Liminal Space di Marina Sersale raccoglie un’antologia di scatti realizzati tra le strade di Roma, sua città natale, e altri luoghi attraversati nel corso degli anni. Le fotografie in bianco e nero alternano paesaggi urbani e marini, ritratti e scene di vita quotidiana. Pubblicato da GOST Books, il volume costruisce un racconto intimo sospeso tra realtà e immaginazione, luce e memoria.
In occasione della presentazione del photobook Liminal Space, la galleria EDDart | Palazzo Taverna ospita un percorso espositivo che si sviluppa a partire da una selezione di immagini monocromatiche tratte dal volume. La mostra, in programma dal 18 giugno al 17 luglio 2026, propone un viaggio visivo essenziale e contemplativo, in cui le fotografie restituiscono frammenti di memoria e tempo sospeso, costruendo un dialogo silenzioso tra realtà e immaginazione per mezzo di un linguaggio sobrio ed evocativo.

«Le immagini mi hanno sempre affascinata: sono cresciuta a Roma, dove la bellezza è parte della normalità, e da qui nasce la mia passione per la fotografia. Questo lavoro esplora la soglia tra realtà e percezione: mi attraggono i momenti in cui il familiare si fa incerto, quando il confine tra il visibile e l’immaginato si dissolve, lasciando emergere un fugace senso di intimità tra me e i miei soggetti», racconta Marina Sersale ripercorrendo le immagini che compongono Liminal Space.

Marina Sersale, dalla regia alla fotografia: uno sguardo sul quotidiano
Nata e cresciuta a Roma, Marina Sersale ha sviluppato nel tempo una pratica artistica che intreccia immagini, narrazione e sensibilità visiva. Dopo un percorso come regista di documentari e la fondazione del marchio di profumeria artistica Eau d’Italie Le Sirenuse insieme al marito Sebastián Alvarez Murena, è tornata alla fotografia nel 2012. Da allora ha costruito una ricerca caratterizzata da una forte attenzione al dettaglio e alla dimensione evocativa dell’immagine. Il suo lavoro è stato presentato per la prima volta nel 2015 alla mostra collettiva Chance Encounters presso la N.6 Gallery di Teheran, per poi essere esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.
La sua pratica fotografica si configura come un’indagine meditativa sulla realtà di ogni giorno, in cui ogni scatto diventa uno strumento di osservazione e relazione, capace di trasformare l’ordinario in una profonda esperienza percettiva. Roma, Positano, Venezia e New York diventano scenari sospesi, in cui la luce e l’ombra dialogano immobilizzando il tempo in uno spazio liminale abitato da figure in transito, in una dimensione che sembra trascendere il reale.



