Emanuele Brutti

Documenti visivi di un’era sfocata, tracce per orientarsi nell’isolamento

DA INSIDEART 121

Documenti visivi di un’era sfocata, tracce per orientarsi nell’isolamento

Il fotografo Emanuele Brutti immortala durante il primo feroce lockdown gli intimi istanti di presenza umana attraverso il suo sguardo. Le immagini diventano tracce da seguire per riconoscere se stessi in un segno visivo incerto ma rassicurante.

Traces è il progetto fotografico di Emanuele Brutti in cui il linguaggio visivo si scompone in segni, tracce appunto, colte dall’occhio del fotografo e lasciate da presenze offuscate che come impronte si riconoscono e divengono simboli della propria condizione, veicolo di conoscenza di se stessi e dell’altro. «Sentivo il bisogno – racconta Emanuele Brutti – di fare qualcosa e ho iniziato a guardarmi intorno. Cercavo delle similitudini, dei segni per orientarmi in quello che stavo vivendo. Guardando le altre persone, cercavo di vedere cosa pensavano, cosa facevano. Cercavo di riconoscere una traccia di orientamento: una sorta di autoterapia».

Emanuele Brutti
Visual documents of a blurred era, traces to orient oneself in isolation, Courtesy Emanuele Brutti

Emanuele Brutti coglie con lo smartphone le immagini di chi è più vicino a sé, alla ricerca della comprensione dello stato di disagio che empiricamente lo accomuna agli altri ma che concretamente lo allontana dal soggetto fotografato. Il risultato è una serie di scatti fuori fuoco, isolati o composti in sequenza e dai colori saturi, in cui l’immagine è sgranata così come l’ambientazione è surreale e sospesa ma non perde la sua riconoscibilità.

«Lo smartphone – continua Brutti – obiettivamente ci teneva legati nel periodo di lockdown. La non nitidezza della foto rappresentava la stessa incertezza per il futuro che caratterizzava la nostra esistenza». Le fotografie sono ambientazioni vuote, come quadri di Hopper, immagini che simbolizzano a pieno lo sconosciuto, il nascosto; come resti di quell’iceberg sommerso, l’inconscio, da cui emerge in superficie solo la punta, piccola parte del tutto. «Ciascuno – aggiunge l’artista – potrebbe potenzialmente riflettersi in quelle fotografie. Il mio lavoro opera sul livello percettivo, voglio che le cose nascano sotto traccia, cerco un significato che non è palesato».

Emanuele Brutti
Visual documents of a blurred era, traces to orient oneself in isolation, Courtesy Emanuele Brutti

Concettuale, ma con una punta di voyeurismo, Traces ricorda l’iper-visibilità che tutti abbiamo acquisito in quel primo lockdown, osservando spasmodicamente l’altro di fronte al nostro balcone, spiandolo senza farci vedere. Emanuele Brutti, formatosi nell’ambito del foto-giornalismo, vuole documentare con questi scatti la realtà che letteralmente sbiadisce nello squilibrio tra il micro (il mondo intimo di ognuno di noi) e il macro (la situazione di oggettiva reclusione). «Si creava – aggiunge Emanuele Brutti – una sorta di dualismo tra quello che prima eravamo abituati a vedere fuori e quello che stavamo vivevamo intimamente. Anche per questo ho deciso di utilizzare lo smartphone, perché mi obbligava ad avere fotografie in formato piccolo, a mantenere una dimensione raccolta».

L’immedesimazione è diretta: piccole memorie sfocate, dentro le quali si cerca disperatamente una bussola, tracce che diventeranno ricordi stranianti quando finirà la covid-era e guarderemo alle foto- grafie di Traces come immagini disincantate di un periodo a metà tra la realtà e la finzione.

Info: https://bruttiemanuele.com/

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