I pesi massimi del mercato dell’arte stanno dando un messaggio chiaro di insicurezza nei confronti del capitale russo. Sia Sotheby’s sia Christie’s sia Bonhams hanno comunicato la cancellazione delle aste in programma dedicate all’arte russa. Tradizionalmente, molti di questi appuntamenti si presentano come i più redditizi, in particolare, le aste londinesi programmate per l’inizio della stagione estiva. Il motivo pricipale? La particolare affluenza tra il pubblico di quest’ultime di collezionisti russi. Le aste d’arte russa a Londra sono infatti molto popolari anche tra i collezionisti provenienti dai paesi limitrofi alla Russia che hanno sviluppato nel tempo il proprio gusto per l’arte, investendo inoltre su ambiziosi progetti all’interno di musei privati.
La forte preoccupazione nasce dall’insicurezza nei confronti dei magnati di mosca e delle grandi altre città russe che in queste ore sono soggette a forti ripercussioni di natura fiscale. Dopo la stretta delle casse introdotta dall’Europa, gli Stati Uniti e il Regno Unito anche le case d’asta cominciano a dimostrarsi sospettose dei capitali a cui i collezionisti russi possono ancora fare riferimento.

«La vendita di arte russa contemporanea e del dopoguerra per un solo proprietario ha raggiunto quasi 6 milioni di sterline, riaffermando la posizione di leader di Sotheby’s in questo segmento di mercato» così parla la casa d’aste britannica che pur riconoscendo i grandi margini di guadagno derivanti dalle aste d’arte russa scelgono di evitare di correre rischi.
Un altro importante colpo sferrato ai magnati russi che si vedono sempre più isolati. A poche ore dall’annullamento delle aste da parte di Sotheby’s, Bonhams e Christie’s hanno seguito l’esempio. “Abbiamo preso la decisione – comunica un portavoce della casa d’aste Christie’s a The Art Newspaper – di cancellare le nostre vendite russe di giugno”.
Il mondo dell’arte continua a essere specchio riflettente delle dinamiche geopolitiche e economiche che stanno caratterizzando le ultime settimane. La notizia della cancellazione delle aste è sintomo di una radicale insicurezza che sta sempre più congelando i rapporti tra Russia e Occidente. Nonostante i lievi tentativi di dialogo che sono stati lanciati dopo la comunicazione dell’allentamento dei ritiri delle opere provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, ancora non si trovano altri segnali di distensione.


