Paris Internationale torna nella capitale francese e, come ormai nella natura della manifestazione, lo fa cambiando ancora una volta indirizzo. Per la dodicesima edizione, in programma dal 19 al 24 ottobre 2026, la fiera sceglie il Canal Saint-Martin e gli spazi al 187-189 di Quai de Valmy. Fondata nel 2015 da un gruppo di galleristi come alternativa indipendente ai modelli fieristici più tradizionali, Paris Internationale riunirà quest’anno 56 gallerie e cinque realtà non profit provenienti da 19 Paesi, con 15 nuovi ingressi. Il ritorno a Parigi segue l’esperienza dello scorso aprile a Milano, quando la manifestazione aveva scelto Palazzo Galbani per la sua prima edizione organizzata fuori dalla Francia.
Una nuova sede sul Canal Saint-Martin
Il rapporto con gli edifici che temporaneamente occupa è diventato negli anni uno degli elementi distintivi della fiera. Anche per il 2026 Paris Internationale ha scelto uno spazio parzialmente dismesso, trasformandolo per sei giorni in luogo espositivo. La nuova sede si sviluppa su circa 3.500 metri quadrati distribuiti tra due corpi di fabbrica: una torre di cinque piani affacciata sulla strada e un secondo edificio di tre livelli disposto intorno a una corte. A collegarli è un passaggio interno, mentre quattro cortili portano luce naturale negli ambienti. L’allestimento è stato affidato ancora una volta allo studio di Basilea Christ & Gantenbein, che prosegue la collaborazione con la fiera lavorando sull’adattamento degli spazi e sulla relazione tra architettura e percorso espositivo.

Da Milano a Parigi, con una forte presenza italiana
La selezione mantiene l’attenzione sulle realtà emergenti senza rinunciare alle gallerie che negli anni hanno contribuito a costruire l’identità di Paris Internationale. Tra i ritorni figurano Gaga da Città del Messico, greengrassi da Londra, Deborah Schamoni da Monaco e Gregor Staiger, attiva tra Zurigo e Milano. Particolarmente consistente la rappresentanza italiana. Saranno presenti Ciaccia Levi, Clima, Fonti, Gian Marco Casini, Martina Simeti, Tiziana Di Caro, Vistamare e zaza’, tra realtà con sedi esclusivamente italiane e gallerie attive anche all’estero. Una presenza che arriva pochi mesi dopo la tappa milanese e rafforza il rapporto costruito dalla fiera con il sistema artistico italiano.
Il focus sulla Corea e i progetti speciali
Accanto agli stand, Paris Internationale amplia il programma dei Special Projects, pensati anche in relazione all’architettura industriale della nuova sede.
Tra le principali novità c’è NEXT : KOREA GALLERIES, progetto sviluppato insieme al Korea Arts Management Service (KAMS). Sette gallerie emergenti di Seul saranno riunite nella collettiva Second Nature, offrendo uno spaccato della nuova scena artistica sudcoreana. L’AlUla Contemporary Art Museum e AFALULA porteranno invece a Parigi In the Bellies of the Rock, installazione video multicanale di Ayman Zedani. Il programma comprende inoltre interventi site-specific di Agata Ingarden, presentata con Berthold Pott, Anne Bourse con Crèvecoeur e Georgia Sagri con The Breeder.
Una fiera che resta indipendente
Alla componente commerciale si affiancherà un calendario di appuntamenti aperti gratuitamente al pubblico. Tornano i Talks realizzati in collaborazione con la Fondation Pernod Ricard e le Daily Dérives, visite alla fiera affidate di volta in volta ad artisti, curatori e collezionisti. Sono previste anche presentazioni editoriali e iniziative sviluppate con l’École des Arts Décoratifs (ENSAD), oltre al progetto realizzato dal brand On con Sky High Goods.



