Battiato l’artista, il volto nascosto del maestro

La dimensione meno esplorata del maestro siciliano prende forma in un saggio illustrato che racconta Battiato oltre la musica

Si poteva chiudere a doppia mandata “l’esperienza battiatica” dentro un solo volume disegnato? In particolare, dopo aver compreso di aver a che fare non solo con un cantante geniale ma con un universo (ancora) da indagare? Ed esplorando, si poteva ignorare il fatto che il maestro siciliano era anche pittore e regista? Uno, nessuno e centomila, prendendo in prestito il titolo del romanzo di Luigi Pirandello, anche lui “isolano”, pubblicato nel 1926.

Così, a distanza di un secolo, dopo aver presentato il saggio illustrato Battiato l’alieno, eccoci a parlare del nuovo lavoro realizzato a quattro mani da Maurizio Di Bona (disegni) e Alessio Cantarella (testi), sempre per Mimesis Edizioni: Battiato l’artista (collana: Il caffè dei filosofi, 172 pagine, 20 euro). Un lavoro che anticipa il terzo volume che chiude la trilogia, Battiato l’apolide, incentrato sul tema del viaggio (declinato in tutte le sue accezioni: da quella geografica a quella spirituale, se non astrale) e in uscita ad autunno prossimo.

Ma senza voler mettere troppa carne al fuoco, concentriamoci ora su questo lavoro che è un (magnifico) giro di boa per Di Bona e Cantarella. Battiato l’artista – con prefazione dell’artigiano, monaco, antropologo e tanatologo Guidalberto Bormolini («ora io credo che lui canti le sue canzoni insieme al Creatore di tutto l’universo, che aspettava un artista così») – sonda la viscerale dimensione pittorica e cinematografica dell’artista scomparso a Milo (Catania) il 18 maggio di cinque anni fa. «Quello che stiamo portando avanti con Cantarella è un viaggio, bello ma soprattutto divertente, che non poteva chiudersi dopo il primo volume e che continua, non a caso, con un terzo capitolo. Il mondo di Battiato, come si è detto più volte, è simile a una galassia in espansione: più lo si conosce e più si scoprono aspetti nuovi», spiega Di Bona. 

Che aggiunge: «“Battiato l’artista” aggiunge molto al volume precedente. La dimensione del Battiato pittore che firmava i suoi quadri come Süphan Barzani e quella del Battiato regista di cinema e teatro. Attività che sono rimaste un po’ nell’ombra rispetto al percorso sotto i riflettori del compositore e del cantautore, ma che in qualche modo sono complementari. C’è anche il racconto di una parentesi calcistica giovanile, per nostra fortuna breve, che non so quanti conoscano».

Un lavoro “a quattro mani”, come abbiamo scritto. «Devo ammettere che fin da subito gli incastri hanno funzionato come dovevano, a conferma del fatto che la via era giusta. La tecnologia ha reso poi tutto facile e possibile. In un altro tempo, essendo io in Polonia e Cantarella a Catania, quando non in giro per il mondo, avremmo avuto serie difficoltà a comunicare quasi tutti i giorni per confrontarci e definire il materiale da pubblicare. Con fax e telefono non credo sarebbe venuto fuori un buon risultato e, costi a parte, i tempi sarebbero triplicati». Quindi Di Bona aggiunge: «Al netto della libertà grafiche, per le quali verrò redarguito dagli interessati un giorno (lontano), l’obiettivo è stato quello di raccontare Battiato in modo alternativo e da più punti di vista, attraverso una coralità di voci. Il risultato è un caleidoscopio in cui confluiscono ricordi e aneddoti che restituiscono un Battiato leggero e umano, fuori dalla cornice del “santino” e ancor di più del “pesantino”. Vabbè, l’ho detta».

A questo punto interviene Cantarella, che affronta il rapporto tra Battiato e il fumetto. «Franco aveva un rapporto curioso anche con la nona arte, come con tante forme di immaginario popolare che poi, in qualche modo, sedimentavano nel suo universo. Una volta, a cena con sua cugina Clementina Battiato, parlando proprio di fumetti, mi raccontò che da ragazzo leggeva e amava molto Capitan Miki, Tex, Superman, l’Uomo Ragno. Insomma, un immaginario avventuroso, western, supereroistico, molto trasversale. Mi piace pensare che anche lì ci fosse già qualcosa del suo modo di guardare il mondo: l’eroe, il viaggio, l’altrove, la frontiera». 

Poi naturalmente Battiato non è mai stato “solo” lettore di qualcosa. «Certo che no: assorbiva, metabolizzava e trasformava tutto. Anche il fumetto, nel suo caso, diventa un’altra tessera di quella galassia fatta di cultura alta e bassa, mistica e ironia, Oriente e Sicilia, astronavi e cortili di paese», prosegue Cantarella.

Che da ultimo ritorna sul prossimo lavoro con Di Bona. «Posso concedere un piccolo spoiler: all’inizio del libro “Battiato l’apolide” ci sarà una mappa illustrata con i luoghi geografici citati dal maestro nella sua sterminata produzione artistica. Il prossimo volume sarà, in un certo senso, il capitolo più “sfuggente” dei tre. Dopo l’alieno e l’artista, proviamo a raccontare un Battiato che non appartiene davvero a nessun luogo, a nessuna categoria, a nessuna definizione stabile. Un apolide dello spirito, prima ancora che della geografia. Più provi a definirlo, più ti sfugge».

Info: www.mimesisedizioni.it

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