Nel Viaggio in Italia (1813-1817), Johann Wolfgang von Goethe esprime una visione dell’arte sorprendentemente moderna, fondata su un approccio aperto e non dogmatico, in cui la fruizione estetica resta affidata alla sensibilità e alla libertà interpretativa dell’osservatore. Un’intuizione che nasce dal confronto con il Belpaese, dove la bellezza non ha bisogno di essere cercata e l’arte si manifesta fra gli spazi del quotidiano: nelle chiese, nelle piazze, tra le rovine e nei paesaggi urbani che accompagnano, spesso inconsapevolmente, lo sguardo di chi li attraversa. Da questa esperienza prende forma un’idea di patrimonio come bene aperto e condiviso, sottratto a letture univoche e restituito a molteplici interpretazioni. È una visione che LoveItaly, Ente del Terzo Settore presieduta dall’archeologo inglese Richard Hodges, istituita a Roma con l’obiettivo di tutelare il patrimonio culturale nazionale, accoglie e traduce in azione concreta. Attraverso campagne di donazione, progetti di mecenatismo e cooperazione con le istituzioni, l’organizzazione senza fini di lucro contribuisce al restauro e alla restituzione al pubblico di opere e luoghi che altrimenti rischierebbero l’oblio. Sono infatti diverse le campagne di crowdfunding portate a termine, tra cui il restauro del dipinto L’Estasi di Santa Teresa d’Ávila di Palma il Giovane nella chiesa romana di San Pancrazio, quello del monastero medievale della Certosa di San Giacomo a Capri e l’intervento sul Tiaso Marino della Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Corsini a Roma.

In questo senso, il patrimonio non viene separato dalla vita quotidiana né irrigidito in una dimensione esclusivamente specialistica, ma rimesso in circolo come bene comune, vivo nella contemporaneità e parte di una memoria collettiva. Se la sua ricchezza risiede soprattutto nella libertà interpretativa che è in grado di attivare, allora conservare un’opera significa, prima di tutto, permetterle di essere continuamente riletta. È a partire da queste premesse che si innesta l’esperienza di LoveItaly, di cui Flavia Taggiasco, giornalista e Responsabile della Comunicazione, ripercorre la genesi sottolineandone fin da subito il forte carattere cosmopolita. «LoveItaly nasce a Roma da una serie di coincidenze fortuite, tutte avvenute proprio nella Capitale. Fin dall’inizio ha avuto un respiro internazionale: a pochissimi giorni dalla fondazione, infatti, è stata istituita anche American Friends of LoveItaly, non profit statunitense con l’obiettivo di facilitare il coinvolgimento dei mecenati americani. La regolamentazione fiscale delle non profit negli USA è piuttosto complessa, ma al tempo stesso favorisce notevolmente le donazioni, rendendole molto più diffuse rispetto all’Italia. L’idea di creare un ponte tra cultura e filantropia è maturata quasi per caso: incontri inaspettati, dialoghi informali e la determinazione di chi ha creduto nella possibilità di scardinare prassi burocratiche consolidate hanno trasformato un’intuizione in una realtà concreta. In oltre dieci anni di attività, LoveItaly è riuscita a coinvolgere donatori di diversa entità e provenienza, segnale chiaro dell’attenzione e della responsabilità internazionale verso il patrimonio del nostro Paese». Alla dimensione relazionale si affianca una struttura operativa solida, capace di muoversi con efficacia all’interno di un sistema normativo complesso, soprattutto nei rapporti con i mecenati statunitensi e con la pubblica amministrazione italiana. A chiarire nel dettaglio il funzionamento di questo meccanismo interviene la vicepresidente e cofondatrice di LoveItaly, Tracy Roberts: «Ancora una volta si è trattato di una coincidenza. Stavamo lavorando a un intervento di restauro in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, siamo venuti a conoscenza della volontà di un mecenate americano di finanziare il recupero de La Corsa dei Barberi di Corrado Cagli, il grande murale che domina la sala principale dell’Accademia Nazionale di Danza sull’Aventino, a Roma.

Affinché il donatore potesse beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dal sistema statunitense, era però necessario che i fondi transitassero attraverso una non profit americana. Abbiamo quindi messo a disposizione la nostra organizzazione, American Friends of LoveItaly, permettendo così che le risorse arrivassero rapidamente e che il progetto fosse finanziato senza ritardi. Questo meccanismo consente di destinare fondi raccolti negli Stati Uniti a progetti di valorizzazione su tutto il territorio italiano e si rivela particolarmente efficace anche nel dialogo con la pubblica amministrazione, dove i tempi burocratici possono talvolta rallentare gli interventi. Inoltre, lavoriamo esclusivamente con restauratori iscritti agli albi ufficiali, spesso indicati direttamente dalle istituzioni con cui collaboriamo, garantendo così il massimo livello di competenza e trasparenza». All’interno di questo dispositivo prendono forma alcune delle collaborazioni più significative sviluppate negli ultimi anni, come quella con l’azienda Sphere Italia per quanto riguarda il restauro del ninfeo e delle fontane del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: non semplici interventi di sostegno, ma alleanze che interrogano il ruolo del privato nella tutela del patrimonio. In un contesto segnato dalla progressiva contrazione delle risorse pubbliche, tali partnership contribuiscono a ridefinire la responsabilità culturale come ambito condiviso, piuttosto che come prerogativa esclusiva dello Stato, restituendo all’arte una dimensione pubblica e una presenza attiva nello spazio contemporaneo. Nella stessa logica di apertura si colloca Arte Fuori dal Museo, iniziativa resa possibile grazie a un protocollo d’intesa con la Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e Federalberghi Lazio, che sposta l’attenzione dall’intervento conservativo alla dimensione della divulgazione. Portando le opere fuori dagli spazi istituzionali e inserendole in contesti quotidiani – in particolare all’interno degli hotel – il progetto mette in discussione l’idea del museo come luogo esclusivo del sapere e propone una fruizione più diretta e inclusiva, svincolata da codici specialistici.

Come osserva la Responsabile dei Progetti dell’ente Jessica Edwards, questa operazione riesce a incarnare l’essenza primaria dell’associazione: «La diffusione del patrimonio culturale nazionale e la promozione di un’idea di arte senza barriere, accessibile al di là dei livelli di istruzione. Chiunque può rispondere al bello, poiché la bellezza è universale. In quel senso la nostra comunità è infinita, ma intangibile». Le parole di Edwards riportano l’arte a una dimensione primaria, in cui l’esperienza precede l’interpretazione e la conoscenza si forma attraverso l’incontro diretto con l’opera, senza confini o appartenenza. In questa diagnosi si annida però una tensione profonda: la meraviglia culturale che Goethe riconosceva come presenza costante nel paesaggio italiano rischia oggi di annichilirsi. A venir meno, non è l’interesse per l’arte, ma una progressiva perdita di consapevolezza del suo valore civile. Eppure, la tutela del patrimonio e del paesaggio è iscritta tra i principi fondativi della Repubblica, come responsabilità collettiva e non come patrimonio delegato. Quando tuttavia questa coscienza si indebolisce, la bellezza resta intatta nella sua forma, ma perde forza nella sfera pubblica, scivolando ai margini dell’esperienza comune. Ed è qui che LoveItaly si propone come risposta sensibile a una responsabilità rimasta a lungo sospesa. Il suo operare non si limita al sostegno dei restauri, ma incide sul senso stesso della tutela, intesa come gesto continuo di attenzione e restituzione. Lasciare un’opera libera di essere interpretata significa anche garantirle un posto vivo nel presente, affinché continui a essere riconosciuta come parte integrante di un futuro che, indissolubilmente, ci appartiene.
All photos courtesy LoveItaly


