Raffaela Naldi Rossano, tra miti e memoria, corpi e voci tracciano percorsi che ridefiniscono lo spazio

L'artista napoletana costruisce una pratica in cui installazione, performance e video riconfigurano continuamente i confini tra intimo e collettivo, racconto e rituale

Quand’è che un viaggio può dirsi compiuto? Quali forme e significati assume quando, nel raccontarlo, lo si dispiega attraverso una narrativa non lineare, aperta a nuovi capitoli e riscritture? «Io sono sempre “tra” le cose», spiega Raffaela Naldi Rossano, artista che, attraversando, scioglie i confini di racconti e geografie, offrendo morfologie inedite e variabili. I profili dei luoghi intimi si riorganizzano offrendosi all’altro, mescolandosi, le geometrie di vengono sempre più ampie, fino a coincidere con gli orizzonti più distanti. Nata a Napoli nel 1990, Raffaela Naldi Rossano si forma inizialmente sulle teorie di Jung e la psicologia della Gestalt, poi completando gli studi sull’immagine in movimento alla Goldsmiths University of London. Per comprendere la sua ricerca si può partire da RES80121 (2017 – ongoing), progetto che mette al centro una riflessione sul significato dello spazio domestico e sulle tensioni tra privato e pubblico. L’artista sceglie di partire da una casa, quella della nonna materna, per trasformare l’abitazione stessa in opera.

Oggi studio dell’artista ma anche piattaforma di ricerca e spazio di incontro, RES80121 esplora il tema dell’ospitalità radicale, percorrendo modalità alternative per abitare la casa e pratiche interdisciplinari, indagando la cura e la condivisione come pratiche di ricerca. Qui la memoria, le storie e i corpi si mescolano e lo spazio stesso cambia, accogliendo ogni presenza senza confini fissi. Così, l’artista, in altri progetti come Undomesticated Voices (Istituto Svizzero, Milano, 2022), restituisce a queste voci – e al luogo stesso (in Archival spell for an undomesticated home, Episode II, 2022) – la mobilità dell’acqua, luogo e materia che ridefinisce continuamente i propri confini, che si mescola conciò che incontra e lo accoglie nelle proprie indefinizioni. Il lavoro esplora corpo, voce e narrazione, reinterpretando storie e rituali tradizionali del Mediterraneo da una prospettiva femminista. Si tratta della stessa agilità di esiti e forme che incontra anche uno dei progetti più recenti dell’artista: Tentacular Bed (2022 – on going), una piattaforma relazionale tracciata a partire da una cartografia immaginaria del mare, composta di moduli che possono essere riordinati e attivati nello spazio che l’artista definisce come oggetti transizionali, che fanno da intermediari tra la realtà interiore e l’altro. Come le proprie partizioni, anche l’insieme delle componenti di questa «casa in movimento» incontra variazioni sempre differenti, come Tentacular Bed: On Moving (2025), progettato negli spazi dell’OGR di Torino, in cui l’artista ne ha diretto una drammaturgia in tre atti, corredata da composizioni inedite scritte per alcune delle sculture che possono essere attivate come strumenti e accompagnate dal canto.

Un’installazione che diventa uno «spazio intermedio» tra la casa e il mare, lo stesso mare che l’artista ha attraversato nel 2020 nell’ambito del progetto di ricerca Tessitura-Warp, ancora attivo, e che ha visto la realizzazione della prima parte del filmato WARP (2020), presentatonel 2022 a LIAF – Lofoten International Art Festival. «Quand’ero bambina realizzavo moltissimi filmati con la videocamera, ho sempre avuto un particolare rapporto con il movimento delle immagini e il loro linguaggio specifico», racconta l’artista. WARP diventa, così, un racconto mitopoietico per immagini, dotato di un proprio vocabolario ancora aperto. Con l’obiettivo di ricollegare i luoghi mitici legati a figure oracolari femminili, l’artista compie un viaggio nel Mediterraneo insieme a un equipaggio di tre compagne, tra cui la performer e collaboratrice Chiara Orefice, che guida nell’invenzione ed esecuzione di di rituali e preghiere a partire da tecniche derivate dalla psicologia della Gestalt. In questo come in altre esperienze, i bordi e le definizioni continuano a sciogliersi gli uni negli altri: il racconto di questo viaggio si giustappone, nel montaggio presentato a LIAF, alla spedizione scientifica di un gruppo di microbiologi nel Mare del Nord. Si tratta di un’operazione con cui Raffaela Naldi Rossano rievoca un tempo in cui il sapere scientifico, la conoscenza e l’osservazione di fenomeni naturali, si intrecciava alla divinazione e alle profezie. In questo oceano trasformativo – lo stesso che nutre l’esecuzione
della serie dei segni archetipici di Alive Buried Sounds Alphabet, (2020-ongoing) – le sirene, come Partenope, divengono le sacerdotesse che attraverso la voce fanno riemergere storie celate negli abissi del tempo, ora nell’incontro di un luogo condiviso.

Un abyme da cui l’artista – attraverso un metodo operativo che sembra offrire un luminoso riscontro alla proposta che lo storico e critico dell’arte Massimo Maiorino ha dispiegato tra le pagine di “Critical Grounds” in L’artista come archeologo. Uno scavo nell’arte italiana del XXI secolo (Arshake, 2020) – fa affiorare la discontinuità di voci corrose dal rogo della linearità, come in We Are the Granddaughters of the Witches You Were Never Able to Burn (2019): una serie di 56 lettere in ceramica, che recitano il titolo stesso, esposte in varie occasioni e, nel 2022, al Museo Madre di Napoli, dove l’opera è attualmente parte della collezione. La disposizione dei singoli grafemi, che il pubblico può riposizionare e organizzare, offrono un indirizzo tanto poetico, quanto politico, insito nella possibilità di ricostruire e conoscere intimamente vicende ed eredità come quella delle comunità femminili di streghe rimosse dal continuum. In tutta la sua pratica, Raffaela Naldi Rossano compone le profondità del proprio archivio, ma superandone le tassonomie e le costrizioni per donare, alle possibili ricomposizioni, esiti e significati variabili.Così, immagini e storie riemergono, come sottili bagliori profetici, al vibrare di nuove voci, intonando nuovi significati.

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