Colpo grosso al MuMe, rubati quattro capolavori di Antonello da Messina

Tre tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte sono state sottratte al Museo Regionale di Messina. Il ministro Giuli esprime «sconcerto e dispiacere» e assicura la massima collaborazione del ministero

Il colpo messo incredibilmente a segno al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, intitolato a Maria Accascina, storica direttrice dell’Istituto dal 1949 al 1963, nella notte di Ferragosto ha privato la città di alcune delle testimonianze più preziose del suo artista più celebre, Antonello da Messina. Secondo quanto ricostruito finora, i ladri – almeno tre persone con il volto coperto – sarebbero entrati nell’area del museo da un accesso laterale, per poi dirigersi con grande rapidità verso le sale che custodivano le opere.

L’obiettivo era chiarissimo. Dalle sale sono state asportate tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, capolavoro firmato e datato 1473, insieme a una preziosa tavoletta bifronte, conservata all’interno di una teca blindata. Su un lato della piccola opera compaiono la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione; sull’altro è raffigurato Cristo in pietà. La dinamica presenta però un elemento particolarmente importante. La banda avrebbe in realtà tentato di portar via tutte e cinque le tavole superstiti del Polittico. Due pannelli sono stati però abbandonati durante la fuga e successivamente ritrovati all’esterno del museo, grazie alla segnalazione di un cittadino che ha prontamente chiamato il 112 segnalando la presenza di alcune tavole all’esterno del MuMe. Da qui, le indagini della polizia che sta vagliando le immagini dei sistemi di videosorveglianza e ha interrogato i quattro custodi presenti. Restano dunque da recuperare tre tavole del complesso e la tavoletta bifronte.

Il furto è avvenuto mentre Messina celebrava la processione della Vara, l’appuntamento religioso che ogni 15 agosto richiama migliaia di persone. Una circostanza sulla quale inevitabilmente si concentra l’attenzione degli investigatori: resta da stabilire se i responsabili abbiano deliberatamente scelto Ferragosto e la grande mobilitazione cittadina per approfittare di una serata eccezionale e della concentrazione di persone e forze dell’ordine nel centro della città. Non è la prima volta, peraltro, che un’opera attribuita al maestro messinese scompare a causa di un furto. Inoltre, nel 1974 un altro Ecce Homo di Antonello venne rubato e non fu mai recuperato, un precedente che oggi pesa inevitabilmente sulla vicenda del MuMe. La speranza degli investigatori e del mondo dell’arte è che questa volta la storia abbia un esito diverso: è una corsa per riportare a casa un pezzo di patrimonio che, per quasi sei secoli, era riuscito a restare legato alla città in cui era nato.

Un colpo preparato e il nodo della sicurezza

È soprattutto la precisione dell’operazione a far pensare a un’azione pianificata. Non soltanto i ladri sembrano aver saputo esattamente dove dirigersi, ma sono riusciti a intervenire su opere protette e, nel caso della tavoletta bifronte, a prelevarla da una teca blindata. Le indagini sono affidate alla Polizia, con il coinvolgimento degli specialisti della Scientifica e dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Uno dei punti più delicati riguarda proprio i sistemi di protezione. Le prime notizie parlavano di dispositivi di allarme e sicurezza elusi dai malviventi. La direzione del museo ha però precisato che allarmi e videosorveglianza risultavano perfettamente funzionanti, circostanza che rende ancora più importante la ricostruzione minuto per minuto dell’incursione e l’esame delle registrazioni. La Regione Siciliana ha annunciato anche un’ispezione interna per accertare eventuali falle o responsabilità nella gestione della sicurezza. Il presidente della Regione Renato Schifani ha definito il furto uno «sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale», mentre il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha assicurato la collaborazione del ministero con le autorità siciliane e con gli investigatori.

Tra le ipotesi investigative assume particolare rilievo quella di un furto su commissione. Si tratta di opere talmente celebri, documentate e riconoscibili da risultare sostanzialmente impossibili da immettere sul mercato antiquario legale. Proprio per questo, secondo le ricostruzioni circolate nelle ore successive al colpo, gli investigatori guardano alla possibilità che dietro l’operazione possa esserci un committente o comunque un circuito già predisposto alla ricettazione. La valutazione economica, per opere di questa importanza, è inevitabilmente approssimativa. Alcune stime riportate dalla stampa internazionale hanno indicato un valore complessivo nell’ordine dei 70-80 milioni di euro, ma il loro peso storico e culturale rende qualsiasi cifra parziale: il Polittico di San Gregorio, in particolare, è indissolubilmente legato alla storia della città e rappresenta l’unica grande opera di Antonello rimasta nella sua Messina.

Il Polittico di San Gregorio, un capolavoro già ferito dalla storia

È proprio la storia delle opere sottratte a spiegare perché il furto abbia avuto una risonanza tanto grande. Il Polittico di San Gregorio fu realizzato da Antonello nel 1473 per il monastero di San Gregorio a Messina. In origine era composto da sei tavole inserite in una struttura lignea, successivamente perduta; una delle tavole è scomparsa nel corso dei secoli e fino al furto ne sopravvivevano cinque. Il complesso aveva inoltre attraversato una delle più grandi catastrofi della storia italiana: il terremoto che devastò Messina nel 1908. Sopravvissuto alla distruzione della città e alle vicissitudini dei secoli, il Polittico rappresenta quindi non soltanto una testimonianza capitale dell’arte di Antonello, ma una sorta di superstite della stessa storia messinese.

Diversa è la vicenda della tavoletta bifronte. Piccola nelle dimensioni e probabilmente destinata alla devozione privata, è un oggetto rarissimo anche per la particolarità delle immagini dipinte sui due lati. L’attribuzione ad Antonello risale ai primi anni Duemila: l’opera, proveniente dalla collezione di Wilhelm Soldan, fu acquistata dalla Regione Siciliana dopo essere comparsa sul mercato internazionale nel 2003. A rendere ancora più grave la perdita è la rarità stessa della produzione superstite di Antonello da Messina. Del pittore, nato a Messina intorno al 1430 e morto nel 1479, sono oggi conosciute soltanto poche decine di opere. La sua importanza nella storia dell’arte europea deriva anche dalla straordinaria capacità di unire la tradizione pittorica italiana con le innovazioni della pittura fiamminga, in particolare nell’uso della luce, nella resa dei dettagli e nella costruzione psicologica dei volti.