Incontri in Triennale, una conversazione con Emilio Isgrò e Michelangelo Pistoletto

Il 6 ottobre la Triennale di Milano ripercorre la carriera dei due maestri in una conversazione moderata da Bruno Corà

Previsto per il 6 ottobre, l’incontro alla Triennale Milano con Emilio Isgrò e Michelangelo Pistoletto si prefigura come un momento unico. La statura dei due artisti nel panorama dell’arte contemporanea è indiscutibile: i passaggi delle loro carriere, che nell’occasione verranno ripercorse, hanno fatto scuola. Perciò, la conversazione in Triennale, moderata da Bruno Corà, metterà a confronto due personalità di spicco e le relative visioni artistiche.

Due poetiche diverse, quelle di Emilio Isgrò e Michelangelo Pistoletto, e che hanno generato tendenze differenti. Isgrò, di recente raccontato dal documentario Emilio Isgrò – Come cancellare l’inutile diretto da Guido Talarico, è noto per l’appunto per le sue celebri cancellature. Sfruttata come strumento, la cancellatura per Isgrò è tutt’altro che distruttiva, ma è un elemento che nella soppressione del superfluo fa emergere ciò che conta. Uno svelamento quindi, secondo un procedimento che Isgrò inaugura nel 1964 e che contraddistinguerà tutta la sua carriera, legandolo in modo indissolubile a questo mezzo. Non a caso, l’artista ha vinto una causa contro Roger Waters dei Pink Floyd, che aveva utilizzato la cancellatura nella copertina di un LP.

La cancellatura rivela sì ciò che conta, come nella sua opera Venti voci per la Treccani e dieci virgole per il mondo (2019), ora esposta presso il nuovo Spazio Treccani Arte, ma è anche uno strumento che lascia una traccia evidente delle parole soppresse. Ne è un esempio Colui che sono (2020), ovvero la cancellatura delle leggi razziali. Emilio Isgrò rinnova sotto questa luce la sua presenza in Triennale, dove è stato protagonista nel 2015 della mostra Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana, mentre nel 2017 della giornata Fondamenta per un’arte civile, che prevedeva la presentazione del libro Autocurriculum (Sellerio), l’inaugurazione della mostra I multipli secondo Isgrò, in collaborazione con Editalia, e la collocazione dell’opera di Isgrò Seme dell’Altissimo, collocata in via definitiva negli spazi adiacenti a Triennale Milano.

In una direzione diversa, la carriera e la poetica di Pistoletto, assoluto protagonista dell’arte povera. Dopo le prime sperimentazioni dei Quadri specchianti e dei Plexiglass, Pistoletto si muove tra strumenti e visioni che saranno centrali nella definizione del movimento artistico, in particolare realizzando Oggetti in meno e le tre Venere degli stracci nel corso degli anni sessanta. E ciò contribuisce alla definizione di un’arte in polemica con quella tradizionale, contraddistinta dalla scelta di materiali poveri, come gli stracci, e da una dimensione performativa. Gli approdi della rotta tracciata da Pistoletto sono stati molti, sia nell’influenza esercitata sulle proprietà del movimento stesso dell’arte povera che nel suo stesso percorso di artista. Un altro snodo centrale nella sua carriera è stato Il Terzo Paradiso, il cui simbolo è la rielaborazione di quello matematico dell’infinito e che consiste in una terza fase dell’umanità, una civiltà planetaria il cui equilibrio prevede un’interazione tra artificio e natura. Tra le mostre organizzate in tutto il mondo, anche Michelangelo Pistoletto non è nuovo alla Triennale di Milano. Quest’anno il suo lavoro è stato infatti presentato nella mostra Reversing the Eye. Fotografia, film e video negli anni dell’arte povera.

Attorno ai due percorsi, molto diversi tra loro, ruoterà la conversazione che Bruno Corà, storico e critico d’arte, intratterrà con Emilio Isgrò e Michelangelo Pistoletto il 6 ottobre alle ore 17.30 presso la Triennale di Milano.

info: triennale.org