MACAAL, il museo di Marrakech che racconta il presente dell’arte africana

Tra collezione permanente e mostre temporanee, l'istituzione si afferma come un punto di riferimento per la ricerca artistica, la riflessione decoloniale e il dialogo culturale sul continente africano

A pochi chilometri dal centro di Marrakech, il Musée d’Art Contemporain Africain Al Maaden (MACAAL) rappresenta una delle istituzioni più autorevoli dedicate all’arte contemporanea africana. Fondato nel 2016 dalla Fondation Alliances, il museo indipendente e senza scopo di lucro è stato tra i primi del continente a costruire una collezione permanente dedicata esclusivamente alla produzione artistica africana contemporanea, affiancandola a un’intensa attività espositiva, educativa e di ricerca.

Cos’è il MACAAL

La missione del MACAAL va oltre la conservazione delle opere. Il museo si propone infatti come luogo di confronto culturale, formazione e riflessione critica, promuovendo artisti affermati ed emergenti provenienti dal Marocco, dal resto dell’Africa e dalla diaspora. Insieme a istituzioni come lo Zeitz MOCAA di Città del Capo e alla Fondation Zinsou di Cotonou, rappresenta una delle poche realtà museali africane in grado di custodire e raccontare il patrimonio artistico del continente direttamente sul suolo africano.

Dopo un importante intervento di rinnovamento, nel febbraio 2025 il museo ha inaugurato una nuova fase della propria storia con l’apertura della collezione permanente Seven Contours, One Collection, un percorso curatoriale firmato da Morad Montazami e Madeleine de Colnet di Zamân Books & Curating. Più che una tradizionale esposizione cronologica, il progetto propone una lettura tematica dell’arte africana contemporanea attraverso sette “verbi” – Décoloniser, Transcrire, Initier, Cohabiter, Confluer, Promettre e Tisser – ai quali si aggiunge lo spazio Connecter, dedicato alla storia dell’arte africana contemporanea dalle indipendenze fino ai giorni nostri.

Ogni sezione affronta questioni centrali del dibattito contemporaneo, dalla memoria alle identità, dalle trasformazioni sociali alle pratiche artistiche, invitando il visitatore a confrontarsi con un’Africa plurale e in continua evoluzione. Il percorso riflette la visione del museo, che si definisce femminista, decoloniale e socialmente impegnato, con l’obiettivo di costruire una narrazione dell’arte africana libera dagli schemi interpretativi esclusivamente occidentali. Particolare rilievo assume il tema della decolonizzazione. Attraverso opere che affrontano le conseguenze del colonialismo, la dispersione del patrimonio culturale africano e la costruzione degli immaginari sul continente, il MACAAL invita a ripensare il concetto stesso di arte africana contemporanea, proponendo una prospettiva che parte dall’Africa e dialoga con le sue molteplici diaspore, dai Caraibi alle Americhe fino all’Europa.

MACAAL, i progetti del 2026

La vitalità del museo emerge anche dalla ricca programmazione di mostre temporanee, spesso concepite come produzioni originali realizzate in stretta collaborazione con gli artisti. Tra i progetti più significativi del 2026 figura Under Destruction, personale di Ismail Alaoui Fdili, allestita nell’Artist Room nell’ambito della terza edizione del Mai de la Photo, dedicata al tema della memoria. L’artista affronta il tema della trasformazione urbana documentando i processi di demolizione che interessano città come Casablanca, ma anche Francia e Cambogia. Attraverso fotografie stampate su cemento, elementi scultorei in calcestruzzo e un documentario in bianco e nero realizzato con il coinvolgimento degli abitanti della medina, Alaoui Fdili riflette sulla scomparsa dell’architettura Art Déco, sulla memoria dei luoghi e sulla resilienza delle comunità che vivono questi cambiamenti. Il progetto, sviluppato insieme agli artigiani locali, mette in relazione patrimonio materiale, trasmissione dei saperi e identità urbana.

Di natura completamente diversa è Crazy Lines, l’installazione site-specific di Yassine Balbzioui, tra gli artisti marocchini più riconosciuti sulla scena internazionale. Realizzata durante una residenza di produzione al MACAAL, l’opera occupa la scala che collega i diversi livelli del museo trasformandola in una grande scenografia immersiva. Affreschi, dipinti a olio e strutture tridimensionali dialogano con l’architettura, mentre il caratteristico universo popolato da figure mascherate, personaggi grotteschi e situazioni al limite tra ironia e inquietudine invade lo spazio espositivo. Il motivo della maschera, ricorrente nella ricerca dell’artista, diventa uno strumento per interrogare identità, rappresentazione e costruzione dei ruoli sociali, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza che richiama il linguaggio del teatro e della performance.

Le mostre temporanee si affiancano a un articolato programma di attività educative, incontri, laboratori e residenze artistiche che fanno del MACAAL un centro di produzione culturale oltre che un museo. L’istituzione promuove infatti il dialogo tra artisti, curatori, studiosi e pubblico, favorendo nuove letture della contemporaneità africana e sostenendo la crescita delle nuove generazioni di creativi. Come ricorda il presidente del museo Othman Lazraq, «collezionare significa lottare contro l’oblio e costruire il futuro». Una dichiarazione che sintetizza la filosofia del MACAAL, che intende contribuire alla costruzione di una storia dell’arte africana scritta dal continente stesso, capace di dialogare con il mondo senza rinunciare alla propria autonomia culturale.

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