005 il concorso per la riqualificazione dell’area monumentale del porto di Napoli e vince il concorso per il Centro servizi polivalente al Molo San Cataldo di Taranto, mentre nel 2006 si occupa della riqualificazione del Borgo murattiano di Bari con il progetto Bari Crossing.
Tra gli altri progetti da lei affrontati nel corso degli anni, anche quello di rivitalizzazione dell’urban quarter Vydrica nel 2008 che si colloca infatti in un luogo di altissima importanza per l’immagine della città di Bratislava.


Nel 2009, l’architetta vince il concorso per la riqualificazione del Corviale a Roma, l’imponente costruzione nella periferia sud-ovest della Capitale di edilizia popolare concepita da Mario Fiorentino e ultimata nel 1972. Il progetto prevedeva una ristrutturazione, con modifiche delle divisioni degli spazi e l’inserimento di verde e giardini e ha un costo previsto di 5 milioni ma resta comunque irrealizzato.

info: Biennale di Architettura
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