L’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM) apre le porte a Ti chiamo corpo, la doppia personale di Irene Grau e Marco Giordano realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Madrid. Il progetto, curato da Alicia Ventura e Bernardo Follini, riunisce 52 opere tra dipinti, fotografie, sculture e installazioni, costruendo un confronto tra due ricerche artistiche accomunate dall’attenzione alle relazioni tra corpo, paesaggio, materia e trasformazioni del contemporaneo.
La mostra, inaugurata il 15 luglio, fa parte del programma Territori in transito / Solo duo, il ciclo con cui l’IVAM promuove il dialogo tra artisti e istituzioni internazionali. L’esposizione alterna lavori già esistenti a nuove produzioni concepite appositamente per gli spazi del museo valenciano, mettendo in evidenza le differenti modalità con cui i due artisti affrontano il rapporto tra presenza umana, ambiente naturale e infrastrutture.

Nata a Valencia nel 1986, Irene Grau sviluppa una ricerca pittorica in cui il colore diventa strumento per indagare il paesaggio e la percezione dello spazio. Marco Giordano, torinese, classe 1988, lavora invece tra fotografia, scultura e installazione, riflettendo sui sistemi di costruzione del reale e sulle dinamiche che regolano il rapporto tra natura e artificio. In mostra, le due pratiche non si sovrappongono ma si confrontano, generando un percorso che invita a osservare il corpo come luogo di relazione e di trasformazione.

Per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo il progetto rappresenta un ulteriore tassello della propria attività di sostegno agli artisti contemporanei italiani in ambito internazionale. La collaborazione con l’IVAM consolida infatti una rete di scambi con alcune delle principali istituzioni europee dedicate all’arte contemporanea.
Dopo la tappa valenciana, Ti chiamo corpo arriverà in Italia: la mostra sarà riallestita nel gennaio 2027 negli spazi di Palazzo Re Rebaudengo, a Guarene, storica sede della Fondazione. Una seconda occasione per approfondire il dialogo tra le poetiche di Irene Grau e Marco Giordano e per ripensare il progetto in un nuovo contesto espositivo.


