Marialba Russo e non solo. Ecco cosa vedremo al MACRO questo autunno

Tra fotografia, cinema, suono e performance, il museo romano inaugura la stagione con la grande retrospettiva dedicata a Marialba Russo e i nuovi progetti di Gaia De Megni e Robin Rimbaud

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma inaugura la stagione autunnale con un programma che attraversa fotografia, immagine in movimento, suono e arti performative, rafforzando il ruolo del museo come spazio di ricerca, sperimentazione e confronto tra linguaggi diversi. Cuore della nuova stagione è Sguardo rovescio, la prima grande mostra museale italiana dedicata a Marialba Russo, aperta dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, a cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini. L’esposizione riporta al centro una delle ricerche più originali della fotografia italiana del secondo Novecento. Dal 24 settembre all’8 novembre 2026 gli spazi della Sala Video e della Sala Audio, ospitano Maria’s Dream di Gaia De Megni e 52 Spaces di Robin Rimbaud (Scanner), entrambi a cura di Maria Lodovica Ferrari. Sono state prorogate fino al 20 settembre SHE DEVIL 14, storica rassegna di videoarte dedicata alla molteplicità dei mondi e delle visioni femminili, e Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, mostra sonora che invita il pubblico a entrare in relazione diretta con la voce e la produzione della poeta. Fino all’1 novembre proseguono invece la videoinstallazione Mechanical Kurds di Hito Steyerl e Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega. Prosegue fino al 15 novembre 2026 anche la grande mostra personale di Miriam Cahn. A dicembre il programma proseguirà con i nuovi progetti di Francis Upritchard e Martino Gamper e, a chiudere la stagione espositiva 2026 sarà la prima retrospettiva museale dedicata ad Alessandro Sciarroni e alla sua ventennale ricerca nell’ambito delle arti performative.

Ad accompagnare la programmazione espositiva è MACROCOSMO, il Public Program del MACRO, un programma di incontri, performance, proiezioni, ascolti e momenti di approfondimento che estende nello spazio e nel tempo le ricerche sviluppate dal museo, mettendo in relazione artisti, studiosi, musicisti e altre voci della cultura contemporanea. Il 1 ottobre l’artista e architetto Didier Fiúza Faustino, autore dell’allestimento di Ciò che mi guarda di Miriam Cahn, terrà una masterclass dedicata alla propria pratica nell’ambito dell’exhibition design, preceduta da una visita alla mostra guidata da Cristiana Perrella. Nella stessa giornata sarà presentato il catalogo del Padiglione della Santa Sede L’orecchio è l’occhio dell’anima, promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede. Il 10 ottobre, in occasione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo, dedicata quest’anno al tema Geografie della contemporaneità, il MACRO propone l’ingresso gratuito alle mostre e un programma di visite guidate dedicate alle ricerche e ai diversi linguaggi che attraversano la programmazione del museo. È inoltre prevista l’anteprima romana di Archipelago (2017), film di Camilla Insom e Giulio Squillacciotti, girato nello Stretto di Hormuz. Il 22 ottobre, infine, Hito Steyerl e Paolo Benanti, teologo francescano ed esperto di etica delle tecnologie, si confronteranno, moderati da Donatella Della Ratta, sulle implicazioni politiche, sociali ed etiche dell’intelligenza artificiale.

La sezione MACROCOSMO LIVE amplia la riflessione attraverso il suono, la musica e le pratiche performative. Il 7 ottobre, l’artista e compositore britannico Robin Rimbaud – Scanner presenterà 52 Spaces, un progetto che combina i suoni della città di Roma con elementi de L’Eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni, costruendo la colonna sonora di una città sospesa nel tempo, anonima e surreale. Il programma proseguirà con la lecture-performance di Matt Mullican il 12 novembre. MACROCOSMO SCREEN riunisce invece proiezioni e programmi nei quali il cinema e l’immagine in movimento diventano occasioni di incontro con gli autori e con le professionalità coinvolte nella realizzazione delle opere. La sezione accoglie Essere e tempo. Incontri fra Arte e Psicoanalisi, il ciclo realizzato con il Centro Psicoanalitico di Roma che mette in dialogo artisti e psicoanalisti a partire da opere cinematografiche e video. Il calendario prevede, il 27 settembre, Outsider. Freud (2025) di Yair Qedar; l’11 ottobre, TINPO (2006) e Ludwig (2018) di Diego Marco; il 29 novembre, Atlantide (2021) di Yuri Ancarani; e il 13 dicembre, Passeggiata in Paradiso (2002) di Stefania Galegati. Tra i progetti della stagione, MACRO Museum of the Everyday presenta nove progetti sviluppati dagli studenti IED del Laboratorio di Tesi in Interior Design, che interpretano il museo come uno spazio aperto alla vita quotidiana, alla socialità e a nuove forme di produzione culturale.

Marialba Russo, lo “sguardo rovescio” della fotografia italiana al MACRO e al MUCIV

È Marialba Russo la protagonista della nuova stagione espositiva del MACRO. Dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, il museo le dedica Marialba Russo. Sguardo rovescio, la prima grande retrospettiva museale italiana, curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini, direttrice artistica del museo. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, che ne cura anche produzione e organizzazione, la mostra riporta all’attenzione una figura centrale della fotografia italiana del secondo Novecento, capace di muoversi tra ricerca artistica, osservazione sociale e indagine antropologica. Nata a Giugliano nel 1947, Marialba Russo ha sviluppato fin dalla fine degli anni Sessanta una pratica fotografica interessata soprattutto ai comportamenti, ai rituali e alle trasformazioni della società italiana. Il suo lavoro non si limita a documentare la realtà, ma cerca piuttosto di cogliere quei momenti in cui le regole abituali vengono sospese e l’individuo assume forme, atteggiamenti e identità differenti. Il percorso del MACRO si concentra in particolare sulla produzione degli anni Settanta e riunisce sette nuclei della ricerca dell’artista: Al ristorante, il 29 settembre 1974, Travestimento, Il Passaggio, Il Parto, Della serie delle centotrenta figure di spalle, L’espulsione del male e Cult Fiction. Al centro delle opere emerge il corpo, inteso come luogo nel quale si rendono visibili i rapporti tra individuo e società. Uomini e donne, folle e singoli, partecipanti a feste e rituali diventano per Russo strumenti attraverso cui osservare convenzioni, ruoli e comportamenti collettivi. È proprio nella rappresentazione del corpo maschile che la mostra individua uno degli aspetti più significativi della sua ricerca. Le sue fotografie si confrontano con un’idea di mascolinità ancora fortemente legata, nell’Italia dell’epoca, ai concetti di forza, controllo e virilità. Russo sceglie invece di osservare uomini che partecipano a situazioni nelle quali queste caratteristiche vengono temporaneamente messe in discussione: corpi che danzano, si travestono, si espongono, si abbandonano al rito o alla festa. Ne emerge un’immagine della mascolinità meno compatta e più ambigua, nella quale identità e ruoli possono essere modificati e reinterpretati. Da qui nasce il titolo Sguardo rovescio: un’espressione che richiama il modo con cui l’artista sposta il punto di osservazione rispetto alla tradizione fotografica dominante. La sua prospettiva introduce una diversa esperienza del vedere e mette in discussione un sistema di rappresentazione costruito prevalentemente attraverso uno sguardo maschile.

Cristiana Perrella chiarisce il significato del titolo: «Che cos’è lo sguardo rovescio? È lo sguardo di Marialba sul maschile, in un momento storico in cui era molto più frequente lo sguardo maschile sul femminile, uno sguardo che spesso intrappolava le donne in un ruolo di genere che le paralizzava, nonostante gli anni settanta fossero stati anni estremamente importanti proprio per la trasformazione del ruolo delle donne all’interno della società italiana. Marialba guarda oltre, guarda la possibilità di liberare non solo le donne dagli stereotipi, ma anche gli uomini, perché il suo sguardo guarda il maschile riconoscendo al suo interno una serie di possibilità, di sfumature che all’epoca non erano così palesi. Sguardo rovescio si articola in queste sette serie di lavori che mettono a fuoco una duplice modalità di fotografare e quindi una modalità narrativa in cui il lavoro è articolato in sequenze quasi cinematografiche che raccontano un evento».

Marialba Russo, Travestimento_1975-80

La direttrice approfondisce quindi i due diversi approcci che caratterizzano la ricerca di Marialba Russo: «Sono sette serie, di cui alcune inedite, che mettono a fuoco anche un altro aspetto del lavoro di Marialba, cioè la modalità di procedere nel suo lavoro, secondo due linee parallele che si alternano. Una è una linea che potremmo dire narrativa, quindi vedrete che alcune di queste serie compongono delle sequenze quasi cinematografiche: lei riprende qualcosa che accade e lo fa, appunto, selezionando i momenti principali di questa azione. L’altra modalità invece, è quella più concettuale, che segue una modalità tassonomica, per tipologie, per cui il suo lavoro esplora un soggetto attraverso affinità e differenze, con delle campagne di ricerca molto vaste. Ce n’è in particolare una che è assolutamente inedita, quella degli uomini di spalle, che rappresenta questa modalità in modo molto significativo».

Da una parte, quindi, c’è un’attitudine analitica e seriale, fatta di ripetizioni e variazioni, che dialoga con la fotografia concettuale, la street photography e il ritratto. Dall’altra emerge una dimensione più narrativa, nella quale le immagini si susseguono e costruiscono vere e proprie sequenze, capaci di raccontare situazioni collettive e momenti di particolare intensità. Il risultato è una fotografia che non pretende di definire una volta per tutte il corpo o l’identità, ma ne mette in luce la natura costruita. Gesti, abiti, rituali e comportamenti diventano elementi attraverso cui una società stabilisce ciò che è normale, appropriato o riconoscibile. Il progetto si estende al MUCIV – Museo delle Civiltà, dove dal 24 settembre al 20 novembre 2026 sarà visitabile Immagini della Madonna dell’Arco (After), curata da Cristiana Perrella, Elena Magini, Andrea Viliani e Francesca Romana Uccella. La mostra nasce da un episodio fondamentale della ricerca di Russo: il lavoro realizzato nel 1971 nell’ambito delle indagini sulle culture popolari e subalterne italiane coordinate dall’antropologa Annabella Rossi presso l’allora Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, oggi parte del MUCIV. In quell’occasione Russo documentò il rituale della Madonna dell’Arco, esperienza che sarebbe confluita nella mostra Immagini della Madonna dell’Arco, presentata nel 1973 nello stesso museo.

La direttrice Cristiana Perrella ripercorre le origini della ricerca di Marialba Russo e il dialogo tra MACRO e MUCIV: «Marialba molto giovane ha iniziato a lavorare all’inizio degli anni settanta affiancando la ricerca antropologica di Annabella Rossi con le sue immagini, dimostrando immediatamente un carattere autoriale della sua fotografia, non documentativo. Il progetto qui al MACRO, che raccoglie sette serie in gran parte inedite degli anni settanta, è in dialogo con la mostra di un’altra istituzione romana, il MUCIV, il Museo delle Civiltà, dove Marialba ha esposto per la prima volta nel ’73, portando una serie di opere realizzate a Pomigliano d’Arco e legate ai riti di celebrazione della Madonna dell’Arco. Preparando la mostra qui al MACRO, Marialba ci ha raccontato questa sua prima occasione espositiva, per cui ne abbiamo parlato immediatamente con Andrea Viliani, che è il direttore di MUCIV, e abbiamo deciso di cercare nei depositi traccia di quella mostra. L’abbiamo trovata, abbiamo trovato materiale e l’abbiamo quindi ricostruita. È una mostra che oggi inaugura al Museo della Civiltà e che è a cura di Andrea Viliani e Francesca Uccella».
Il progetto espositivo delle due sedi è firmato dallo studio Archivio Personale. Marialba Russo. Sguardo rovescio è inoltre realizzata nell’ambito del progetto Marialba Russo. Viri, sostenuto da Strategia Fotografia 2026, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Maria’s Dream di Gaia De Megni e 52 Spaces di Robin Rimbaud aka Scanner

È ancora la direttrice a presentare i lavori di Gaia De Megni e Robin Rimbaud: «Accanto alla mostra di Marialba, oggi inauguriamo anche la mostra di Gaia De Megni, a cura di Maria Ludovica Ferrari. Lei presenta un lavoro nuovo, è un’anteprima, anche questo realizzato grazie a un bando che mette in condizione autori giovani italiani di realizzare opere cinematografiche ambiziose. Così come il lavoro che presentiamo oggi, che è in qualche modo dedicato a Monica Vitti e ancora di più all’idea di memoria, di ricerca di radici, di connessioni con la propria storia familiare, che però poi si scioglie in qualcosa di più universale come il racconto di una figura che appartiene al nostro immaginario come quella di Monica Vitti.»

Maria’s Dream di Gaia De Megni è vincitore di ArteVisione 2024 e prodotto da Careof. Realizzato in 16 mm, il lavoro segue la ricerca della tomba di Monica Vitti all’interno del Cimitero monumentale del Verano. La visita diventa il punto di partenza per un dialogo tra madre e figlia, nel quale emergono differenze generazionali e riflessioni sul ruolo della donna e sui modelli di rappresentazione del femminile nel cinema. La figura di Vitti, lontana dagli stereotipi della diva tradizionale, diventa così uno strumento per interrogare il rapporto tra immagine, identità e memoria. Prosegue Cristiana Perrella: «In dialogo con la mostra di Gaia De Megni, abbiamo nella nostra sala audio il lavoro di Robin Rimbaud, Scanner, una musicista elettronico inglese. È un lavoro che ha realizzato qui a Roma su commissione della British School at Rome in occasione dei 90 anni di Michelangelo Antonioni, ed è un lavoro di analisi, decostruzione, rilettura de “L’eclissi” di Antonioni. È un lavoro che si sviluppa sia in audio che in video, nella nostra sala dedicata al suono presentiamo soltanto la parte audio, mentre Robin verrà a Roma il 7 ottobre a performare dal vivo il lavoro nella sua interezza, quindi anche con la parte video. Anche questo progetto è a cura di Maria Ludovica Ferrari». L’artista rielabora dialoghi, rumori e musiche del film insieme a registrazioni effettuate nelle strade di Roma, trasformando il materiale cinematografico in un paesaggio sonoro autonomo. Priva delle immagini originali, l’opera restituisce una città sospesa e quasi disabitata, dove suoni e frammenti di conversazioni evocano solitudine, memoria e incomunicabilità.I due lavori propongono quindi due modalità differenti di confrontarsi con lo stesso immaginario: De Megni attraverso l’immagine e la dimensione autobiografica, Scanner attraverso il suono e la memoria cinematografica. Al centro rimane Roma, intesa non soltanto come luogo fisico, ma come spazio emotivo e mentale in cui passato e presente si incontrano.

MACRO. Museum of the Everyday

Il Museo d’Arte Contemporanea di Roma presenta i nove progetti elaborati dagli studenti IED del Laboratorio di Tesi in Interior Design durante l’anno accademico 2025/2026. Le parole di Cristiana Perrella: «Completa questo nostro percorso autunnale la mostra dedicata al lavoro di nove studenti dello IED, che l’anno scorso hanno dedicato la loro ricerca al MACRO con un lavoro sui nostri spazi pubblici, reinventandoli e reimmaginandoli. La qualità di questi lavori è tale che abbiamo deciso di esporli nel museo, con uno sguardo su quello che MACRO potrebbe essere nella vita quotidiana. La mostra si chiama infatti “Museum of the Everyday” e si focalizza soprattutto sull’idea di come un luogo come MACRO possa e debba essere un luogo di riferimento di chiunque è oggi interessato alla cultura contemporanea, non solo per venire a vedere le mostre, ma per vivere il museo quotidianamente in tutte le attività che il museo è in grado di offrire, come il cinema, la musica, incontri, conversazioni. Io dico sempre che credo che quello che dà molto senso a ciò che tutte noi e tutti noi facciamo, è proprio il fatto che l’arte e la creatività oggi siano baluardo del pensiero complesso in un mondo che è sempre più banale».

La mostra interpreta il MACRO come un “Museum of the Everyday”, un museo aperto alla vita quotidiana e capace di accogliere, oltre alle attività espositive, nuove forme di socialità, formazione, produzione culturale, lavoro e benessere. I nove progetti propongono differenti modalità di abitare e trasformare gli spazi del museo, immaginandolo come un luogo più permeabile, flessibile e connesso alla città. Partendo dall’architettura esistente e dalla sua natura sperimentale, gli studenti hanno considerato il MACRO non solo come spazio espositivo, ma come una vera infrastruttura culturale e civica, capace di adattarsi ai bisogni della società contemporanea. Percorsi, atri, spazi di connessione e ambienti di passaggio diventano così luoghi da ripensare e attivare attraverso nuovi programmi e modalità d’uso. Nel suo insieme, il progetto racconta il laboratorio come un processo collettivo di ricerca, conoscenza e progettazione e invita a riflettere sul futuro del museo: non più soltanto luogo destinato all’esposizione, ma spazio pubblico, piattaforma culturale e parte attiva della vita urbana. La mostra fa parte del Public Program IED per il 60° anniversario, dedicato al tema Plural Intelligences, e si inserisce in una riflessione più ampia sui diversi modi di interpretare, progettare e vivere il mondo contemporaneo. Nel suo insieme, il programma autunnale del MACRO costruisce un percorso attraverso linguaggi e pratiche differenti, dalla fotografia al cinema, dal suono alla performance, fino alla progettazione degli spazi del museo. Al centro rimane l’idea di un’istituzione aperta al confronto tra discipline e capace di mettere in relazione ricerca artistica, memoria, esperienza quotidiana e trasformazioni della società. Un percorso che, attraverso le mostre e i progetti in programma, invita a guardare il contemporaneo da prospettive diverse e a vivere il MACRO non soltanto come luogo espositivo, ma come uno spazio di incontro, produzione e partecipazione.