Inaugurata la prima Biennale d’Arte dedicata a Maria Lai

Il 2 giugno ad Ulassai ha inaugurato la prima Biennale d'Arte Contemporanea dedicata alla grande artista, pioniera dell'arte relazionale

Un’arte che deve «farci sentire più uniti» perchè senza questo «non siamo esseri umani» amava dire Maria Lai, pioniera dell’arte relazionale. Ora, a distanza di più di 10 anni dalla sua morte nel 2013, a Ulassai – suo paese d’origine – le viene dedicata una Biennale proprio in Sardegna. Sono 23 opere che spaziano nelle più disparate forme espressive, da installazione, videoarte, pittura, scultura, realizzate da 25 artisti giovani che rappresentassero la Sardegna contemporanea: Silvia Argiolas, Irene Balia, Ruggero Baragliu, Nicola Caredda, Federico Carta, Roberto Cireddu, Siro Cugusi, Roberto Fanari, Paulina Herrera Letelier, Silvia Idili, Marco Loi, Alberto Marci, Silvia Mei, Veronica Paretta, Samuele Pigliapochi, Paolo Pibi, Paola Pinna, Gianmarco Porru, Francesca Randi, Massimilano Rausa, Giuliano Sale, Stefano Serusi, Danilo Sini, Angelo Spatola, Marco Useli.

Nome dell’iniziativa è Progetto e Destino, cita lo storico dell’arte Carlo Argan ed evidenzia l’importanza del rapporto che si innesta tra artista, arte e territorio. Il direttore artistico Gianni Murtas ha affermato che l’obiettivo è «capire in che modo alcuni aspetti fondanti del suo percorso siano ancora oggetto di riflessione da parte di artisti che inevitabilmente si trovano a operare in contesti per molti aspetti differenti». Maria Lai, secondo parte della critica prima esponente in Italia del movimento che Nicolas Bourriaud aveva teorizzato come “arte relazionale”, una poetica espressiva che non nasce dall’io dell’artista ma da una forma corale e collettiva, una vita tutta da, scucire, ricucire e tessere insieme.

Risale all’8 settembre 1981 la prima performance di estetica relazionale – Legarsi alla montagna – che coinvolse tutta la comunità di Ulassai. Tutto parte da una storia realmente accaduta nel paese, quando a nel 1861 si staccò un costone della montagna che travolse diverse abitazioni e portò alla morte di alcuni bambini. Il ricordo venne così tramandato di generazione in generazione. L’anno dopo, lo storico dell’arte Filiberto Menna fu tra i primi a riconoscere la grande empatia e capacità ascolto di Maria Lai che «ha saputo restituire la parola a un intero paese e rendersi partecipe della memoria e dei fantasmi della gente comune, aiutandola a liberarsi della parte distruttiva di sé e ad aprirsi con disponibilità nuova al colloquio e alla solidarietà».

info: ulassai.it