La Coppa del Mondo parla italiano: storia e segreti del trofeo creato da Silvio Gazzaniga

L'opera d'arte dello scultore milanese è realizzata in oro e malachite e, tra simbolismo e maestria artigianale, continua a essere il sogno di ogni calciatore.

Quando il capitano della Spagna ha sollevato al cielo la Coppa del Mondo al termine della finale del Mondiale 2026, milioni di persone hanno riconosciuto immediatamente quella silhouette inconfondibile. Pochi, però, sanno che il trofeo più celebre del calcio mondiale è nato in Italia, dall’ingegno dello scultore milanese Silvio Gazzaniga, autore di un’opera che da oltre cinquant’anni rappresenta il simbolo universale della vittoria sportiva. La storia della coppa attuale inizia nel 1970, quando il Brasile conquistò definitivamente la storica Jules Rimet, aggiudicandosela per la terza volta come previsto dal regolamento. La FIFA bandì così un concorso internazionale per realizzare un nuovo trofeo: arrivarono 53 proposte da sette Paesi, ma fu il progetto di Gazzaniga a convincere la giuria. Determinante fu la scelta dello scultore di presentare non solo un bozzetto, ma anche un modello tridimensionale, che permetteva di coglierne la forza plastica e simbolica.

L’opera raffigura due figure umane che si slanciano verso l’alto sorreggendo il globo terrestre. «Le linee nascono dalla base, risalgono in spirali fino a sostenere il mondo», spiegò lo stesso Gazzaniga, che immaginava un trofeo capace di racchiudere in un’unica forma la fatica dell’atleta, l’esultanza della vittoria e l’universalità dello sport. Realizzata dalla storica azienda G.D.E. Bertoni di Paderno Dugnano, la coppa misura 36,8 centimetri, pesa 6,175 chilogrammi ed è realizzata in oro a 18 carati con una base decorata da due anelli di malachite verde. Contrariamente a quanto molti immaginano, non è completamente piena: è cava al suo interno, una scelta necessaria affinché il peso restasse compatibile con il gesto iconico del sollevamento da parte dei campioni del mondo.

Nemmeno la nazionale vincitrice può conservarla per sempre. Dopo la cerimonia di premiazione il trofeo originale torna infatti nella sede della FIFA, in Svizzera, mentre ai campioni viene consegnata una replica dorata. Una regola introdotta proprio per evitare che si ripetesse quanto accaduto con la Jules Rimet, rubata due volte e scomparsa definitivamente dopo il furto del 1983 in Brasile. Quella di Gazzaniga è molto più di una coppa sportiva. Formatosi nelle scuole d’arte milanesi e specializzato nella lavorazione dei metalli, lo scultore ha firmato anche altri celebri trofei calcistici, tra cui la Coppa UEFA e la Supercoppa UEFA, contribuendo a trasformare l’oreficeria sportiva italiana in un punto di riferimento internazionale.

A oltre mezzo secolo dalla sua creazione, il trofeo continua a rappresentare un raro caso in cui un oggetto destinato alla competizione sportiva è entrato nell’immaginario collettivo come una vera opera di design e scultura. Un capolavoro nato nel cuore di Milano che, ogni quattro anni, torna a raccontare la stessa storia: quella di un’opera d’arte pensata per celebrare il momento più alto dello sport mondiale.

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