Enzo Cucchi libero e controcorrente, oggi più che mai

Enzo Cucchi ci parla di un'arte che guarda al futuro con l'occhio del passato. E poi il suo libro d'artista "Pesato", un esercizio di stile...spirituale

Tra gli esponenti più visionari della Transavanguardia italiana, movimento artistico teorizzato da Achille Bonito Oliva nel 1979, Enzo Cucchi è un artista poliedrico di fama internazionale, la cui arte spazia dalla pittura alla scultura, passando per i disegni e la poesia. Nato a Morro d’Alba nel 1949, si avvicina alla poesia inizialmente per poi interessarsi anche alla pittura, il tutto da autodidatta. Dalla metà degli anni ’70 inizia a frequentare Roma, città in cui più tardi si trasferirà.

«A Roma ci vogliono venir tutti – ha raccontato il maestro – figurarsi io che nasco e vengo dalle campagne dell’Italia centrale. Non dobbiamo dimenticarci mai della sorpresa e della meraviglia. Siamo troppo immersi in tecnologia e prodigi e diamo per scontato cose che invece, se viste con calma e attenzione, fanno venire i brividi. Restare concentrati sul miracolo continuo che ci pervade non è facile, il cervello adotta l’abitudine (la normalizzazione degli eventi) come forma di difesa. La dedizione e la grandezza della visione dietro una metropoli, un’Urbe. Chi entra in Roma si immerge in un ventre molto particolare, dovuto a tutti i sistemi economici ha già visto crescere e cadere questa città».

Nei suoi lavori rivivono le tradizioni popolari e la loro cultura, in particolare quelli delle Marche, sua terra d’origine e forti sono i richiami a maestri quali Giotto, Masaccio e Piero della Francesca. Queste influenze differenti, generano opere in cui la materia assume un rilievo speciale, le coordinate spazio-tempo vengono meno, le figure, i segni e i colori si attraversano reciprocamente e i simboli e li linguaggi utilizzati sono molteplici. Tutto ciò si rende necessario per dar modo all’artista di esprimere la propria interiorità e il proprio inconscio. «Faccio da sempre la stessa opera, lo stesso disegno, lo stesso quadro, la stessa scultura – afferma – continuare a formalizzare un corpo emozionato, che porti emozione in chi lo guardi, che non si spenga mai, che si rinnovi sempre». Come detto, la sua produzione artistica si avvale di linguaggi espressivi eterogenei.

«Utilizzo ciò che è necessario per formalizzare ciò che ho in mente – racconta Enzo Cucchi – e l’operato principale di un artista è quello di dare corpo a un’idea. Lontano da ideologie e significati esatti, la formalizzazione di un corpo nello spazio è fondamentale. Per questo bisogna fare molta attenzione a un certo tipo di concettualismo, che spesso cade nella boutade, o a un certo tipo di arte, legata a ideologie che poi diventano stantie. Queste forme di “arte” son pronte a tradire se stesse al primo richiamo del mercato. Chi si lega a questo tipo di pratiche, non è concentrato su ciò che conta: come un corpo interagisce con lo spazio che lo circonda, come trasforma questo spazio e come ve viene trasformato».

Insieme con Sandro Chia, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino, da lui considerati compagni di strada, è stato spesso presente in mostre organizzate dai principali musei internazionali: da Kunsthalle di Basilea al Guggenheim Museum e allo Stedelijk Museum di Amsterdam, alla Tate Gallery di Londra, al Museum Würth di Künzelsau. Il debutto individuale di Enzo Cucchi ha avuto luogo nel 1981 con una mostra alla Gallery Sperone Westwater Fischer di New York. In quegli anni la sua consacrazione all’estero come uno degli artisti più rappresentativi dell’arte di quel periodo, che fa del ritorno alla figurazione il suo tratto distintivo. Per quanto riguarda l’essere considerato un esponente visionario della Transavanguardia, il maestro ha affermato che: «gli artisti esistono a prescindere delle correnti artistiche o dei movimenti culturali. Per facilità divulgativa e commerciale, quando son potenti, vengono inseriti in un contesto preciso: le correnti. Non ho i mezzi per poter dire cosa voglia dire essere considerato visionario, io vivo del mio lavoro, immerso del tutto in esso».

In quel momento, non era così chiara e di facile comprensione l’importanza che il fenomeno stava avendo e avrebbe avuto nell’arte. «Si può percepire l’importanza di un lavoro appena portato a termine, ma anche quello è molto difficile. Spesso i lavori potenti ti accorgi che son tali solo dopo che hanno riposato qualche anno voltati verso il muro. Li riscopri e ti accorgi di quanto siano ben formalizzati. Ma non sta mai all’artista definire se stesso o il proprio operato. Il mare sa di essere profondo? Il significato di un’opera, o di un artista, lo danno sempre gli altri, gli osservatori. Se quell’opera e quell’artista valgono e restano nel tempo, il significato di ciò che rappresentano cambierà sempre in base agli spettatori che si avvicenderanno. Un’opera d’arte non è un film, e nemmeno una foto, prodotti così esatti e finiti. Un quadro, un disegno o una scultura sono molto più liberi. Forse solo l’interattività di un videogame può avvicinarsi al valore di una di queste opere».

Tra le opere più recenti del maestro vi è Pesato, un libro d’artista composto da 24 disegni su pagine di diverso formato curato da Giuseppina Frassino e presentato lo scorso 20 marzo nella Sala Dante dell’Istituto centrale per la grafica. «Avere a che fare con Giuseppina – racconta Enzo Cucchi – è fonte di meraviglia, rispetto e di grande ispirazione. Anche se non amo questa parola – l’ispirazione è una grande leggenda romantica (esistono il metodo e la visione) – lavorare con Giuseppina porta a risultati molto particolari». Il libro-opera è un mutus liber, quindi è per definizione un tomo iniziatico: questo comporta che non sia né di facile lettura, né riconducibile a un’unica interpretazione. Come ogni testo esoterico, Pesato prima di illuminare chi lo sfoglia, lo depista facendogli scegliere percorsi fuorvianti, ma necessari: è una riflessione sul vivere.

«Anche qui l’attenzione e la cultura alchemica di Giuseppina – afferma il maestro – hanno il loro peso. Mutus liber intanto perché non vi sono parole scritte ma solo immagini, cosicché il libro possa arrivare a più persone possibili: liberando un tomo da un linguaggio alfabetico, esso viaggia lontano nel tempo e nello spazio. Il disegno è un segno preciso, a cui si possono applicare molteplici significati e che porta il fruitore a sviluppare un linguaggio interiore, spesso utile a dialogare tra sé e sé. I discorsi interni servono a ricalibrare le sinapsi, a ricollegarsi a qualche radice ritrovata, a comprendersi, a viaggiare da fermi, a cambiare. Modificare il proprio modo di pensare è fondamentale per poi affrontare la realtà esteriore in maniera nuova». 

Il criterio scelto dall’artista per realizzare questo lavoro è quello che utilizza sempre: partire da quello che ha sotto mano: «stavo lavorando a una serie di disegni che hanno questi innesti in legno. Quale miglior modo per trasportare in pubblicazione questa idea se non quello di pesato? Un libro così vale più di una mostra. Un libro del genere arricchisce gli originali di spessore e complessità». Il titolo Pesato è nato grazie a una discussione che Cucchi ha avuto con la Frassino in merito al colophon, che quest’ultima  aveva elegantemente impaginato come una piccola piramide di parole. In quel momento, in maniera totalmente inconsapevole e irrazionale, il termine “pesato” ha illuminato la mente dell’artista.

L’interesse per l’interazione tra arti e discipline diverse ha portato Enzo Cucchi a muoversi in ambiti diversi: ha realizzato mosaici, ceramiche, affreschi, sipari teatrali. «Non so come si sia evoluto il mio percorso artistico so solo che l’evoluzione ha a che fare con il futuro, mentre l’arte è come un verme gigante che si muove in senso inverso al tempo che scorre. Se noi siamo diretti in avanti, l’arte si interseca con noi, ma va nella direzione opposta. Essa viene dal futuro e si butta nel passato, la coda nel futuro e la testa nel passato. E’ un po’ come il concetto di tempo nell’antica Grecia, ribaltato rispetto al nostro: il futuro è dietro, e ci spinge in avanti, il passato l’abbiamo sempre davanti agli occhi, ricordandolo costantemente e tramite l’esperienza ci porta ad agire. Studio sempre tutto ciò che accade e che è accaduto. Ogni artista che si definisce tale, a prescindere dal suo valore, va comunque studiato e rispettato, per carpirne le cose buone, e per capirne gli eventuali punti deboli».

Enzo Cucchi non smette mai di studiare ciò che è accaduto e ciò che accade a livello artistico e non solo. Ad oggi si inserisce nel contesto in maniera stagionale «come quando si seminano i campi e si fanno i buchi per i piselli o per i finocchi».