Sfera Ebbasta, è polemica per il videoclip girato davanti all’Ultima Cena

Per la Grande Brera è un modo per avvicinare nuovi pubblici al patrimonio culturale, mentre la CGIL parla di uno “svilimento dei beni culturali”

Sfera Ebbasta davanti all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. L’immagine è destinata a circolare molto oltre il pubblico abituale del Cenacolo Vinciano e, probabilmente, era anche questo uno degli obiettivi dell’operazione. Ma l’incontro tra uno dei rapper italiani più seguiti e uno dei capolavori più celebri e delicati del patrimonio nazionale ha immediatamente aperto una discussione. Il videoclip di Lontano, pubblicato il 22 settembre, è stato girato nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Sfera Ebbasta vi compare insieme al figlio Gabriel, davanti al dipinto murale realizzato da Leonardo tra il 1494 e il 1498.

Secondo quanto comunicato dai promotori, si tratta del primo video musicale realizzato davanti all’Ultima Cena. Le riprese sono state effettuate adottando precauzioni specifiche per luci e audio, necessarie per lavorare in un ambiente sottoposto a rigide condizioni di conservazione. Ed è proprio la natura eccezionale del luogo a trasformare un videoclip musicale in un caso culturale.

Sfera Ebbasta incontra Leonardo

La scelta del Cenacolo non viene presentata come una semplice ambientazione spettacolare. Il progetto costruisce un collegamento tra il titolo della canzone, Lontano, e il significato attribuito all’incontro con l’opera di Leonardo. Per i promotori, il video mette in relazione la contemporaneità con «un luogo attraversato da oltre cinque secoli di storia». La distanza evocata dal brano diventa così occasione per fermarsi, uscire dalla quotidianità e interrogarsi su ciò che cambia e su ciò che rimane.

Un’operazione che utilizza inevitabilmente anche la forza simbolica dell’Ultima Cena: non un fondale qualsiasi, ma un’immagine entrata da secoli nella cultura visiva occidentale e continuamente riprodotta, reinterpretata e citata. Questa volta, però, il passaggio avviene direttamente davanti all’originale. Ed è qui che la questione diventa più complessa. Perché una cosa è appropriarsi dell’immagine di Leonardo attraverso una fotografia, una citazione o una reinterpretazione; un’altra è ottenere l’accesso allo spazio fisico nel quale l’opera è conservata e utilizzarlo per una produzione musicale contemporanea.

La Grande Brera difende il progetto

Il direttore della Grande Brera, Angelo Crespi, ha difeso apertamente l’iniziativa, leggendo nella presenza di Sfera Ebbasta un’occasione per raggiungere fasce di pubblico che difficilmente entrano in contatto con la storia dell’arte attraverso i canali tradizionali. «Credo che sia lodevole che una star, tanto amata dal pubblico giovane, scelga un capolavoro così importante e quasi sacro per una riflessione intima sulla propria vita», ha dichiarato Crespi, ricordando anche l’impegno dell’artista a sostegno di progetti rivolti ai ragazzi delle periferie.

Per il direttore, uno degli obiettivi delle istituzioni culturali deve essere proprio quello di rendere il patrimonio accessibile a chi viene generalmente considerato distante dai musei e dalla storia dell’arte: «È un nostro dovere rendere accessibile la bellezza». Il progetto non dovrebbe inoltre esaurirsi nel videoclip. Lontano anticipa l’album PUROSANGUE, la cui uscita è prevista per l’11 dicembre 2026, e il percorso verso la pubblicazione sarà accompagnato da iniziative realizzate in collaborazione con il Museo del Cenacolo Vinciano sul tema dell’inclusione sociale.

La CGIL: «Uno svilimento dei beni culturali»

Di segno opposto la posizione della CGIL, che ha contestato la decisione di concedere il Cenacolo per le riprese. Il sindacato ha definito l’operazione «un errore» e respinto l’idea che l’utilizzo del museo per il videoclip possa essere considerato una forma di valorizzazione. Al contrario, secondo la critica espressa dalla CGIL, si tratterebbe di «uno svilimento dei beni culturali». La contrapposizione mette in luce due modi differenti di interpretare la funzione contemporanea di un museo e, più in generale, del patrimonio culturale.

Da una parte c’è l’idea che un’istituzione debba cercare linguaggi e protagonisti capaci di raggiungere pubblici nuovi, anche accettando contaminazioni con la musica, la moda, il cinema e la cultura popolare. Dall’altra c’è il timore che l’apertura a operazioni di questo tipo possa trasformare un bene culturale in uno scenario esclusivo, attribuendo a produzioni private possibilità di utilizzo che non appartengono all’esperienza ordinaria dei visitatori.

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