Nel mondo della tutela del patrimonio artistico, a volte basta una sola cifra per cambiare il destino di un’opera. È quanto accaduto alla Madonna col Bambino attribuita al cosiddetto Maestro del 1302, autore attivo nell’area parmense e legato alla decorazione del Battistero di Parma. Un errore di lettura ha infatti portato il Ministero della Cultura a considerare il dipinto un’opera ottocentesca di scarso interesse, autorizzandone l’esportazione verso la Svizzera. La vicenda prende avvio nel 2020, quando una società con sede a Lugano presenta richiesta per ottenere l’attestato di libera circolazione dell’opera. Sul retro della tavola compare un’iscrizione interpretata come “1850”, elemento che contribuisce a far ritenere il dipinto un manufatto devozionale del XIX secolo, attribuito ad Alfonso Martorelli Fiori e valutato circa 38mila euro. I tecnici ministeriali non individuano particolari elementi di pregio e concedono il nulla osta all’esportazione.
La situazione cambia radicalmente due anni dopo. Durante un restauro eseguito in Svizzera emergono dettagli che consentono una nuova lettura dell’iscrizione e una diversa attribuzione storico-artistica. Quella data non sarebbe stata “1850”, bensì “1350”. Il dipinto viene così riconosciuto come un’importante testimonianza della pittura medievale italiana e il suo valore economico schizza oltre il mezzo milione di euro. Christie’s lo inserisce infatti tra gli Old Masters con una stima compresa tra 400mila e 500mila sterline. A quel punto il Ministero tenta di bloccare l’operazione e annulla in autotutela il precedente attestato di libera circolazione. Ma l’intervento arriva troppo tardi. La società svizzera ricorre ai giudici amministrativi e ottiene ragione prima dal Tar del Lazio e successivamente dal Consiglio di Stato. Secondo i giudici, il termine massimo previsto per revocare un’autorizzazione di questo tipo era ormai scaduto. L’atto del Ministero è stato quindi considerato tardivo e inefficace.
La sentenza chiude definitivamente una vicenda che solleva interrogativi sulla capacità delle istituzioni di riconoscere e proteggere opere ancora poco studiate o prive di una documentazione consolidata. Al centro della storia non c’è soltanto un errore materiale, ma l’intero sistema di valutazione e catalogazione che accompagna la circolazione delle opere d’arte. Il caso della Madonna col Bambino dimostra quanto la tutela del patrimonio dipenda non solo da restauri e vincoli, ma anche dalla precisione delle attribuzioni, dalla qualità delle perizie e dall’efficienza delle procedure amministrative. Perché, come mostra questa vicenda, tra un’opera da 38mila euro e un capolavoro da oltre mezzo milione può esserci soltanto la corretta lettura di un numero.



