Belpaese - Interventi

BAM, la Biennale dell’Arcipelago Mediterraneo

Palermo, una città che da sempre è crogiolo estetico, etico, politico e con profonde tensioni sociali, nel 2018 è stata sede di Manifesta12. La programmazione della Biennale Nomade e di Palermo Capitale Italiana della Cultura ha fornito un lungo elenco di azioni, manifestazioni e incontri, culminati poi in un grande vuoto culturale durato quasi dodici mesi, fino alla nuova programmazione di BAM – La Biennale dell’Arcipelago Mediterraneo, che si svolgerà a Palermo dal 6 novembre all’8 dicembre 2019. In occasione della giornata del Contemporaneo abbiamo incontrato alcuni tra i co-fondatori di Kad (Michele Vaccaro, Andrea Kantos, Iole Carollo), il primo distretto artistico-culturale nato a Palermo, appena presentato al Teatro Garibaldi, che partecipa proprio alla BAM con un ciclo di talk, performance e mostre. 

Cosa è Kad nello specifico, come nasce e si posiziona all’interno del territorio siciliano? Michele Vaccaro: «Kad è un network di artisti, curatori e operatori culturali principalmente all’interno della Kalsa, un antico quartiere arabo del centro storico di Palermo. Il progetto persegue più obiettivi, il primo relativamente alla comunicazione integrata di spazi ed eventi di arte contemporanea presenti alla Kalsa e aderenti al progetto. Il secondo obiettivo è l’organizzazione di progetti di visual, performance e multimedia art, talk, produzioni audiovisive, workshop, studio visit, art residencies, summer school, talk, redazionali, piattaforme di scambio culturale, programmi educational, progetti editoriali e festival attraverso progettazione e promozione culturale, sponsorship e partnership, fund-raising di fondi nazionali, europei e internazionali». 

Andrea Kantos: «Si può capire l’idea di posizionamento già dalla prima presentazione pubblica. Abbiamo inaugurato Kad nella giornata del Contemporaneo, con un incontro in cui erano presenti gli attuali aderenti a Kad e diversi operatori culturali e direttori degli spazi museali della Kalsa. Per Kad partecipavano: Consorzio Marina e d’Intorni che da anni opera nel quartiere, Galleria Giuseppe Veniero e Galleria Rizzuto, e poi operatori culturali, Maria Letizia Cassata, Arteria Mediterranea, MeNO, PUSH che si occupa di progettazione culturale, Eglise, Dimora OZ che con KAOZ ha veicolato, coordinato, curato cinque eventi collaterali di Manifesta 12 (KaOZ, Border Crossing, Art & connectography, Liminaria e Collective Intelligence/Il Traffico), proprio attraverso un’idea di visione culturale su Piazza Magione».

Quanto è importante per Kad dialogare con musei e istituzioni del territorio? Iole Carollo: «Per Kad è molto importante l’idea di un’interlocuzione con spazi pubblici e istituzionali che non possono che essere sinergici a una visione di messa a sistema di patrimoni materiali e immateriali esistenti in questa area della città. Nello specifico, all’incontro inaugurale erano presenti i direttori di Fondazione Sant’Elia, Museo Abatellis, Università di Palermo. Ma lavorare su un territorio vuol dire al tempo stesso aprirlo verso l’esterno, c’erano quindi anche i direttori di due progetti culturali molto importanti, Firenza Guidi di Elan Frantoio, Centre for Performative Arts e Pier Paolo Scelsi, il direttore di Gad – Giudecca Art District, un progetto che è germinato proprio durante Manifesta 12 a KaOZ».  

Si tratta dunque di un progetto con un respiro molto ampio che necessita di grande impegnoAndrea Kantos: «Un impegno notevole, che durante la giornata del Contemporaneo ha trovato un titolo paradigmatico. Le persone e gli spazi citati prima, sono stati invitati al Teatro Garibaldi grazie ad una domanda specifica che titolava l’evento di presentazione: Rinunciamo all’eredità? Quando muore un genitore infatti, gli eredi devono comprendere se è possibile per loro ottenere e sostenere l’eredità che spesso comprende anche insolvenze, irrisoluzioni, debiti. Per fare ciò si applica il beneficio dell’inventario, ovvero una visione e una consapevolezza di ciò che si ha e si è. Sotto questo punto di vista Kad non rappresenta solo il raccordo degli spazi presenti in un’area, ma pone a paradigma il loro operato e sostenibilità, la loro forma-di-vita che deve inserirsi in una sinergia e un dialogo costante, aperto e continuo fra pubblico e privato, artisti e curatori, operatori culturali e cittadini, fruitori e creatori». 

In che consiste il patrimonio dell’area interessata? Iole Carollo: «La Kalsa è un’area di Palermo con la più alta densità di spazi monumentali e giardini, direttamente connessi al mare attraverso un water front importante rappresentato dalla Cala, il Foro Italico e il nuovo porto di Sant’Erasmo. Ma come i luoghi contano anche le persone, che sono fatte di idee, necessità, bisogni, così il pubblico così gli operatori culturali. Una dimensione di equilibrio e la messa in opera di solide fondamenta culturali – che poi avranno ripercussioni sulle generazioni future – passa proprio da un dialogo sano tra pubblico e privato. Le istituzioni si devono fare garanti per custodire un’eredità, ma anche di permettere a questa “eredità” che non è fatta solo di beni monumentali e materiali – è bene ribadirlo – di poter essere vissuta dalle nuove generazioni e dall’esercizio culturale e intellettuale di queste ultime». 

Accettare l’eredità oppure rinunciare. Si corre questo rischio? Michele Vaccaro: «Quello di rinunciare all’eredità è un pericolo che già si traduce in un processo in atto, con lo spopolamento della città e dei quartieri da parte di residenti e operatori culturali, il cui lavoro è reso insostenibile dalla mancanza di dialogo e di buone politiche. La volontà di Kad è di portare avanti e su un livello programmatico, istanze diverse che afferiscono a più tensioni culturali e sociali, dove il termine tensione indica sia una grande effervescenza e creatività dalle connotazioni mediterranee che una sintomatologia nervosa e logorante a cui spesso sono costretti gli operatori culturali». 

Quali saranno le prime azioni o eventi di Kad? Iole Carollo: «Kad parte con un suo contributo importante alla programmazione di BAM, attraverso una narrazione di Yousif Latif Jaralla, un narratore iracheno capace di unire tradizione e temi contemporanei. Inaugura la nuova sede di Dimora OZ a Palazzo Sambuca, che ospiterà Infinity Identity (con me, Michele Vaccaro, Peppe Tornetta, Francesco Cucchiara, Barbara Cammarata, Analogique, Andrea Kantos, Gandolfo Gabriele David, Egle Oddo, Stefan Bressel), la sezione studio e il primo progetto del Collettivo OZ. Dimora OZ è una entità aggregante ma che preserva il profilo dei curatori, degli artisti e degli operatori culturali che vi operano, mentre il progetto Collettivo OZ è la manifestazione di una produzione interamente congiunta».  

Andrea Kantos: «Kad presenta per BAM/Transeuropa festival, Gravitas a cura di Dimora OZ in collaborazione con Spazio Flaccovio. Con Gravitas, secondo il termine latino, si intende appunto un principio di virtù relativo alla dignità, serietà e dovere. Cosa significa per un artista la gravitas, quali sono le sue possibili applicazioni, in contesti e produzioni culturali e artistiche? Quali sono i limiti, le dinamiche e i problemi relativamente all’impegno, alla responsabilità e al dovere nel campo dell’arte contemporanea? Il laboratorio aprirà con quattro talk che sono anche l’aggiornamento delle collaborazioni e sinergie realizzate da Dimora OZ lungo l’ultimo biennio e in particolare durante Manifesta 12. I talk che indagano pratiche, contesti, produzioni e progetti contemporanei ospitati a dialogare sul tappeto di Jonas Staal, allestito appositamente per BAM al Teatro Garibaldi all’interno del programma di Transeuropa, festival artistico, culturale e politico transnazionale organizzato da European Alternatives. Gravitas prende il via con Border crossing / Geografico / Talk 1# in partenariato con Bridge Art residency, con Lori Adragna, Andrea Kantos, Pietro Fortuna. Un report e una selezione di video prodotti e promossi dagli spazi indipendenti italiani sul tema del Mediterraneo. Saranno presentati i video di: Elena Bellantoni (AlbumArte), Angelo Bellobono (Atla(s)now), Simone Cametti (Dolomiti Contemporanee), Lek M. Gjeloshi (Art House), Arash Irandoust (Bridge Art), Elena Mazzi (GuilmiArtProject), Filippo Riniolo (Casa Sponge), Lucio Viglierchio and Miha Sagadin (ViadellaFucina16), Marc Buchy, Pietro Fortuna, Lior Gal (Geografico/Chambres à air).

Prosegue l’Eredità presente / Talk #2 dove Egle Oddo racconterà il progetto l’Ereditá presente, un festival di performance che si terrá dal 21 al 24 novembre a Dimora OZ, Palazzo Sambuca. Il festival desidera aprire una riflessione sull’esperienza di ricevere e trasferire la conoscenza. È un’occasione per supportare il dialogo tra diverse generazioni che hanno esperienza di grandi cambiamenti paradigmatici a livello storico. L’Eredità Presente pone col contributo di vari artisti (Claudia Di Gangi, Shinji Kanki, Liina Kuittinen, Dario Lo Cicero, Giuseppe Lomeo, Leonardo Ruvolo, Tomasz Szrama, Timo Tuhkanen, Vishnu Vardhani Rajan, Willem Wilhelmus, Oliver Whitehead), numerosi punti relativi all’esperienza del dopo-guerra, l’introduzione della telematica nella comunicazione quotidiana, i disastri ambientali, l’instabilità dei mercati, la politica dell’austerità, la migrazione globale, la sesta estinzione di massa: in che modo il presente agglomerato di generazioni riesce a rapportarsi con questi problemi a livello collettivo? Che tipo di collaborazione è auspicabile per mettere in connessione i differenti saperi necessari alla risoluzione dei problemi? Qual è il ruolo che si prefigura oggi per la memoria storica?

Il terzo talk è dedicato a Esercizi di comunità / Talk #3, con Gandolfo Gabriele David. Un talk dove sarà presentata una selezione di progetti e processi che hanno indagato varie tipologie di comunità (da quella multietnica di Marsiglia fino ai vari laboratori con i centri di accoglienza), comparando situazioni locali, tradizioni e linee di co-creazione artistica.

L’ultimo talk è Manifesto del Futurismo rurale / Talk #4 con Leandro Pisano e Vacuamoenia. La presentazione del Manifesto come teoria e pratica per la creazione di comunità e progettazione co-partecipata all’interno delle aree rurali del mondo. La ruralità si manifesta come azione di presenza e realtà politica, andando oltre e superando le sue caratteristiche geografiche per imporsi come modello concreto e paradigmatico capace di elaborare una sinergia fra best practices, tecnologia e consapevolezza del territorio e della sua tradizione».

Che durata avrà il programma di Kad per BAM e Transeuropa? Avete già altri progetti in corso? Michele Vaccaro: «Questa programmazione seguirà tutto novembre. Poi si entrerà in una fase di progettazione relativa al 2020-21, che va da alcuni contributi per Manifesta 13 a Marsiglia, fino al consolidamento del dialogo fra pubblico e privato, i luoghi del centro storico, le istituzioni e gli operatori culturali del terzo settore, i curatori e gli artisti. Le partnership internazionali come l’Esadmm di Marsiglia e l’università di Tunisi, dipartimento di Scienze sociali ed economiche della Sapienza di Roma e Gad a Venezia sono i punti fermi in cui imbastire una riflessione sul Mediterraneo. Crediamo che il localismo possa essere una cifra che può unire le differenze, attraverso processi di inclusione culturale e sociale, tramite un dialogo transdisciplinare».

 

 

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