Sgarbi alla conferenza stampa di Roma Arte in Nuvola: «Basta criminalizzare i collezionisti»

La puntata di Report sulla collezione Agnelli è al centro discorso di Sgarbi che ribadisce l'importanza della circolazione delle opere

Era piuttosto prevedibile che Vittorio Sgarbi alla prima occasione che gli si fosse presentata avrebbe tirato fuori la puntata di Report del 15 ottobre incentrata sulla Collezione Agnelli. E l’occasione gli è stata servita su un piatto d’argento alla conferenza stampa di presentazione della terza edizione di Roma Arte in Nuvola, alla quale è intervenuto al posto del Segretario Generale del Ministero della Cultura Mario Turetta, bloccato per altri impegni a Torino.

«La criminalizzazione della famiglia Agnelli è un atto contro il collezionismo e contro l’arte», ha affermato in chiusura degli interventi degli altri relatori invitati all’appuntamento alla Camera di Commercio di Roma il 17 ottobre. Al centro del suo discorso proprio la figura del collezionista, un tema caro a Sgarbi e da tempo oggetto di dibattito in Italia e ancora di più con il nuovo governo (ad aprile al MiC si è svolto un confronto degli esperti sulla Circolazione delle opere d’arte in Europa) che molti professionisti del settore considerano gravemente penalizzata dalle leggi attualmente in vigore. «In Francia – aveva già affermato il Sottosegretario Sgarbi ad aprile in quell’occasione – se un’opera interessa allo Stato, lo Stato la compra, non la tiene in ostaggio. Se non c’è un mercato un’opera non esiste, e chi la fa esistere deve essere premiato, non punito. E perché un’opera deve essere libera solo se vale meno di 13.500 euro? Chi ha detto che se costa più di 13.500 euro diventa importante per il patrimonio nazionale? Importante è invece che ci sia qualcuno che capisca quando una cosa è degna davvero di interesse e quando no».

E proprio cavalcando l’onda del dibattito sollevato da Report sulla questione Agnelli, ovvero sulla sparizione di alcune opere della collezione dell’Avvocato torinese – puntata nella quale lo stesso Sgarbi era stato intervistato – che il Sottosegretario torna alla riscossa sul tema sottolineando l’importanza di favorire le dinamiche del collezionismo italiano sul piano internazionale per garantire una maggiore mobilità delle opere anche fuori dai confini del nostro Paese.

«Nel commercio il privato viene sempre più spesso indicato come il colpevole. Questo a Londra o negli Stati Uniti non succede. La questione delle collezioni vincolate è una violenza contro il mercato: le opere italiane devono avere un mercato globale perché l’opera dei grandi artisti è fatta per il mondo. Come prima c’erano i committenti oggi ci sono i privati, è un dato di fatto».

Per avvalorare il suo discorso Sgarbi si scaglia contro lo storico dell’arte Tomaso Montanari, citandolo in riferimento sia a una vicenda risalente al 2018 che interessava la vendita di un quadro di Alberto Burri di proprietà di Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onoraria del Fai – Fondo Ambiente Italiano battuto all’asta da Phillip’s a New York. “Com’è possibile – si chiedeva allora Montanari – che un simile capolavoro abbia varcato i confini patria senza che il ministero per i Beni culturali abbia mosso un dito?”. E così pure in relazione alla più recente puntata di Report nella quale Montanari ha ribadito l’importanza del ruolo del Ministero nel dichiarare una collezione di particolare interesse per il Paese.

«Siamo in uno Stato stalinista per quanto riguarda questa materia – afferma contrariato Sgarbi – Prendiamo per esempio il caso di un Balthus che faceva parte delle opere proprietà di Agnelli. Balthus è un artista internazionale, francese e, secondo Montanari, Agnelli non avrebbe potuto portarlo a Parigi. Ma perché? In base a cosa quell’opera contemporanea, comprata da Agnelli nel 65/70 deve essere tutelata dal Ministero? Chi lo decide?».

Cita inoltre Sgarbi un’altra vicenda che ha visto qualche tempo fa Mario Schifano al centro di una vendita poi immediatamente bloccata: «Sa Sotheby’s a Milano un dipinto di Schifano, dotato di una scheda perfetta e proprietà dell’illustre studioso Masolino d’Amico, è stato venduto a un milione di euro a un collezionista americano. Poco dopo un funzionario della Soprintendenza lo ha notificato con una scheda copiata dal catalogo, annullando la vendita. Non si può più vendere un quadro del ’62, più giovane di me? nessuno lo notifica e poi viene vincolato dopo la vendita. Che senso ha? Quel vincolo è terrorismo».

E così, tornando alla puntata di Report, spiega di aver visionato attentamente la lista di opere misteriosamente scomparse che i giornalisti della trasmissione sono riusciti a procurarsi e a sottoporre nella puntata al Sottosegretario per avere risposte sul perché non risultino notificate dal Ministero e, anzi, addirittura delle quali non vi sono tracce nei registri pubblici.

«La lista di Report è piena di nomi importanti tipo Mark Rothko, De Chirico che Margherita Agnelli avrebbe tranquillamente potuto portare oltre i confini perché appartengono al mondo e non all’Italia».

Vittorio Sgarbi anticipa inoltre una lettera che sta scrivendo da sottoporre alla famiglia Agnelli: «Ho detto alla famiglia Agnelli di rispondere sulla questione soltanto in merito alle opere di Giacomo Balla e di De Chirico, tutto il resto è fuffa». E conclude così: «Siamo qui a celebrare un funerale non una fiera perché chi compra è colpevole di aver comprato. Tutti i collezionisti collezionano in realtà una colpa quando invece i beni sottratti al popolo sono quelli dello Stato che non vengono esposti e non quelli acquistati dai collezionisti».