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Nosferatu a fumetti

Non pronunciatelo mai forte. La sua figura si insinua nelle strade, tra geometrie di costruzioni fredde e desolanti, in cerca di una cosa sola: sangue”. Insomma, ”non pronunciatelo, Nosferatu. Non pronunciatelo mai forte”. Eppure un coraggioso c’è stato, Paolo D’Onofrio, autore di un volume a fumetti estremamente particolare, che riprende fotogramma per fotogramma ”Nosferatu il vampiro”, film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922. Ritenuto il capolavoro del cineasta tedesco e tra i capisaldi del cinema horror ed espressionista (a fargli buona compagnia ci sono pellicole come Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene e Il Golem, come venne al mondo del duo Carl Boese-Paul Wegener, entrambe del 1920), Nosferatu il vampiro è liberamente ispirato al romanzo Dracula di Bram Stoker, datato 1897 (il conte Dracula diventò il conte Orlok, interpretato da Max Schreck). Preistoria? Non proprio, considerando (anche) l’impegno e l’abilità con cui D’Onofrio ha ”ripreso” questo capolavoro, imprimendolo in color seppia su carta ingiallita e invecchiata. E ancora, ricorrendo per il lettering allo stesso stile dei lungometraggi senza audio. Per mantenere il sapore retrò della pellicola. Il risultato è Nosferatu (cartonato, 80 pagine, 19.90 euro) dato alle stampe da Nicola Pesce editore. Come nasce l’idea? «Visto che mi occupo di disegno ho pensato che potesse funzionare uno slittamento di linguaggio, da cinema a fumetto, per riproporre il tutto sotto un’altra veste», spiega l’autore. Precisando: «La mia è stata una timida reinterpretazione su carta. Non ho toccato nulla delle scene originali perché sono perfette: regia, scenografia, ritmo. L’omaggio è alla grandezza di un’opera di assoluto valore». L’esito è un volume che gli appassionati del genere horror divoreranno (è il caso di dirlo) in poco tempo. Soprattutto gli amanti del film ”originale”, considerando le successive (poco fortunate) declinazioni sul tema:  da Nosferatu, il principe della notte (1979), prodotto, scritto e diretto da Werner Herzog a L’ombra del vampiro (E. Elias Merhige, 2000), omaggio al genio di Friedrich Wilhelm Murnau. Tornando al volume di D’Onofrio, la domanda (speriamo lecita) riguarda la mole di lavoro che c’è dietro a questa pubblicazione. «Non è stato un lavoraccio, anzi è stato divertente. Ho sezionato le parti principali, individuato quelli che per me erano i punti chiave dello sviluppo – almeno di quello visivo-scenico – e ho tradotto in disegno quello che offriva il film», replica l’autore. Quindi spiega: «I fotogrammi erano insindacabili. Ho ragionato in maniera sintetica e ho disegnato. Non è stato un lungo processo, considerandolo un “non finito” a matita sanguigna. Le chine che ho presentato all’editore non convincevano e alla fine siamo tornati sulle matite servendoci di qualche espediente grafico in fase di editing». Nosferatu è l’emblema dell’orrore. Che cosa ti ha affascinato di più del personaggio? «La sete di sangue che leggi nei suoi occhi. Mai visto uno sguardo del genere in nessun altra opera horror, tantomeno contemporanea e intrisa di effetti digitali e make-up. Nosferatu è ancor più inquietante in bianco e nero, con l’attore che assume pose raggelanti», riconosce D’Onofrio. Che chiosa ironico: «Direi che sono stato un semplice traduttore per il fumetto di uno dei capolavori del cinema espressionista».

Info: www.edizioninpe.it

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