“Cose da Paz” al Maxxi di Roma, che raccoglie il testimone della mostra “La matematica del segno” al Maxxi L’Aquila, incentrata sugli anni di formazione e sui primi incredibili esperimenti di Andrea Pazienza, per completarne il racconto. Già entrando nel bookshop è possibile perdersi tra libri, poster e oggettistica dedicati al geniale fumettista nato a San Benedetto del Tronto. Correva l’anno 1956, e nel settantesimo anniversario della sua nascita la Capitale accoglie fino al 27 settembre il secondo capitolo di questo grande progetto espositivo sviluppato per stanze tematiche e per colori. Una gioia per gli occhi di grandi e giovanissimi con questi ultimi che, ci dicono dal museo, sono sempre più numerosi.

Decima puntata, «Alter alter» n. 7, COLLEZIONE PRIVATA
“Non sempre si muore”, con la curatela di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, è un magnifico viaggio che copre l’intera carriera di “Paz”: dagli anni della formazione fino alle ultime opere. Un percorso espositivo, accompagnato da un accurato ed esauriente catalogo edito da Coconino Press (365 pagine, 45 euro), con testi di Cinzia Leone, Maicol & Mirco, Vincenzo Mollica, solo per citare alcune firme, che è il tentativo più esteso (e riuscito) di ricomporre con fumetti, disegni, fotografie, lettere e poesie il ritratto di una figura la cui arte, come ha detto il presidente di Fondazione Maxxi, Maria Emanuela Bruni, «resta una scintilla sempre viva, capace di continuare ad accendersi nel tempo e di ricordarci, come lui stesso ci ha insegnato».
“Non sempre si muore”, appunto: un titolo tratto da una corposa intervista rilasciata da Pazienza al noto conduttore radiofonico e televisivo britannico Clive Griffiths nel 1988, poco prima della morte, che lo colse il 16 giugno di quell’anno a Montepulciano (Siena). Personalmente, viaggiando a ritroso, di Pazienza ho amato “Pompeo”, il racconto che Paz stesso ha definito «visceri sul tavolo», attraverso l’alter ego Pompeo, del rapporto con l’eroina. E ancora, “Zanardi”, l’antieroe dal naso tagliente, la mandibola allungata e gli occhi vuoti da predatore, in costante battaglia con i demoni dell’ipocrisia e del perbenismo. L’unico personaggio che Pazienza porterà avanti fino alla prematura scomparsa. Infine, “Le straordinarie avventure di Pentothal”, l’opera prima di Pazienza. Un esordio col botto. Nota a parte: “Pertini”, l’amatissimo “presidente partigiano missionario” omaggiato dall’artista marchigiano scomparso a 32 anni come «l’ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini».

COLLEZIONE PRIVATA

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C’è tutto questo (e molto altro) in “Non sempre si muore”, l’esposizione al Maxxi che segue un ordine cronologico, restituendo al visitatore la logica interna e la straordinaria complessità dell’opera di Pazienza. Dagli anni della formazione fino alle ultime opere, la mostra si snoda attraverso bozzetti a matita, studi, tavole, testi, performance, illustrazioni e disegni pittorici. Ma anche poesie, prose, lettere private, foto, filmati, registrazioni audio e molto altro ancora. Senza tralasciare una delle opere più attese: il monumentale murale che Pazienza realizzò live, in appena tre ore, nel 1987 alla Mostra d’Oltremare, durante la quarta Fiera del Fumetto.
Non è un caso che il direttore artistico del Maxxi, Francesco Stocchi, afferma: «Pazienza è una moltitudine, ogni opera ridefinisce le regole, ogni tavola è linguaggio e insieme rottura, ogni personaggio un dispositivo che deforma e amplifica il reale». E proprio la parola “moltitudine” riecheggia in una sala dove sono riprodotte alcune opere i cui originali sono dispersi o che non è stato possibile esporre a causa del diniego dei proprietari.

Curiosa, poi, la playlist “Paz” su Spotify che accompagna la mostra; a cura del giornalista Gino Castaldo, presenta 32 brani che spaziano da “Psycho Killer” dei Talking Heads a “Fragile” di Sting, da “La cattiva strada” di Fabrizio De André a “Silvia lo sai” di Luca Carboni. Alla fine, una domanda è più che lecita: Pazienza è ancora vivo? Certo che sì, lo è nei suoi capolavori e nelle sue tavole, che non smettono di parlare (e di sorprendere) al presente. Tra attualità e fantasia, considerato che lui stesso affermava che «il fumetto è evasione. La parola evasione è una parola bellissima. Ed evadere è sempre bello, la cosa più saggia da fare».

COLLEZIONE PRIVATA

1987, COLLEZIONE PRIVATA

COLLEZIONE FRANCESCO BAZZANA
Info: www.maxxi.art


