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Le fotografie di Charchian

Amanda Charchian ha 25 anni e vive a Los Angeles, il suo lavoro multiforme prende vita in sculture di cristalli ispirate alla spiritualità e serie fotografiche dalla sensualità delicata ed evocativa. Il suo sguardo surrealista celebra il superamento del voyeurismo, la pelle diventa il limite valicabile per liberare l’energia interiore e ricercare nuove connessioni spazio-temporali.

Scultura, fotografia, ma anche regia: puoi dirci qualcosa di più sul tuo lavoro e sulla varietà di media che hai deciso di utilizzare?

«Lavoro con diverse tecniche, realizzo sculture di cristalli e fotografie, partecipo a mostre internazionali. Ho una formazione in Belle Arti perciò il mio sguardo parte da lì. La mia vita lavorativa è iniziata da quattro anni quindi il mio lavoro ha assunto anche un lato commerciale, che mantiene però elementi surrealistici e concettuali. La fotografia di moda e la regia di video musicali e di moda è sempre stato un modo per allenare la mia creatività in un ambiente dinamico e aperto alle contaminazioni. Ho sempre adorato la moda e lavorare con le grandi modelle. Di solito le persone che lavorano con me sanno che creeremo qualcosa di artistico e di diverso, fuori dalle regole. Una grande energia si crea su un set dove possiamo spingerci oltre i confini di quello che un vestito può esprimere attraverso un’immagine, che non è concentrata solo sul minimalismo e la sterilità moderne».

Cos’è il progetto The Collective Yes?

«The Collective Yes è il nome della mia prima monografia autoprodotta, realizzata nel 2012, poi diventata una mostra personale (alla Stephen Webster Gallery di Beverly Hills, ndr)».

Atmosfere mistiche, pelle nuda, paesaggi e dettagli psichedelici: le donne e i loro corpi sono protagonisti nella maggior parte dei tuoi scatti. Quant’è importante è la sensualità e quanto il potere interno della femminilità?

«La nostra vita interiore ha un’importanza enorme, ed è molto più legata alla realtà di quella esteriore. Il lavoro artistico che creo, è un documento di un posto e luogo e dell’esperienza con qualcuno con cui entro in contatto. L’intimità è espressa attraverso la sensualità, ma non è mai l’intenzione. Lavorando anche come fotografa di moda, mi sento molto più libera a scattare foto di nudo. Considero le forme femminili dal punto di vista della scultura e delle emozioni. Quando creiamo tra donne, si crea spesso una fiducia tra di noi che ci spinge ad assumere dei rischi per esplorare nuove intuizioni».

Mi sembra ci sia un forte legame tra la tua vita e i tuoi lavori artistici, i tuoi valori e la tua energia spirituale si riflettono molto nel risultato. Qual è il compito dell’artista nella contemporaneità?

«Sicuramente non posso parlare in nome di tutti gli artisti, molti miei colleghi fanno arte per ragioni molto diverse. Ma per me è un meccanismo di risposta agli eventi che caratterizzano le nostre esperienze. Come potremmo rispondere se non tramite l’immaginazione e la nostra soggettività?».

Come costruisci le tue storie?

«Sempre in maniera diversa, l’ispirazione appare nei momenti meno calcolati».

Cosa pensi della fotografia erotica?

«Non credo che i miei scatti di nudo siano erotici, ma forse il pubblico si».

Da quali artisti ti senti più ispirata?

«Amo in particolare: Paolo Roversi, David Altmejd, Sarah Moon, Lina Scheynius, Louise Bourgeois, Marnie Weber, Gregory Crewdson, David Benjamin Sherry, Doug Aitken, Guy Bourdin, Hannah Hoch».

 Stai lavorando a una fanzine che sarà un incrocio tra National Geographic e Playboy, è vero?

«Si, nel frattempo si è trasformata in una monografia, sulla quale sto ancora lavorando. Spero di trovare presto un editore».

 Ti immagini più concentrata sulla fotografia o sulla scultura, in futuro?

«Su entrambe, sempre».

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