La Piramide Cestia torna visitabile dopo un nuovo intervento di riqualificazione che ha interessato l’area archeologica e migliorato le condizioni di accesso e fruizione del monumento. Il progetto, curato dalla Soprintendenza Speciale di Roma e finanziato nell’ambito del PNRR – Caput Mundi per il Giubileo 2025, ha riguardato in particolare l’illuminazione, l’accessibilità e la sistemazione degli spazi circostanti.
Il risultato potrà essere scoperto dal pubblico già a partire da settembre, con una serie di visite gratuite che permetteranno anche di osservare la piramide nelle ore serali, valorizzata dal nuovo progetto di luce.
Una nuova illuminazione per la Piramide e la camera funeraria
Uno degli elementi centrali dell’intervento è il completo rinnovamento dell’impianto di illuminazione scenografica. Il progetto interessa sia l’esterno della Piramide sia la camera funeraria e punta a rendere più leggibile l’architettura del monumento, insieme alle decorazioni conservate all’interno.
La nuova illuminazione assume un ruolo particolarmente significativo nelle aperture serali, quando il profilo della Piramide emerge nel paesaggio urbano del quartiere Ostiense e può essere osservato secondo una prospettiva diversa rispetto alla normale visita diurna. I lavori non si sono però limitati alla luce. È stato realizzato un percorso di accessibilità con una nuova pavimentazione, mentre le aree verdi sono state sistemate insieme all’impianto di irrigazione. Sono arrivati anche nuovi pannelli informativi e sono state riqualificate le recinzioni.

L’intervento ha inoltre previsto la sostituzione del cancello d’ingresso da piazzale Ostiense, l’installazione di un nuovo corrimano lungo la scalinata e una riorganizzazione degli spazi destinati alla colonia felina presente nell’area archeologica. L’obiettivo, secondo Barbara Rossi, responsabile della Piramide Cestia, è stato quello di migliorare le diverse componenti dell’esperienza di visita senza alterare l’identità del monumento.
Visite gratuite a settembre e ottobre
La riapertura sarà accompagnata da un programma di visite gratuite compreso tra il 4 settembre e il 31 ottobre 2026. Le visite guidate serali inizieranno il 4 settembre e si terranno tutti i venerdì dello stesso mese: 4, 11, 18 e 25 settembre. Per le aperture diurne, non guidate, il calendario prevede invece il 5, 12, 19, 26 e 27 settembre e il 3, 10, 17, 24 e 31 ottobre.
Nelle diverse giornate saranno disponibili più turni. Ogni visita avrà una durata complessiva di 45 minuti e sarà necessario prenotare, fino all’esaurimento dei posti disponibili.
Dalla costruzione romana ai restauri contemporanei
La Piramide Cestia fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. lungo la via Ostiense come monumento funerario di Caio Cestio, appartenente al collegio sacerdotale degli Epuloni. Secondo quanto tramandato dall’iscrizione monumentale, la costruzione doveva essere completata entro 330 giorni, in conformità alle disposizioni testamentarie.
La sua forma testimonia il fascino esercitato dalla cultura egizia sulla società romana dopo la conquista dell’Egitto. La Piramide di Caio Cestio non era, peraltro, l’unico monumento di questo tipo nell’antica Roma: altre costruzioni piramidali sorgevano in diverse zone della città, ma non sono sopravvissute.
Alta 36,40 metri e impostata su una base quadrata con lati di 29,50 metri, la Piramide presenta un nucleo in opera cementizia con cortina di mattoni e un rivestimento esterno formato da lastre di marmo lunense. All’interno si trova la camera funeraria coperta da una volta a botte e decorata con pitture riconducibili al terzo stile pompeiano.
Un passaggio decisivo per la conservazione dell’edificio avvenne tra il 272 e il 279 d.C., quando la Piramide venne inglobata nelle Mura Aureliane. La sua nuova funzione all’interno del sistema difensivo della città contribuì a preservarla dalle spoliazioni che nei secoli interessarono numerosi monumenti dell’antica Roma.

Una piramide attraversata da duemila anni di storia
Nel Medioevo la reale origine del monumento era ormai stata dimenticata e la Piramide venne erroneamente identificata come Meta Remi, cioè la tomba di Remo. Era associata alla cosiddetta Meta Romuli, un’altra piramide che sorgeva nell’area dell’attuale via della Conciliazione e che fu demolita nel 1499, durante il pontificato di Alessandro VI Borgia, in vista del Giubileo.
I primi scavi citati nella ricostruzione storica del monumento risalgono al 1633. Le indagini permisero di chiarire l’identità del sepolcro grazie anche al ritrovamento, all’esterno, delle basi di due statue dedicate a Gaio Cestio. L’apertura di un accesso consentì inoltre di raggiungere la camera funeraria, trovata però già vuota, probabilmente perché violata dai tombaroli nei secoli precedenti.
Tra gli episodi più curiosi della sua lunga storia figura anche il progetto, mai realizzato, di Francesco Borromini di trasformare la camera funeraria in una chiesa.
Dal mecenatismo privato ai fondi del PNRR
La riqualificazione appena conclusa rappresenta un nuovo capitolo di una storia conservativa che negli ultimi decenni ha conosciuto diversi interventi. Nel 2001 era stata restaurata la cella funeraria, mentre nel 2013 il mecenate giapponese Yuzo Yagi finanziò con un milione di euro il recupero dei marmi e delle superfici esterne della Piramide.
Quel restauro portò alla riapertura al pubblico del monumento nel 2015, con un nuovo percorso di visita. Negli ultimi tre anni il sito è stato nuovamente interessato da lavori che ne hanno comportato la chiusura.


