Caso Sgarbi: le chat fanno chiudere il caso del dipinto esportato

Oltre all'inchiesta sul Valentin de Boulogne, il caso Sgarbi è ancora attivo per le indagini sul dipinto trafugato di Rutilio Manetti

“Speriamo si riesca a vendere il quadro altrimenti è una rovina”. È quanto si legge nelle chat incriminate del caso Sgarbi sull’esportazione illecita del dipinto Concerto con Bevitore attribuito al caravaggesco Valentin de Boulogne, in cui sono imputati anche l’impresario d’arte Gianni Filippini e Sabrina Colle (suo il commento), compagna dell’ormai ex sottosegretario alla Cultura. Il dipinto, sequestrato nel Principato di Monaco l’11 giugno 2021, era a detta di Sgarbi una “replica recente”, ma in realtà il quadro risale al ‘600. E di questo Sgarbi era al corrente, come pure gli altri imputati. A dimostrarlo è stato il contenuto di alcune chat, che hanno permesso alla Procura di Imperia di chiudere il caso.

Nella vicenda, a cui ha contribuito anche l’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano e di Report, è stata determinante la testimonianza di Mirella Setzu, gallerista cagliaritana – non imputata – che si era impegnata a garantire la collocazione del dipinto sul mercato internazionale esponendola alla fiera d’arte di Maastricht del marzo 2020, su indicazione di Filippini. Questi passaggi sono documentati nelle chat tra Colle e l’impresario, i cui commenti chiariscono la consapevolezza del valore dell’opera. “Ho parlato con Vittorio – scrive Colle – mi ha detto: proponi il Perugino e il Valentin de Boulogne alla banca”. Eppure Sgarbi, di fronte all’evidenza e dopo gli accertamenti scientifici sulla datazione, aveva negato che l’opera fosse di sua proprietà.

In più, i messaggi consentono di ricostruire il “viaggio rocambolesco” – così lo definisce Il Fatto – dell’opera per superare i confini. Il trasferimento senza permessi avviene tramite la società intermediaria Switzerlart, che peraltro non ha sottoscritto il contratto con la società di Sgarbi per la mancanza di documentazione che attestasse l’esportazione legale dell’opera. Del viaggio, iniziato il 25 febbraio 2020, si conoscono tutti i dettagli dallo scambio di messaggi, il cui contenuto fa emergere la delicatezza del processo. L’opera, consegnata a Montecarlo la mattina del 26 febbraio, aveva una “simil bolla” di accompagnamento, senza però un certificato dell’Ufficio Esportazioni del Mic. In più, riporta Il Fatto, “il 24 febbraio 2021 la Setzu – che in quanto garante si era occupata anche del trasporto – riceverà dalla segreteria dell’allora deputato “un expertise a firma di Sgarbi” che confermava l’attribuzione al De Boulogne”.

Dopo l’approdo all’estero, sono iniziate le oscillazioni di prezzo sull’opera e i tentativi di Filippini di trovare un collezionista interessato. In ogni caso, dalle chat emerge non solo la conferma dell’esportazione illecita del dipinto, ma anche la consapevolezza del suo valore reale, a differenza di quanto dichiarato da Sgarbi in più occasioni. Con questi elementi sembra chiudersi un capitolo del caso Sgarbi, per quanto ne rimanga ancora un altro aperto. Si tratta dell’inchiesta della Procura di Macerata sul dipinto trafugato di Rutilio Manetti, poi sequestrato in una delle case del critico. Una vicenda che, riporta ancora Il Fatto, dovrebbe concludersi entro la fine di maggio.