Non soltanto conservare, ma trasformare. È attorno a questa tensione tra memoria e contemporaneità che si è sviluppata la quarta edizione del Premio Maestri d’Eccellenza, promosso da Mestieri d’Eccellenza LVMH insieme a Confartigianato Imprese, Camera Nazionale della Moda Italiana e Fondazione Bvlgari, che il 14 settembre ha riunito al Bvlgari Hotel Roma artigiani, istituzioni e protagonisti del mondo della moda, del design e della cultura.

Un’edizione che restituisce innanzitutto la dimensione di un patrimonio tutt’altro che residuale: sono state oltre mille le candidature arrivate da tutta Italia, a testimonianza della varietà di mestieri e competenze che compongono la filiera dell’alto artigianato italiano. «L’industria del lusso e della moda è spesso associata al big business, ma noi che lavoriamo nel settore sappiamo che dietro ci sono filiere fatte di tantissime imprese di media e piccola estrazione e tantissimi artigiani», ha sottolineato Toni Belloni, Advisor to LVMH CEO e Presidente di LVMH Italia. Realtà dalle quali il sistema non attinge soltanto «tecnica incredibile», ma anche idee e qualità, e che proprio per questo richiedono una responsabilità precisa: «far crescere e conoscere questa caratteristica unica del nostro settore industriale».
Il tema della trasmissione delle competenze si intreccia così con quello della loro evoluzione. Un passaggio particolarmente evidente nelle parole di Quayola, artista e presidente della giuria, che ha raccontato di essere arrivato al premio immaginandolo inizialmente come qualcosa di «nostalgico», per scoprire invece «un processo affascinante e tutt’altro che nostalgico». La tradizione, in questa prospettiva, non coincide con la semplice ripetizione di un gesto, ma con la possibilità di costruire uno sguardo capace di attraversare il tempo.
«La passione dei maestri crea uno sguardo che attraversa e rimane nel tempo», ha spiegato Quayola. È su questo punto che la giuria ha concentrato il proprio lavoro: sull’atto di tramandare l’heritage e, allo stesso tempo, portarlo nella contemporaneità. Una dinamica che l’artista riconosce anche come elemento di connessione con Bvlgari e con la propria ricerca: «La relazione tra passato, presente e futuro nel quale questi mondi si intrecciano è il punto di connessione tra me e Bvlgari, presente in maniera molto forte anche nel mio lavoro. L’arte penetra attraverso mille sfaccettature nella storia».

Una posizione condivisa da Laura Burdese, CEO di Bvlgari, che individua proprio nell’equilibrio tra tradizione e innovazione «la sfida più appassionante» per la Maison. Il rischio, quando si parla di conservazione dei saperi, è infatti quello di cristallizzarli: proteggerli fino a sottrarli al tempo presente. «Quando si tratta di proteggere, tramandare, perpetuare questi saperi si corre il rischio di cristallizzarli nel tempo, togliendoli al tempo del contemporaneo», ha osservato Burdese.
Da qui l’importanza attribuita alla formazione e soprattutto alla creatività delle nuove generazioni. Le accademie Bvlgari, ha spiegato la CEO, devono essere luoghi in cui alla conoscenza della storia e alla sua conservazione si affianchino «la creatività dei giovani, la loro sensibilità artistica, il loro senso d’innovazione». L’obiettivo è trasformare il sapere artigianale da «gestualità quasi meccanica» in un sapere nuovamente vivo, capace di arrivare dal passato al futuro.
È in questa cornice che si collocano i tre vincitori delle categorie del Premio 2026. Il riconoscimento di Maestro Artigiano d’Eccellenza è andato a Carlo Colombo, co-titolare insieme a Mario di Tessitura La Colombina, realtà familiare arrivata alla quarta generazione. Nata nel 1895 come filanda di seta, l’azienda ha attraversato diverse trasformazioni – dal telaio a mano agli accessori, fino alla maglieria – mantenendo al centro la trasmissione del proprio savoir-faire tessile.

A Lorenzo Seghezzi è stato assegnato il titolo di Maestro Emergente Artigiano d’Eccellenza. Il designer e artigiano milanese, che ha fondato il proprio brand nel 2021, lavora sulla sartoria contemporanea mettendo la corsetteria al centro della ricerca. Il corsetto diventa così non soltanto un esercizio di alta manifattura, ma un dispositivo di espressione e autodeterminazione, attraverso una pratica che combina ricerca tecnica e lavorazione manuale.
Il premio per il Maestro dell’Innovazione d’Eccellenza è andato invece a Mirei Monticelli, autrice di sculture e installazioni luminose realizzate in banaca, fibra naturale derivata dall’abaca. Il suo lavoro attraversa geografie e competenze differenti: la materia prende forma nelle Filippine, dove la madre stilista collabora con una comunità di tessitrici, e viene poi reinterpretata e scolpita nello studio italiano dell’artista.
A completare il quadro, la menzione speciale della giuria assegnata a Daniel Mauceri, di Arte Pupara dal 1978. Cresciuto nella famiglia Vaccaro-Mauceri, custode da tre generazioni dell’Opera dei Pupi siracusana, Mauceri porta avanti un patrimonio che comprende la creazione e il restauro dei Pupi, la realizzazione di statue sacre in cartapesta e di gioielli ispirati alle decorazioni delle armature. Il suo laboratorio è contemporaneamente teatro, museo e luogo di formazione, dove tecniche come sbalzo, cesello, modellazione e sartoria vengono rimesse in circolo attraverso uno sguardo contemporaneo.



Il premio, patrocinato quest’anno dal Ministero della Cultura e realizzato con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, riconosce a ciascun vincitore un contributo di 10mila euro da reinvestire nella propria attività, oltre a un percorso di mentoring con professionisti Bvlgari e alla possibilità di visitare gli stabilimenti della Maison, entrando in contatto con i processi produttivi e i savoir-faire che ne definiscono la manifattura.
La dimensione della trasmissione passa infine anche attraverso il racconto. Per questa quarta edizione, ciascuno dei nove finalisti è protagonista di un contenuto audio in formato podcast disponibile su Spotify: è la voce stessa degli artigiani a raccontare le opere, i processi e le storie che stanno dietro alla loro realizzazione. Un ulteriore modo per sottrarre il savoir-faire alla dimensione puramente celebrativa e restituirgli una narrazione, un contesto e soprattutto una voce nel presente.


