A FOROF Sarah Brahim mette in dialogo archeologia e arte contemporanea

La sesta stagione dello spazio romano si apre con Let Us Love This Distance, un progetto site-specific tra corpo, memoria e trasformazione

Un pozzo che custodisce memorie, un gesto capace di attivare suoni e luci, il corpo come strumento di relazione con il mondo. Con Let Us Love This Distance, l’artista e performer Sarah Brahim (Riyadh, 1992) inaugura il 26 ottobre 2026 la sesta stagione di FOROF, dando vita a un progetto site-specific che intreccia archeologia, esperienza fisica e storia personale. In dialogo con il ricercatore e storico dell’arte Alessandro Gallicchio, l’artista si confronta con le tracce del Foro di Traiano per esplorare il legame tra memoria, spazio e trasformazione.

Un pozzo tra memoria, acqua e archeologia

L’intervento si sviluppa negli ambienti di FOROF, tra il piano terra e gli spazi ipogei che conservano i resti della Basilica Ulpia, nel Foro di Traiano. Qui, nell’antica Roma, si celebrava la manumissio, il rito che sanciva la liberazione degli schiavi.

A partire dalle tracce archeologiche dell’abside orientale e dai marmi policromi della pavimentazione, preservati anche grazie alla presenza dell’acqua, Brahim ha realizzato un pozzo che mette in relazione la storia del luogo con quella personale dell’artista. L’opera nasce anche dall’esplorazione dell’archivio paterno, da cui emergono documenti e memorie familiari.

Il pubblico è invitato a lanciare una pietra nel pozzo, attivando una risposta luminosa e sonora. Un gesto semplice che diventa occasione di ascolto e riflessione. Video, fotografie e altre installazioni completano il percorso, spostando l’idea di monumento dall’oggetto fisico all’esperienza condivisa e al rapporto che si crea tra le persone e lo spazio.

Una nuova prospettiva curatoriale

Per questa stagione, FOROF affida ad Alessandro Gallicchio il compito di accompagnare il dialogo tra la ricerca di Brahim e il contesto archeologico. Il progetto si confronta con le riflessioni sulla museologia critica dello storico dell’arte Piotr Piotrowski e considera lo spazio espositivo non come un contenitore neutro, ma come un luogo in cui opere, corpi e contesti si incontrano e mettono in discussione le interpretazioni consolidate.

«A partire dalle riflessioni sulla museologia critica dello storico dell’arte e curatore Piotr Piotrowski, il progetto LET US LOVE THIS DISTANCE assume lo spazio espositivo come luogo di frizione. Non un contenitore neutro, ma un territorio poroso in cui opere, corpi e contesti producono nuove prospettive e immaginari. Uno spazio che non afferma, ma interroga, spostando il curatore dalla posizione di chi orienta una lettura a quella di chi ne accompagna l’emergere», spiega il ricercatore e storico dell’arte.

Dal 26 ottobre riparte anche Artflix, il programma di FOROF dedicato agli appuntamenti collaterali, con una nuova serie di episodi pensati per approfondire il progetto espositivo. Le prime iniziative sono previste tra dicembre 2026 e gennaio 2027.

FOROF, un dialogo tra passato e presente

Fondato nel 2022 da Giovanna Caruso Fendi, FOROF è uno spazio dedicato all’incontro tra archeologia e arte contemporanea. Ha sede a Palazzo del Gallo di Roccagiovine, nel cuore di Roma, accanto alla Colonna Traiana. I suoi ambienti ipogei custodiscono i marmi policromi della Basilica Ulpia e i resti dell’abside orientale, dove si svolgeva il rito della manumissio.

Il progetto propone ogni anno un percorso di sperimentazione affidato a un artista contemporaneo, chiamato a confrontarsi con la memoria storica del luogo. FOROF è inoltre una società benefit che reinveste i ricavi della propria attività nella programmazione culturale.

«La forza di FOROF è proprio creare una connessione che renda vivo un altro universo, quello dell’epoca traianea, riportandolo alla vita, rendendolo vitale, attuale e generatore di cambiamento, attraverso la riattivazione della manumissio, cerimonia di trasformazione degli schiavi in cittadini romani e rito di trasformazione. Un passaggio di mediazione e connessione tra universi che ritroviamo nel lavoro di Sarah Brahim, che ho voluto accogliere con gioia come protagonista della sesta Stagione», commenta Giovanna Caruso Fendi.

Chi è Sarah Brahim

Nata a Riyadh nel 1992, Sarah Brahim è un’artista visiva e performer la cui ricerca si concentra sul corpo e sulle sue relazioni con l’ambiente. Formata tra danza contemporanea, coreografia e studi sul corpo umano, sviluppa opere che intrecciano movimento, esperienza fisica e riflessione sul mondo naturale, affrontando temi come il lutto, la trasformazione e le forme della connessione sociale e spirituale.

Il suo lavoro è stato presentato, tra gli altri, alla Biennale di Venezia, alla Biennale de Lyon, alla Diriyah Biennale e al Louvre Abu Dhabi. Nel 2023 ha partecipato a una residenza presso il Watermill Center di Robert Wilson; nel 2025 ha ricevuto la Pina Bausch Foundation Fellowship per il biennio 2025-2026.

Chi è Alessandro Gallicchio

Alessandro Gallicchio, nato in Italia nel 1986, è direttore del Dipartimento di storia dell’arte dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e professore associato di storia dell’arte contemporanea alla Sorbona. Le sue ricerche si concentrano sulla storia sociale e politica dell’arte, con particolare attenzione alla propaganda, al colonialismo, alla monumentalizzazione e alla costruzione della memoria storica nello spazio urbano. È stato borsista di Villa Medici da settembre 2024 ad aprile 2025.