L’anomalia come principio creativo: al Monte Argentario una mostra esplora l’instabilità dei sistemi viventi

Curata da Ludovico Genone, la mostra è il terzo capitolo della assegna Quinto Elemento e riunisce le opere di Leandro Lucchesi, Davide Mingolla, Damiano Tata e Leonardo Zappalà

L’instabilità non come eccezione da correggere, ma come condizione originaria dei sistemi viventi. È da questa prospettiva che prende forma Indagine sulla persistenza dell’instabilità, la mostra curata da Ludovico Genone, visitabile fino al 10 settembre 2026 nelle cisterne della Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano, al Monte Argentario e interamente promossa e realizzata dall’Orto Botanico Corsini. L’esposizione, parte della rassegna Quinto Elemento, prosegue il percorso di ricerca dedicato quest’anno al tema dell’Anomalia, trasformando un luogo storico oggi privo della sua funzione originaria in uno spazio di sperimentazione tra arte, scienza e teoria dei sistemi.

Protagonisti del progetto sono Leandro Lucchesi, Davide Mingolla, Damiano Tata e Leonardo Zappalà, quattro artisti che lavorano come un’unica unità di ricerca, sviluppando opere capaci di attivare relazioni con l’architettura della fortezza e con i processi fisici, biologici e tecnologici che attraversano il sito. Dalle installazioni luminose ai dispositivi sonori, fino agli interventi sulla materia, ogni lavoro mette in discussione l’idea di equilibrio come stato definitivo, lasciando emergere la complessità di fenomeni in continua trasformazione.

Per il curatore, l’anomalia non coincide con una semplice deviazione dalla norma, ma rivela piuttosto la fragilità delle categorie attraverso cui l’uomo tenta di ordinare il mondo. «Quando si definisce qualcosa anomalo? La risposta non è mai unica», osserva il curatore. «Ogni volta sembra indicare uno scarto, una deviazione da una norma che, di fatti, non è così stabile come pretende di essere». Da questa riflessione prende avvio un percorso teorico che intreccia il pensiero del biologo Henri Laborit con la teoria dei sistemi complessi. L’instabilità, secondo Genone, non rappresenta un malfunzionamento, ma una proprietà interna ai sistemi aperti che regolano la vita biologica, sociale e ambientale. «L’anomalia non è esterna alla struttura, ma interna alla sua dinamica», afferma, sottolineando come ciò che appare come errore possa diventare la condizione stessa della trasformazione.

Le antiche cisterne della Fortezza Spagnola diventano così un laboratorio in cui le opere instaurano nuove relazioni con lo spazio, senza limitarsi a rappresentare l’instabilità ma assumendola come principio operativo. Gli interventi artistici introducono funzioni inattese in un ambiente sospeso tra memoria e abbandono, accentuando la distanza percettiva del visitatore e rendendo visibili dinamiche normalmente invisibili. «La sperimentazione artistica non si limita a rappresentare l’instabilità, ma la assume come campo operativo», scrive Genone. «La mostra si configura così come un dispositivo di interferenza: sospende le aspettative di controllo, interrompe la ricerca di equilibrio e restituisce l’instabilità come condizione primaria, non come eccezione».

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