Lady Tarin, il suo reportage dell’opening della Biennale, fatto con con lo smartphone, diventa una mostra

Venezia

Lo sguardo dell’artista è sempre sorprendente: pur guardando le stesse cose che vedono gli altri, che magari provano anche a immortalarle con lo smartphone, riesce a carpire dettagli che agli altri sfuggono. E sono proprio quei dettagli a raccontare emozioni, sensazioni, atmosfere, pensieri oppure delle storie sintetizzate nel tempo di uno scatto. Guardando la mostra Art Tales di Lady Tarin nella project room della galleria Marignana Arte di Venezia ci si accorge proprio di questo. La mostra inaugura lunedì 9 maggio ed è un tuffo nei giorni dell’opening della prima Biennale post-Covid. Una Biennale che passerà alla storia. E Lady Tarin ha spiegato quei giorni con la delicatezza e la profondità tipici della sua ricerca fotografica. Solo la tecnica è cambiata, perché lo strumento utilizzato è proprio lo smartphone. Non uno qualunque, in realtà, perché è Xiaomi 12 Pro, capace di realizzare foto e video di altissima qualità.

Il connubio tra l’artista e l’azienda è uno dei concept di questo progetto. Perché Xiaomi, sponsor del Padiglione Italia della Biennale, ha scelto, ancora una volta (la prima era stata ad Artissima 2021) di affidare la spiegazione di una sua conquista tecnologica all’espressività e alla creatività dell’arte contemporanea.


E cosa hanno fatto? Hanno messo nelle mani di Lady Tarin il nuovo smartphone e le hanno chiesto di usarlo nei giorni del vernissage della Biennale. Il risultato sono fotografie in giro per le calli e le piazze della città catturando l’atmosfera di quei momenti. Quello che emerge è il dinamismo di quei giorni e di quelle notti. I contrasti, l’eterogeneità, l’affanno, la stanchezza, l’eleganza, la sorpresa, l’euforia, l’aspetto glam ma anche la normalità e la semplicità. Un diario-reportage, insomma, ma realizzato in modo tale da far sentire l’osservatore dentro la scena, proprio grazie alla particolarità dello strumento utilizzato, che riduce la distanza concettuale.

«Confrontarmi per la prima volta con un nuovo mezzo espressivo, è stata una sfida affascinante. Sono rimasta stupita dalle potenzialità, che associate ad uno sguardo artistico possono contribuire a realizzare qualcosa di sorprendente. Questo lavoro ha uno spirito reportistico che cattura le dinamiche umane nel rapporto tra luoghi e arte» racconta Lady Tarin. 

«Con la nuova Xiaomi 12 Series avevamo un obiettivo molto chiaro, ovvero dimostrare come uno smartphone fosse in grado di realizzare foto e video di elevatissima qualità – aggiunge Davide Lunardelli, Head of Marketing di Xiaomi Italia -. I risultati hanno superato ogni aspettativa, come dimostra il lavoro di Lady Tarin, che ha accolto la nostra proposta di scattare esclusivamente in digitale utilizzando Xiaomi 12 Pro. Un ulteriore esempio di come il connubio arte visiva e tecnologia possa essere sempre più motore propulsivo di progetti culturali e impattanti per il grande pubblico».

La mostra si compone di tre blocchi, il concept è sempre lo stesso ma a cambiare è la riproduzione: il primo blocco è stampato in alta definizione in formato A4. Il secondo in formato simil-polaroid, molto interessante, dove emerge chiaramente l’idea del racconto per immagini, e un terzo, presentato su Xiaomi Pad.
Se questa Biennale passerà agli annali come la prima di un frangente storico e sociale molto complesso, caratterizzato dalla post-pandemia e dal conflitto europeo, con tutte le conseguenze e le limitazioni che ne derivano, questa mostra ha il merito di metterla in archivio. Di conservarla nella libreria della memoria per riconsegnarla ai posteri come un raffinato punto di vista su un contesto molto particolare che stiamo vivendo.

L’ARTISTA
Lady Tarin nata a Rimini, si laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna per poi trasferirsi a Milano, dove oggi vive e lavora. Inizia a fotografare per il mondo della moda mentre, dal 2008, intraprende un itinerario artistico che la conduce a realizzare opere fotografiche dedicate al mondo femminile, esaltandone la più intima essenza. Da quel momento, prende avvio quella ricerca personale al cui centro si situa l’idea di identificazione tra artista e soggetto che la conduce a rivelare la componente sensuale e psicologica delle donne ritratte.