Palazzo Grassi presenta i tesori fotografici degli archivi Condé Nast

Oltre 400 scatti, realizzati tra il 1910 e il 1979, ordinati cronologicamente per decadi. La prima rassegna mondiale dedicata all'archivio del gruppo editoriale

Palazzo Grassi ha presentato la sua ultima esposizione Chronorama, tesori fotografici del 20° secolo a cura di Matthieu Humery. 407 opere realizzate tra il 1910 e il 1979, ordinate cronologicamente per decadi, che mostrano donne, uomini, momenti storici, vita quotidiana, sogni e drammi. La mostra, attiva fino al 7 gennaio 2024, é la prima rassegna mondiale dedicata alle recenti acquisizioni della Pinault Collection. Queste eccezionali immagini, scatti unici, frammenti di un passato che non può essere dimenticato, provengono da un patrimonio straordinario, quello degli archivi Condé Nast, uno dei più grandi gruppi editoriali internazionali che riunisce oggi 25 testate, tra cui le più emblematiche e storiche come “Vogue”, “Vanity Fair”, “House &Garden”, “Mademoiselle” e “The New Yorker”. Una storia più unica che rara iniziata nel 1909, quando il giovane e ambizioso editore Condé Montrose Nast acquistò un settimanale dalla modesta tiratura intitolato “Vogue”, fondato nel 1892 e semi-abbandonato dopo la morte del suo creatore, Arthur Baldwin Turnure. In seguito la rivista divenne una pubblicazione rivolta a una clientela ex-grege crescendo fino ad arrivare ad essere la rivista di moda più famosa e influente del mondo. “Vanity Fair” si focalizza sull’attualità, pubblicando notizie d’interesse culturale, politico e artistico, mentre “House & Garden” è un punto di riferimento per design e lifestyle.

© Condé NastInstallation view, CHRONORAMA. Photographic Treasures of the 20th Century at Palazzo Grassi, Pinault Collection, 2023. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi 

Oggi gli scatti fotografici, fuori dal contesto editoriale, sono esposti per raccontaci un viaggio senza confini nel mondo dei rotocalchi dove arte, fantasia e avanguardia hanno dato vita a nuove mode, tendenze e veri e propri miti. Immagini filtrate dalla lente di oltre 150 fotografi e artisti, dai più illustri, come Adolf de Meyer, Margaret Bourke-White, Edward Steichen, George Hoyningen-Huene, Horst P. Horst, Lee Miller, Diane Arbus, Irving Penn, Cecil Beaton o Helmut Newton, ad altri sconosciuti al grande pubblico. Ai ritratti delle icone dello spettacolo e delle grandi personalità del secolo si mescolano fotografie di moda, fotoreportage, scatti di architettura, nature morte e saggi di fotografia documentaristica. All’interno di questo mosaico visivo, alcuni capolavori dell’arte fotografica si affiancano a immagini inedite, mai pubblicate prima d’ora. Questi tesori su carta patinata incarnano una certa visione della storia rappresentativa di un’élite culturale e finanziaria occidentale.
«Ridestandoci da un sogno bizzarro – sottolinea il curatore Humery – con la sensazione di aver attraversato il tempo, nello spazio di una notte o di un singolo istante, dopo aver visto e vissuto un’avventura epica, spaziando in epoche diverse, ci troviamo faccia a faccia con questo immenso flusso di immagini, una visione caleidoscopica di un viaggio in tempi ora mai passati. Questa é la sensazione che trasmette Chromorama». Un vero excursus che sottolinea un forte passaggio storico, dal declino dell’illustrazione a favore della fotografia è anche una storia dell’evoluzione estetica attraverso i decenni. Infatti, che si tratti di cambiamenti di gusto in materia di abbigliamento, architettura o arredamento o di vere e proprie rivoluzioni artistiche, tutte queste mutazioni permeano le opere presentate.

Il cubismo contagia gli abiti e il vestiario mondano europeo, il Neoclassicismo del primo dopoguerra trapela dalle silhouette femminili nuovamente fasciate da corsetti, l’Art déco si declina in ogni forma, specialmente nell’architettura delle grandi capitali, mentre foulard variopinti e minigonne diventano espressione della liberazione sessuale di fine anni sessanta. Grazie a questa mostra si comprende che la fotografia non è un semplice processo di riproduzione del reale, ma una vera magia che cattura, esprime e trasforma il reale. Recuperare questi scatti dagli archivi significa aggiungere un capitolo alla loro e alla nostra storia e consentire alle generazioni più giovani di conoscere questo mezzo nella sua materialità come oggetto estetico e strumento di narrazione e di comunicazione. «Genio e coraggio: le parole che evocano, per me, queste fotografie – dice Anna Wintour, chief content officer di Condé Nast – una selezione che é anche una lezione di storia. La parola “genio” mi sovviene perché ci troviamo, di fatto, di fronte alle opere di alcuni dei più grandi fotografi dei nostri tempi. Ma penso anche al “coraggio” perché si tratta pur sempre di fotografie di riviste, commissionate dei direttori e pubblicate per un pubblico tanto vasto quanto variegato. Basti pensare a “Story of Ohhh…” la discussa serie di Newton del 1975, così sessualmente esplicita che i lettori di Vogue rimasero basiti. Ogni fotografia é dunque un atto giornalistico: questa persona é rappresentativa dei nostri tempi, questi abiti descrivono l’epoca in cui viviamo, questo edifico o questo oggetto spiega la nostra era».

Contestualmente alla mostra, la Pinault Collection, ha voluto aprire un’altra prospettiva, proponendo a 4 artisti contemporanei di posare il loro sguardo su queste opere del 20° secolo. Redux significa chi porta, restaura, fa vivere. È la missione data a questi giovani artisti che, attraverso il loro lavoro tra pittura, scultura, performance e fotografia, riportano queste opere all’oggi con un nuovo significato e una nuova vita. Per Chronorama Redux, Tarrah Krajnak, Daniel Spivakov, Giulia Andreani ed Eric N. Mack hanno lavorato con la formula “carte blanche” per interpretare a loro modo l’eredità di questi archivi; una lavoro sostenuto da Saint Laurent e Anthony Vaccarello. Tarrah Krajnak peruviana del 1979, vive e lavora in Oregon, con la fotografia evidenzia come questo mezzo comunicativo sia uno strumento per testimoniare prima e registrare dopo. Daniel Spivakov cittadino dell’Oklahoma ma nato in Ucraina a Kiev nel 1996, introduce la fotografia sulla sua tela come un supporto simbolico all’esplosione cromatica che fa scaturire dalla pittura. La veneziana Giulia Andreani, classe 1985, trasferita a Parigi, per lei l’immagine e i ritratti sono una fonte d’ispirazione per progettare i suoi affreschi popolati da personaggi che estrae da vecchi album di famiglia o archivi fotografici. Infine, con riferimenti più vicini alla moda, Eric N. Mack, nato nel 1987 in Maryland, Columbia, prende in prestito immagini che raccoglie dalle pagine delle riviste e le integra con le sue sculture tessili.

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