William Klein, cent’anni: la galleria Polka celebra il suo cinema

La galleria Polka di Parigi dedica a William Klein, nell'anno del suo centenario, una mostra inedita: il cinema di un occhio che non si è mai fermato

Nel Marais, a Parigi, la galleria Polka accende i riflettori su un capitolo meno noto ma essenziale dell’opera di William Klein: il suo cinema, tra film, manifesti e fotografie che rivelano un unico linguaggio visivo condiviso tra immagine fissa e immagine in movimento. Fondata nel 2007 dai fratelli Adélie de Ipanema ed Edouard Genestar, la galleria occupa 300 metri quadrati, suddivisi in due spazi: sale espositive e una libreria specializzata in fotografia, con circa dieci mostre l’anno e un catalogo che spazia da monografie a edizioni rare o firmate. Polka rappresenta oggi il lavoro di oltre quaranta fotografi, francesi e internazionali, e collabora con una trentina di artisti associati, ciascuno portatore di una scrittura visiva personale, spesso legata all’esplorazione del reale in chiave documentaria. Dal 2012 la galleria è membro del Comité professionnel des galeries d’art, e pubblica anche Polka Magazine, rivista diretta da Alain Genestar e distribuita in 50.000 copie in Francia e nelle principali metropoli internazionali.

Un occhio che non si accontenta di guardare

Protagonista della nuova mostra è William Klein, fotografo tra i più importanti del Novecento, ma raccontato attraverso una dimensione spesso rimasta in ombra: quella di regista. Nato a New York nel 1926 e scomparso a Parigi nel 2022, Klein è stato per tutta la vita un osservatore acuto e insofferente alle convenzioni: fotografo, pittore, grafico, artista visivo completo, capace di muoversi con la stessa libertà tra tutte queste discipline. «Chi pretende di essere obiettivo non è realista», amava dire: per lui non esisteva una verità univoca da fissare, solo la relatività dello sguardo e la sua radicalità.

Fin dagli esordi, Klein impone un modo di guardare diretto, frontale, quasi fisico: non si limita a inquadrare il mondo, lo mette in scena. Lo stesso spirito iconoclasta che nel 1956 lo aveva portato a rivoluzionare l’editoria fotografica con Life is Good & Good for You in New York si ritrova identico nei suoi film, oltre venti tra corti, mediometraggi e lungometraggi realizzati tra il 1958 e il 2005, sospesi tra finzione e documentario. Con Broadway by Light, il suo primo lavoro dietro la macchina da presa, filma le insegne luminose di Times Square componendo quello che è considerato il primo vero film pop della storia del cinema; un gesto che lo avvicina, non a caso, allo spirito della Nouvelle Vague.

Quando la fotografia diventa cinema: un’unica energia, due linguaggi

La mostra ripercorre questa continuità attraverso una selezione di opere chiave: Broadway by Light (1958), Qui êtes-vous, Polly Maggoo? (1966), Mr. Freedom (1969), Muhammad Ali the Greatest (1974) e In and Out of Fashion (1998). In Mr. Freedom, satira pop e politica al tempo stesso, Klein colpisce apertamente le derive del potere e l’immaginario americano con una critica già feroce alla cultura dello spettacolo: figure che ricordano da vicino un certo tipo di leadership mediatica oggi fin troppo familiare. Attraversa tutti questi lavori la stessa ossessione: quella di un’immagine mai ferma, percorsa da luce, movimento, corpi e volti.

L’allestimento riflette la stessa logica, riunendo manifesti originali dei film e rare fotografie di scena. Klein restava quasi sempre dietro la macchina da presa, raramente davanti, provini a contatto ritoccati e immagini tratte dal suo lavoro fotografico più celebre, da New York a Roma fino a Tokyo. Scatti spesso iconici, dotati di un’intensità quasi cinematografica: sembrano fotogrammi di film mai girati, eppure sono proprio questo: il suo cinema, fissato in un’unica immagine. Nell’anno del centenario dalla nascita, la mostra invita così a guardare all’opera di William Klein non come a un’alternanza tra fotografia e cinema, ma come a un unico linguaggio coerente: quello di un artista per cui l’immagine non smette mai di formarsi, nella vita come sullo schermo.

Non solo Klein: la varietà della programmazione Polka

Tra le sue mura, la galleria non si ferma però a un solo grande nome della fotografia storica. Accanto a Klein convivono sguardi più contemporanei, capaci comunque di raccontare il mondo con la stessa intensità autoriale. È il caso del gallese Matt Henry, tornato in galleria a dieci anni dalla sua prima personale con «Palm», serie che trasforma la figura del palmizio in una vera e propria lente socio-politica: dagli anni Sessanta di Palm Springs, miraggio modernista della West Coast americana, fino ai fermenti della guerra del Vietnam e alla controcultura hippie, il fotografo costruisce racconti dal sapore quasi cinematografico, dichiaratamente ispirati a un immaginario “camp” e kitsch.

Accanto a lui, la galleria presenta anche la prima mostra personale di Sebastien J. Zanella, «The Passenger»: un progetto fotografico profondamente introspettivo, nato da un lungo viaggio che attraversa Turchia, Sahara, isole hawaiane e America Latina, fino al ritorno dell’artista alle Canarie, dove vive. Lontano da ogni ambizione documentaria, il lavoro di Zanella si concentra sulla perdita dei punti di riferimento contemporanei e sulla ricerca di una riconnessione con il vivente, in immagini che privilegiano l’esperienza dello sguardo rispetto a qualsiasi affermazione definitiva.

Due percorsi molto diversi tra loro, che testimoniano comunque una stessa vocazione della galleria Polka: dare spazio a una fotografia d’autore capace di leggere il presente o il passato con uno sguardo personale e riconoscibile.