Acquistare un’opera d’arte significa oggi molto più che scegliere un artista o seguire il proprio gusto estetico. Ogni acquisizione comporta una serie di valutazioni che spaziano dalla provenienza all’autenticità, dalla contrattualistica agli aspetti fiscali e successori, in un contesto di mercato sempre più globale e tecnologicamente evoluto. Collezionare senza rischi. Guida legale, fiscale e notarile all’acquisto d’arte nasce proprio con l’obiettivo di offrire a collezionisti e professionisti uno strumento pratico per orientarsi tra queste tematiche. Abbiamo intervistato l’avvocato Gilberto Cavagna di Gualdana, curatore del volume, per parlare non solo della guida, ma anche dell’evoluzione del diritto dell’arte e delle nuove sfide poste dall’innovazione e dalla digitalizzazione delle opere e del mercato.

Collezionare senza rischi richiama un’esigenza molto concreta. Qual è stata la motivazione che vi ha spinto a realizzare questa guida?
La guida nasce dall’esigenza di offrire “una bussola” per orientarsi nel mercato dell’arte, perché dietro l’acquisto di un’opera si nascondono implicazioni legali, fiscali e notarili spesso sottovalutate, in un quadro normativo frammentato e di non facile interpretazione. L’obiettivo auspicato è rendere l’acquisto più consapevole, aiutando collezionisti, operatori del settore o semplici e occasionali appassionati a conoscere diritti, rischi, tutele e obblighi, così da evitare che un “sogno” si trasformi in un “incubo”.
Negli ultimi anni il mercato dell’arte è profondamente cambiato: vendite online, maggiore internazionalizzazione, nuovi operatori. Sono cambiati anche i rischi giuridici per chi acquista un’opera?
Sì, i rischi sono oggi più stratificati: non riguardano solo autenticità e prezzo, ma anche provenienza, circolazione internazionale, vincoli culturali, diritti d’autore, compliance, fiscalità e antiriciclaggio. La digitalizzazione e l’internazionalizzazione aumentano la necessità di verifiche preventive, perché la commerciabilità dell’opera dipende non solo dalla sua qualità artistica, ma anche dalla sua “storia” documentale e dalla sua possibile o meno libera circolazione.
Qual è l’errore che vedi compiere più spesso ai collezionisti, anche esperti, prima di acquistare un’opera? E quali verifiche dovrebbero essere considerate imprescindibili prima di acquistare un’opera, indipendentemente dal suo valore economico?
L’errore più frequente, anche se ben comprensibile, è acquistare sull’onda dell’emozione, senza una due diligence adeguata. Le verifiche che dovrebbero essere imprescindibili sono almeno queste: (i) autenticità e attribuzione; (ii) provenienza e ricostruzione della storia dell’opera; (iii) titolo di acquisto del venditore, per verificare che possa legittimamente alienarla; (iv) assenza di vincoli o limiti alla circolazione; (v) stato di conservazione (condition report); (vi) verifica nelle banche dati di opere rubate o disperse, come Art Loss Register o la banca dati dei Carabinieri TPC; (vii) eventuale expertise e documentazione archivistica. Queste verifiche andrebbero svolte indipendentemente dal valore economico dell’opera, perché incidono su identificazione, circolazione e valore (attuale e futuro).

La provenienza delle opere è diventata sempre più significativa e centrale nella due diligence. Quanto conta oggi la documentazione relativa alla provenienza e quali sono gli elementi che un acquirente dovrebbe pretendere di ricevere? Allo stesso modo, nel dibattito sull’autenticità delle opere si tende spesso a concentrarsi sull’attribuzione artistica. Dal punto di vista giuridico, quali sono invece i profili più delicati?
La documentazione di provenienza oggi conta moltissimo, perché serve a dimostrare la lecita circolazione del bene e a ridurre il rischio di contestazioni future. Sul piano giuridico, il profilo delicato non è solo “chi è l’autore”, ma anche se il venditore ha adempiuto agli obblighi informativi ex art. 64 Codice dei beni culturali, se l’opera è liberamente circolabile o soggetta a vincoli/esportazione, se il venditore è proprietario o ha titolo per vendere, quali rimedi spettano all’acquirente in caso di non autenticità o falsa attribuzione: annullamento per errore/dolo o risoluzione per “aliud pro alio”. L’autenticità, del resto, non è una qualità accessoria, ma può costituire l’essenza stessa del bene.
Quali sono le controversie che più frequentemente arrivano all’attenzione di un avvocato specializzato in diritto dell’arte? E quali possono essere prevenute con una corretta contrattualistica?
Le controversie più frequenti, per esperienza e per casistica giurisprudenziale, riguardano l’autenticità / falsa attribuzione, con le conseguenti domande di risoluzione, annullamento, restituzione del prezzo e risarcimento, nonché quelle sui diritti di utilizzazione economica non trasferiti insieme all’opera. Molte di queste controversie possono essere prevenute con una contrattualistica ben costruita.
L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e gli strumenti di verifica tecnologica stanno cambiando il modo di acquistare e documentare le opere. Ritieni che nei prossimi anni cambierà anche il modo di fare la due diligence?
Sì. Blockchain e certificati digitali costituiscono strumenti di tracciabilità sempre più utilizzati, anche se non sostituiscono i modelli normativi tradizionali e non hanno valore di “pubblica fede”. La due diligence sta divenendo sempre più tecnologica, ma continuerà ad avere un nucleo giuridico-documentale essenziale.

La tecnologia sta rendendo sempre più sofisticati gli strumenti di autenticazione, tracciabilità e gestione delle opere d’arte. Pensi che il diritto stia evolvendo con la stessa rapidità o esistono ancora aree in cui la prassi di mercato corre più veloce delle regole?
No, almeno non sempre. Il mercato usa già strumenti come database, procedure di vetting, certificazioni digitali e blockchain, ma questi non equivalgono a una prova legale piena della proprietà. In questo senso, la prassi di mercato appare più veloce delle regole soprattutto in materia di tracciabilità digitale, certificazioni tecnologiche, gestione documentale avanzata, nuove forme di circolazione e valorizzazione dell’opera. Anche nel mercato dell’arte l’AI avrà un impatto rilevante, anche se ancora da chiarire e scoprire.
Digitalizzazione delle transazioni, opere generate dall’IA, tokenizzazione e proprietà frazionata, circolazione internazionale, sostenibilità e compliance. Quali sono, a tuo avviso, le principali sfide giuridiche che il mercato dell’arte dovrà affrontare nei prossimi anni?
Le principali sfide giuridiche del mercato dell’arte sembrano essere, da un punto di vista legale, digitalizzazione delle transazioni e tenuta probatoria della documentazione digitale, opere generate dall’IA e relative questioni di diritto d’autore, paternità e sfruttamento, tokenizzazione e proprietà frazionata, che pongono problemi di titolarità, circolazione e governance. Inoltre, comportano una riflessione anche altre “sfide”, non prettamente legali ma non meno rilevanti, come la fiscalità del collezionismo, inclusa la distinzione tra collezionista privato e operatore professionale e la compliance antiriciclaggio e la trasparenza dei flussi finanziari.
Se dovessi condensare il messaggio del libro in un unico consiglio rivolto a chi inizia oggi a collezionare, quale sarebbe?
Non comprare mai solo l’opera: compra sempre anche la sua documentazione. Nel mercato dell’arte, ciò che conta non è solo ciò che si possiede materialmente, ma soprattutto ciò che si può dimostrare in termini di autenticità, provenienza, titolarità e libera circolazione. Parafrasando la celebre frase di Humphrey Bogart in L’ultima minaccia, «È il mercato, bellezza! E tu non puoi farci niente!».



