Tragico addio a Ben Vautier, rivoluzionario dell’arte contemporanea

Capostipite del movimento "Fluxus", Ben Vautier è morto suicida a 88 anni. «Credo che l'arte sia nell'intenzione e che basti firmare» amava dire

Il fondatore del collettivo Fluxus si sarebbe suicidato il 5 giugno nella sua casa di Aspremont vicino Nizza, poche ore dopo la morte della moglie Annie e dopo una intera vita trascorsa assieme a lei. Ben Vautier era nato a Napoli nel 1935, originario di una famiglia francese: si trasferisce poi in Francia a partire dal 1949. Una carriera artistica iniziata da autodidatta negli anni ’50, con un forte interessamento verso le provocazioni di Marcel Duchamp e John Cage, in una espressione artistica che è novità ed esaltazione dell’ego.

Non a caso considerava la sua arte come una forma di appropriazione, cercando di «firmare tutto ciò che non è stato firmato. Credo che l’arte sia nell’intenzione e che basti firmare», arrivando provocatoriamente persino a firmare sua figlia Eva a soli tre mesi come “scultura vivente” e scatenando non poche polemiche nel mondo istituzionale. L’ironica operazione continuò e Vautier iniziò a firmare persone per strada, suoi amici e membri della sua famiglia. Un artista da sempre ossessionato dalle parole e dalle loro sfumature di significato, in un lavoro che integra mondi lontani e in un’arte che necessariamente «deve essere una novità e provocare shock».

Nel corso degli anni ’70 partecipa a numerose e importanti esposizioni come Documenta a Kassel o al Guggenheim di New York, aprendo poi in Francia una serie di gallerie, prima di fondare nel 1978 La Différence, che è anche il nome della sua rivista.

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