Ultimora

Jonathan Vivacqua racconta il suo lockdown nella mostra alla White Noise gallery

La White Noise gallery il 24 ottobre inaugura la personale di Jonathan Vivacqua, l’artista comasco che ha sviluppato il suo progetto espositivo ispirandosi al recente lockdown. La storia recente ha costretto ciascuno di noi a ripensare al proprio ruolo all’interno della società. Un’assunzione di responsabilità inattesa, sette miliardi e mezzo di persone uscite contemporaneamente da una sorta di seconda adolescenza collettiva. In questo contesto abbiamo assistito alle conseguenze del più estremo relativismo culturale ed etico: le bolle sono scoppiate, in molti sistemi nazionalisti ha prevalso la salute economica su quella pubblica, i muri sono caduti svelandone altri, più alti e più robusti. Tutti noi abbiamo riempito quei giorni come potevamo. Mentre galleggiavamo incerti in un immobilismo colmo di preoccupazione – a tratti liberatorio per la sua ineluttabilità – le falle dei meccanismi produttivi erano invece in ottima forma. È un racconto di straordinarie conquiste quello che va dal sistema agricolo alla rivoluzione digitale, che nel suo rapido incedere ha raggiunto traguardi inimmaginabili, lasciando però spesso l’incombenza di rinsaldare i principi dell’umanesimo alle pagine di storia e non al futuro. Ed è così che nel momento di maggior progresso, confortati da una routine su scala mondiale (come se un’ipotetica forbice dall’eventualità migliore alla peggiore fosse universalmente conosciuta, accettata e inamovibile) ci siamo accorti di essere impreparati e incastrati in un modello socio-economico che eravamo pronti ad abbandonare seduta stante, in nome di un ritrovato spirito di autoderminazione. 

Il senso di inadeguatezza è la quota più rilevante dello shock, ma è anche terreno fertile per coltivare l’autocoscienza, ci siamo detti. Riconsiderare il proprio ruolo nel processo produttivo significa intendere il lavoro non solo in termini di attività economica, ma soprattutto come investimento personale in un’idea ampia di futuro, non utilizzando più come parametro e moltiplicatore unico il massimo risultato nel minor tempo. Questo slancio, però, è durato meno del previsto. La nostalgia per il modello pre-lockdown è tornata più forte che mai, in un atto estremo di difesa verso il cambiamento. 

In questo solco si muove Jonathan Vivacqua (Como, 1986), indagando la relazione fra questi elementi contraddittori e l’equazione che li definisce. Nella sua ricerca utilizza gli scarti dei cantieri, residui privi di valore ma che hanno contribuito silenziosamente alla realizzazione di un progetto. Jonathan da un lato ne esalta la forma eliminando la funzione, dall’altra questi elementi inevitabilmente portano in eredità l’iconografia del lavoro invisibile, privo di ogni pathos ma indispensabile alla tenuta strutturale.

Opening 24 ottobre
White Noise gallery, via della Seggiola 9 – Roma
Info: www.whitenoisegallery.it

Commenti