Sgarbi ritratta le dimissioni: “devo negoziare con il governo”. Poi la lettera alla premier

Dopo aver annunciato le dimissioni con effetto immediato, Sgarbi torna a discutere di fronte alla delibera dell'Antitrust

A pochi giorni dall’annuncio, Vittorio Sgarbi ritratta. «Non sono ancora un ex sottosegretario. Le dimissioni le ho solo annunciate ma le devo ancora negoziare con il governo. In questo momento sono ancora sottosegretario alla Cultura, sia pure con annuncio di dimissioni. La mia agonia sarà lunga». Così Sgarbi chiarisce la propria posizione nel corso di un evento alla Bit di Milano, la Borsa Internazionale del Turismo.

Il sottosegretario uscente è tornato sulla questione di fronte alla recente delibera dell’Antitrust. “Il sottosegretario di Stato alla Cultura, Prof. Vittorio Sgarbi ha esercitato attività professionali in veste di critico d’arte, in materie connesse con la carica di governo, come specificate in motivazione, a favore di soggetti pubblici e privati, in violazione della legge Frattini sul conflitto di interesse”, scrive l’Antitrust sul bollettino settimanale. Immediata la replica: «perché ho deciso di dimettermi? Perché se l’Antitrust mi dice che io non devo essere Sgarbi, io preferisco essere Sgarbi. Io sono Sgarbi, punto. È perché sono Sgarbi che mi hanno chiamato al governo. Ma se quella cosa per cui mi hanno chiamato è ritenuta incompatibile, vado per conto mio e continuo ad essere Sgarbi», ha dichiarato nella serata del 4 febbraio durante la trasmissione Zona Bianca su Rete 4.

Sgarbi ha poi reso pubblica la lettera scritta a Giorgia Meloni, riportata dal Corriere. Non ancora una lettera di dimissioni, ma un invito alla premier a verificare le altre “incompatibilità presenti nell’esecutivo”. “Se il governo, per mano di un suo ministro ha promosso una indagine sul conflitto di interessi all’interno del governo, è giusto che io chieda all’Antitrust che si estenda l’indagine a tutte le istituzioni, con gli stessi criteri. Non per ritorsione, ma per rispetto delle istituzioni alle cui decisioni io mi sono rimesso. E che tu ti faccia garante della integrità del governo quanto a possibili incompatibilità, se a me non è consentito parlare e promuovere in ogni modo l’arte e le mie idee”, scrive Sgarbi.

“Non sono d’accordo con la delibera del Agcm, farò ricorso al Tar – continua -. Ma la delibera è chiara: non posso fare la vita che ho fatto per cinquant’anni, non posso essere me stesso ed essere sottosegretario. L’Antitrust non ha detto ‘Non va bene questo o quell’attività della vita di Sgarbi’, ma la sua ‘intera attività di scrittore, narratore curatore e storico d’arte’ (e con ciò anche promuovere e vendere i propri libri, come anche tu hai fatto): cioè è la mia vita”.

“Si tratta, come si capisce subito leggendone la forzata motivazione, di una decisione tanto ‘politicamente corretta’, quanto giuridicamente scorretta. Nessun vero giurista – prosegue la lettera – comprende infatti per quale ragione tenere una conferenza su Caravaggio, partecipare o presiedere una tavola rotonda su Tintoretto, presentare un libro su Michelangelo, possa costituire una violazione dei limiti di legge, generando una incompatibilità con la funzione ministeriale, al punto da distorcerne il senso. E ciò anche perché, secondo le norme vigenti, occorre che l’attività ‘connessa’ a quella ministeriale sia svolta in modo ‘professionale’, e fa sorridere che uno possa, ‘per professione’, autografare e presentare libri o inaugurare mostre, e che ciò possa distorcere la funzione pubblica”.

“In ogni caso – conclude Sgarbi – sento il bisogno di ringraziarti per il comportamento da te tenuto nei miei confronti, sempre rispettoso, lineare e mai cedevole verso i molti e agguerriti oppositori che hanno imbastito una vera persecuzione giornalistica e televisiva (con la tv di Stato!) sperando, con me, di mettere in soggezione te e il governo da te presieduto”. 

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