Apertura di Palazzo Farinosi Branconi, gioiello architettonico dell’Aquila

Dopo il restauro, Palazzo Farinosi Branconi diventa sede della Galleria BPER – Polo Culturale dell’Aquila, restituendo alla città un importante patrimonio storico e artistico

Nel cuore dell’Aquila, un nuovo capitolo per Palazzo Farinosi Branconi, storico edificio di BPER e oggi sede della Galleria BPER – Polo Culturale dell’Aquila, che riapre al pubblico dopo l’importante intervento di restauro reso necessario dal sisma del 2009. Il progetto, nato dalla ricostruzione post-sisma e sviluppatosi come un intervento di restituzione culturale, restituisce alla città uno dei suoi edifici storici più rappresentativi e una parte significativa della collezione della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila. Affreschi, stucchi e soffitti lignei ne raccontano il valore artistico, mentre la nuova destinazione trasforma il palazzo in uno spazio dedicato all’arte, alla cultura e alla valorizzazione del patrimonio aquilano.

Una storia nella città

Il 6 aprile 2009 il terremoto colpisce duramente L’Aquila e il suo centro storico, che rimane fermo per cinque anni. Anche Palazzo Farinosi Branconi subisce gravi danni, compromettendo la struttura e gli apparati decorativi. Quello che segue è un lungo percorso di studio, consolidamento e restauro, avviato nel 2013, che inizialmente avrebbe dovuto riportare l’edificio alla sua precedente funzione amministrativa. La conoscenza progressiva del palazzo, della sua storia e del patrimonio che custodisce porta però a una scelta diversa. Nel 2023 BPER Banca decide di trasformarlo in uno spazio museale aperto alla collettività.

La storia del palazzo è del resto inseparabile da quella culturale dell’Aquila. Legato alla famiglia Branconio e di Giovanni Battista Branconio, uomo di fiducia di papa Leone X, amico ed esecutore testamentario di Raffaello, l’edificio testimonia la posizione della città all’interno dei grandi circuiti artistici del Rinascimento italiano. Nei secoli successivi il complesso viene ampliato e trasformato, accumulando una stratificazione di interventi, decorazioni e memorie che oggi costituisce parte integrante del suo valore.

Il progetto di recupero ha dovuto quindi confrontarsi con una doppia esigenza: preservare la materia storica e restituire al palazzo una funzione contemporanea. Consolidamento delle murature, ricucitura delle lesioni, rinforzi, interventi sulle volte e sui sistemi di connessione si sono affiancati al restauro degli affreschi, dei soffitti lignei, degli apparati decorativi e degli elementi lapidei. La successiva rifunzionalizzazione ha introdotto gli standard necessari a un moderno spazio museale, con sistemi di conservazione e controllo ambientale, illuminazione, sicurezza, accessibilità e infrastrutture tecnologiche integrate negli ambienti storici.

Un museo dentro la memoria

È in questo contesto che nasce il nuovo Polo Culturale dell’Aquila della Galleria BPER. Il progetto non si limita a portare una collezione dentro un palazzo: cerca piuttosto di costruire un rapporto tra le opere e gli spazi che le accolgono. «Il palazzo torna a vivere», racconta Sabrina Bianchi, responsabile del patrimonio culturale della Galleria BPER. «Riportare in vita questo palazzo, una storia molto importante, un’identità particolare per l’Aquila» significa restituire alla città un luogo nel quale poter «respirare l’anima di questo palazzo» e, soprattutto, «riportare le persone della città, ma anche i visitatori».

Il percorso permanente, Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione, riunisce opere provenienti da diversi nuclei della Corporate Collection BPER. Una parte significativa della storica raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila torna così nel territorio d’origine e dialoga con opere provenienti da altre collezioni confluite nel patrimonio BPER. Il risultato è una geografia artistica che supera i confini regionali e mette in relazione Abruzzo, Marche, Umbria, Roma, Napoli e il Mezzogiorno, dal Quattrocento al primo Novecento.

Dalla collezione al dialogo con il palazzo

La collezione abruzzese porta con sé anche la memoria del lavoro dello storico dell’arte Ferdinando Bologna, le cui scelte contribuirono a costruire un nucleo capace di raccontare la complessità della cultura figurativa del territorio e i suoi rapporti con i principali centri artistici italiani. All’interno di questa narrazione, L’Aquila appare quindi non come una realtà periferica, ma come un crocevia di artisti, committenze, modelli e linguaggi. Tra le opere esposte figura anche l’“Autoritratto allegorico” di Paolo de Matteis. Nella sala Scrigno di memorie, l’opera entra in relazione con l’architettura e con il tema della rappresentazione dell’artista: secondo i curatori, una vera «personificazione di sé stessa». È proprio questo dialogo tra l’opera e lo spazio a costituire uno degli elementi centrali del progetto espositivo.

Greta Rossi, coordinatrice de La Galleria BPER Banca, definisce il nuovo Polo «il traguardo di un progetto che ha richiesto anni», nato dalla tragedia del 2009 e dalla necessità di intervenire su un palazzo «molto abimato dal terremoto». La trasformazione, sottolinea, è stata «una bellissima trasformazione», costruita attraverso un attento «dialogo tra le opere e dentro gli spazi». Una delle sfide principali è stata infatti capire «come integrare queste opere dentro il palazzo», accompagnando le scelte espositive con il lavoro di professionisti di alto livello e con il restauro delle opere. L’obiettivo finale è uno solo: «renderlo vivo».

Restituire, connettere, abitare

Tra gli ambienti più significativi del palazzo, la Sala di San Clemente restituisce in modo esemplare questa relazione tra architettura, decorazione e memoria. Il ciclo pittorico dedicato a san Clemente I, probabilmente commissionato nei primi anni del Seicento da Girolamo Branconio, dialoga con il soffitto ligneo decorato da putti, mascheroni e stemmi della famiglia. Dopo il sisma gli affreschi sono stati distaccati per consentire il consolidamento dell’edificio e la loro ricollocazione ha richiesto un articolato lavoro di studio, restauro e ricostruzione, supportato anche da rilievi tridimensionali e strumenti digitali. La riapertura della sala diventa così un gesto simbolico: recuperare un ambiente significa recuperare una parte della memoria del palazzo, ma anche restituirla a una dimensione pubblica. È la stessa logica che attraversa l’intero Polo, pensato come uno spazio aperto a cittadini, studiosi, scuole, famiglie e visitatori, con visite guidate, attività educative, programmi di approfondimento e iniziative culturali.

Il progetto si sviluppa inoltre attraverso il Protocollo d’Intesa tra BPER Banca, Fondazione Carispaq e Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila, mettendo in relazione patrimonio, ricerca e formazione. La curatela scientifica, la catalogazione della collezione, la produzione di contenuti e il coinvolgimento di studenti e giovani studiosi diventano parte di un’idea più ampia: non soltanto conservare le opere, ma produrre nuova conoscenza intorno a esse. L’apertura del Polo, inserita nel programma di L’Aquila 2026 – Capitale italiana della Cultura, assume così un significato che va oltre il singolo edificio. Dopo Modena e in vista del Polo di Ferrara, il Sistema dei Poli Culturali BPER costruisce una rete di luoghi pensati per creare connessioni tra opere, territori e comunità. L’Aquila diventa un nuovo punto di riferimento culturale del Centro-Sud, riportando nel territorio opere, memorie e relazioni artistiche che appartengono alla sua storia.

A distanza di oltre quindici anni dal terremoto, Palazzo Farinosi Branconi non è semplicemente un edificio recuperato. È un luogo che cambia funzione senza perdere la propria identità, dove la ricostruzione architettonica incontra la restituzione artistica e la memoria diventa esperienza contemporanea. «Il palazzo torna a vivere», dice Sabrina Bianchi. E in questa nuova vita il patrimonio non rimane immobile: torna a essere visto, studiato, attraversato e condiviso.