Il re dei dinosauri conquista i collezionisti e preoccupa i ricercatori

Lo scheletro di Gus, uno dei Tyrannosaurus rex più grandi e completi mai scoperti, è stato venduto da Sotheby's per 50,1 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record mondiale. Ma la scienza non ci sta

Cinquanta milioni di dollari per un dinosauro. O meglio, per ciò che ne resta dopo 67 milioni di anni. A New York, nella sede di Sotheby’s, il Tyrannosaurus rex soprannominato “Gus” è stato aggiudicato per 50,1 milioni di dollari, diventando il fossile di dinosauro più costoso mai venduto all’asta. Il precedente record apparteneva allo stegosauro “Apex”, battuto sempre da Sotheby’s nel 2024 per 44,6 milioni di dollari, mentre il celebre T-Rex “Stan” era stato venduto nel 2020 per circa 32 milioni.

Il reperto è considerato eccezionale. Scoperto nel 2021 in South Dakota, su un terreno privato, misura quasi 12 metri di lunghezza e oltre 3,8 metri di altezza. Sono stati recuperati 183 elementi ossei, pari a circa il 61-63% dello scheletro originale, una percentuale molto elevata per un Tyrannosaurus rex. Tra gli elementi meglio conservati spicca un cranio quasi completo, oltre ad alcune ossa rarissime che rendono “Gus” uno degli esemplari più importanti mai ritrovati. L’asta è durata una decina di minuti e ha visto sfidarsi sette offerenti. Ad aggiudicarsi il fossile è stato un compratore anonimo che ha partecipato telefonicamente, alimentando il mistero sulla futura destinazione del dinosauro. Al momento non è noto se sarà esposto al pubblico oppure entrerà a far parte di una collezione privata.

Negli ultimi anni i dinosauri sono diventati oggetti di lusso, contendibili quanto un capolavoro d’arte. Collezionisti miliardari, fondazioni e musei privati alimentano un mercato che continua a crescere, trasformando fossili un tempo destinati quasi esclusivamente ai musei in beni da investimento. Secondo gli esperti del settore, il successo delle aste ha cambiato profondamente il valore economico dei grandi reperti paleontologici. Una crescita che, però, preoccupa il mondo accademico.

L’allarme dei paleontologi

La Society of Vertebrate Paleontology, la principale associazione internazionale di paleontologi, ha rivolto un appello al nuovo proprietario affinché “Gus” venga affidato a un museo o comunque reso accessibile alla comunità scientifica. Il timore è che reperti unici possano scomparire dietro le porte di collezioni private, diventando di fatto inaccessibili agli studiosi. Il problema non riguarda soltanto la possibilità di osservare il fossile. Per gli scienziati ogni esemplare racconta informazioni irripetibili sull’evoluzione, sull’anatomia e persino sulle malattie degli animali preistorici. Se un reperto viene sottratto alla ricerca, anche futuri studi basati su tecnologie ancora inesistenti rischiano di non poter essere condotti. Molti ricercatori sottolineano inoltre che gli scavi commerciali, pur rispettando spesso standard elevati, non sempre documentano il contesto geologico con il rigore richiesto dalla ricerca scientifica. Una volta montato per l’esposizione, inoltre, uno scheletro può diventare più difficile da analizzare con tecniche avanzate come le scansioni tomografiche.

Negli Stati Uniti la vendita di fossili rinvenuti su terreni privati è perfettamente legale e proprio questo ha favorito la nascita di un florido mercato internazionale. Il caso di “Sue”, acquistato nel 1997 dal Field Museum di Chicago dopo una lunga battaglia legale, segnò l’inizio di una nuova stagione in cui dinosauri e grandi fossili sono entrati stabilmente nelle aste milionarie. Per molti studiosi la soluzione non è vietare il mercato, ma trovare un equilibrio che consenta ai privati di acquistare i reperti garantendo al tempo stesso l’accesso permanente alla ricerca e al pubblico. Resta da capire quale sarà il destino di “Gus”. Per ora il T-Rex più costoso della storia è diventato anche il simbolo di una domanda sempre più attuale: un fossile è un bene da collezione o un patrimonio dell’umanità?