Una storia a fumetti su Gustav Schröder, il capitano coraggioso che nel 1939 salvò quasi mille ebrei

«Alcuni anni fa, avevo sentito parlare di una nave che durante il nazismo era stata rifiutata da Cuba, costringendo i suoi passeggeri al ritorno in Europa. Un vecchio continente che si preparava alla guerra e dove i nazisti, già da tempo, avevano iniziato a perseguitare gli ebrei. Nel tempo, il pensiero è tornato spesso a quel racconto. Poi, con il lockdown dello scorso anno, ne ho approfittato per leggere e studiare quello che era disponibile sul web. E così ho pensato di scrivere un soggetto e proporlo alla Round Robin editrice. Ad agosto abbiamo iniziato a lavorare con Alessio Lo Manto ed Emanuele Bissattini che ci ha aiutato nella sceneggiatura». Così Sara Dellabella, che ha sceneggiato (con Lo Manto ai disegni) il graphic novel St. Louis, il coraggio di un capitano (102 pagine a colori, 15 euro), storia a fumetti tra fiction e inchiesta giornalistica. Un impegno che ha richiesto ritmi serrati, «considerando che, agli inizi di dicembre, abbiamo consegnato il lavoro finito all’editor. La curiosità è che io e Alessio ci siamo incontrati qualche settimana fa, perché a causa delle restrizioni dovute al Covid non avevamo avuto modo di conoscerci prima. Ma abbiamo collaborato via web e sempre in sintonia», prosegue l’autrice. Ma facciamo un (grande) balzo indietro, per la precisione al 13 maggio del 1939 quando il transatlantico tedesco St. Louis salpa da Amburgo diretto verso Cuba. A bordo ci sono 937 ebrei che scappano dall’atrocità nazista, l’esatto momento prima che al mondo venga rivelato il conflitto più sanguinoso della storia dell’umanità. Al comando di quella nave c’è Gustav Schröder – un comandante tedesco, non ebreo – che disprezza Adolf Hitler e quanto sta facendo sia alla Germania sia all’Europa tutta. Approdata a Cuba, le cose si rivelano più complicate del previsto: gli ebrei, infatti, non possono sbarcare se non dietro una tassa che soltanto 29 di loro saranno in grado di pagare. Di fatto, L’Avana respinge il transatlantico che, in seguito ad altre peripezie, non può riparare neppure negli Stati Uniti dell’allora presidente americano Franklin Delano Roosvelt o in Canada. A Schröder non rimane che fare rientro in Europa, ma non in Germania. Soprattutto, decide di non consegnare la nave agli armatori senza prima aver ricevuto le garanzie per i propri passeggeri. Così la nave arriva nella città di Anversa e tutti sbarcano fiduciosi nelle nazioni ospitanti di Belgio, Olanda, Gran Bretagna e Francia. Ma la Germania nazista si appresta ad invadere l’Europa, con un epilogo devastante anche per tanti di quei passeggeri. Con St. Louis, il coraggio di un capitano il fumetto incontra la memoria. Quanto è stata complesso portare avanti un binomio del genere?

«La memoria è qualcosa di delicato – replica Dellabella – si rischia sempre di essere inopportuni o di andare a urtare la sensibilità di chi quella storia l’ha vissuta sulla propria pelle. È stato questo il timore più grande durante la scrittura, per cui abbiamo deciso di tenere solo il nome del capitano Gustav Schröder e inventare i nomi degli altri personaggi della vicenda». E se un graphic novel, per sua stessa natura, costringe ad un lavoro di sintesi estrema, «Alessio è stato molto bravo a cogliere anche l’aspetto giornalistico della storia, inserendo dettagli tratti dalle immagini reali che sono a disposizione: dagli avvisi ai titoli di giornali alle rappresentazioni della St. Louis. Dunque, non è stato soltanto abile in termini di disegno ma anche di ricerca». Per quanto riguarda il lavoro a quattro mani con Lo Manto, Dellabella precisa: «In alcuni casi gli ho chiesto di inserire dei dettagli nel disegno, oppure di riprodurre alcuni documenti originali che erano essenziali alla narrazione. Altri è stato lui stesso, attraverso ricerche mirate, a rendersi promotore della scrittura di alcune tavole in un certo modo». Considerato il “taglio” del racconto – e il medium che lo veicola – St. Louis potrebbe essere una lettura destinata ai giovanissimi, magari proprio a scuola? «Certamente – replica la sceneggiatrice –, il nostro graphic novel ha già “incontrato” un migliaio di studenti, grazie anche alla collaborazione di alcuni partner che si occupano di progetti scolastici. E ancora, per merito della collaborazione con la fondazione museo della Shoah di Roma e dei suoi storici, St. Louis, il coraggio di un capitano è diventato uno strumento utile per capire cosa è avvenuto in Europa pochi mesi prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, ma anche rivelatore di quanto gli altri stati del mondo siano stati complici dello sterminio degli ebrei. Ciò nonostante, mi sentirei di consigliare il volume a tutti, adulti compresi».

Info: https://www.roundrobineditrice.it