In arrivo a Milano la prima retrospettiva italiana postuma di James Lee Byars

L'autunno di Pirelli HangarBicocca inizia con una delle figure più enigmatiche dell'arte contemporanea: il mistico James Lee Byars

Ha influenzato un’intera generazione di artisti nell’ambito dell’arte concettuale e performativa, veniva da Detroit e ha rappresentato una delle figure più enigmatiche e mitiche dell’arte contemporanea del XX secolo. L’opera di James Lee Byars, scomparso nel 1997, torna in Italia, per la prima retrospettiva dopo la sua scomparsa, da Pirelli HangarBicocca. Dal 12 ottobre 2023 al 18 febbraio 2024, l’esposizione è un percorso attraverso il suo stratificato lavoro che si è sviluppato come una esplorazione continua dei significati più profondi dell’esistente, ai confini tra misticismo e minimalismo, spiritualità e corporalità. 

La mostra a cura di Vicente Todolí e organizzata in collaborazione con il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid verrà anche presentata dal 25 aprile al 1 settembre 2024 al Palacio de Velázquez. Nelle navate di Pirelli HangarBicocca una vasta selezione di opere scultoree e installazioni monumentali, realizzate dal 1974 al 1997 e provenienti da collezioni museali internazionali, alcune raramente esposte e presentate in Italia per la prima volta, offre al pubblico l’opportunità di ammirare il lavoro di un artista che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte attraverso l’elaborazione di uno stratificato linguaggio visivo e performativo in grado di cogliere i limiti della conoscenza e sovvertirne le logiche. 

Con una formazione che spazia dall’arte alla psicologia e alla filosofia, Byars è da sempre affascinato dalla cultura giapponese, che per tutta la sua vita ne ha inciso sulla pratica artistica. Dalla fine degli anni Cinquanta e per tutti gli anni Sessanta vive infatti tra il Giappone e gli Stati Uniti. Successivamente l’artista abita e lavora in modo nomade, spostandosi tra diversi luoghi e città, tra cui New York, Venezia, Berna, Santa Fe e la California. Nella sua arte associa motivi e simboli dei costumi e della civiltà orientale, come elementi del teatro Nô e del buddismo Zen, alla sua profonda conoscenza dell’arte e della filosofia occidentale, offrendo una visione unica e personale della realtà e delle sue componenti fisiche e spirituali. Attraverso l’uso di media differenti, come l’installazione, la scultura, la performance, il disegno e la parola, infatti, l’artista ha dato vita a una riflessione mistico-estetica sui concetti di perfezione e ciclicità, sulla figura umana – sulla sua rappresentazione e smaterializzazione –, spesso attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico in azioni temporanee o in interventi su larga scala. Centrale nel suo lavoro è il rapporto con il pubblico, che viene chiamato a confrontarsi con l’artista stesso e a rispondere a domande che egli pone in maniera diretta e indiretta con le sue opere. In Italia, oltre a uno stretto rapporto con Venezia – dove ha vissuto e lavorato negli anni Ottanta, dopo aver realizzato la celebre performance in Piazza San Marco The Holy Ghost nel 1975 –, James Lee Byars è invitato nel 1989 dal Castello di Rivoli a realizzare una retrospettiva. 

«Concepiamo sempre retrospettive site-specific che dialogano con l’architettura di Pirelli HangarBicocca – ha detto il curatore Todolì – Nella sua pratica James Lee Byars era solito adattare il suo corpus di opere allo spazio in cui veniva esposto, creando così una mostra che fosse essa stessa un’installazione complessiva. Pertanto, la nostra selezione di opere interagisce con l’ambiente ex industriale delle Navate, sfidandoci a interpretare lo spazio secondo l’approccio concettuale dell’artista».

Dopo oltre trent’anni, Pirelli HangarBicocca dedica una mostra istituzionale alle opere di grandi dimensioni di Byars in cui vengono combinati armoniosamente materiali preziosi e ricercati, come marmo, velluto, seta, foglia d’oro e cristallo, a geometrie minimali e archetipe, come sfere prismi e pilastri, e a oggetti baroccheggianti in un gioco di rimandi simbolici ed estetici tra forma e contenuto. A partire dai molteplici significati allegorici e formali della materia, la mostra si sofferma sulle tematiche che hanno attraversato la sua pratica come la ricerca della perfezione, il dubbio come approccio all’esistenza e la finitudine dell’essere umano, invitando i visitatori a riflettere sulle potenzialità alchemiche dell’arte nel plasmare la realtà. Molte delle installazioni sono state concepite da James Lee Byars per essere attivate in maniera performativa da lui stesso. Dalla sua scomparsa, questo aspetto chiede di interrogarsi sulla presenza-assenza dell’artista, che nel corso della sua vita ha incentrato la sua pratica sulla sua persona e raffigurazione attraverso azioni, gesti, rituali e indossando abiti caratterizzati dal legame visivo e simbolico con le opere. La mostra di Pirelli HangarBicocca nasce anche dalla stretta relazione instaurata tra Vicente Todolí e James Lee Byars, al quale il curatore ha dedicato due mostre personali all’IVAM Centre del Carme di Valencia nel 1994 e al Museu Serralves di Porto nel 1997, dei quali in passato è stato anche direttore. 

In concomitanza con la retrospettiva sarà realizzato un catalogo monografico, con uscita prevista a novembre 2023 e pubblicato da Marsilio Editori. Il volume includerà un testo dello storico dell’arte e curatore del DIA Art Foundation, New York, Jordan Carter, un saggio della storica dell’arte Sakagami Shinobu, un testo della Alexandra Munroe, storica dell’arte e Senior Curator al Solomon R.Guggenheim Museum e un’introduzione del curatore della mostra Vicente Todolí.

James Lee Byars
a cura di Vicente Todolí
in collaborazione con Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid 
11 ottobre 2023 – 18 febbraio 2024 

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