Per mesi Abdoulaye N., 40 anni, e Ghelamallah A., 36, hanno scelto il silenzio. Considerati tra i principali responsabili del clamoroso furto dei Gioielli della Corona francese al Louvre, avvenuto nell’ottobre del 2025, i due uomini non avevano mai fornito una versione dettagliata dei fatti. Poi, davanti ai magistrati francesi, hanno deciso di parlare, respingendo però l’accusa di essere gli ideatori dell’operazione. Secondo il loro racconto, dietro il colpo ci sarebbe un misterioso mandante: un uomo che li avrebbe reclutati pochi giorni prima del furto. Le loro dichiarazioni, raccolte dagli investigatori e pubblicate da Le Monde, aprono nuovi interrogativi su una vicenda che ha attirato l’attenzione di tutto il mondo.
Arrestati una settimana dopo la rapina, i due hanno trascorso mesi in custodia cautelare senza rivelare dettagli sull’accaduto. Solo a giugno hanno scelto di ricostruire la presunta dinamica del furto, fornendo una versione che li presenta più come esecutori che come organizzatori. Secondo le loro dichiarazioni, il piano sarebbe nato pochi giorni prima dell’irruzione al Louvre. A contattarli sarebbe stato un intermediario, incaricato di affidare loro il compito in cambio di un pagamento. Il presunto mandante avrebbe inoltre fornito un filmato della Galleria Apollo, utile a individuare il punto esatto in cui erano esposti i preziosi. Le indicazioni ricevute erano essenziali: raggiungere la sala, forzare l’accesso e portare via i gioielli dalle teche.

Abdoulaye, un tempo conosciuto nel mondo del motocross e oggi in grave difficoltà economica, avrebbe subito accettato la proposta. Agli investigatori avrebbe raccontato di aver ricevuto la promessa di una ricompensa tra i 15mila e i 20mila euro. La situazione di Ghelamallah appare invece diversa: l’uomo sostiene infatti di aver scoperto soltanto in seguito che il bersaglio sarebbe stato il Louvre, in quanto l’intermediario gli avrebbe riferito che l’obiettivo sarebbe stata una semplice gioielleria. Per la sua partecipazione avrebbe dovuto ricevere un compenso compreso tra 20 mila e 25 mila euro.
La mattina del 19 ottobre la coppia ha raggiunto Aubervilliers, dove ha incontrato gli altri complici coinvolti nell’operazione. Da lì il gruppo si è diretto verso il Louvre e ha dato il via al piano studiato nei giorni precedenti: indossando abiti simili a quelli degli addetti ai lavori, i ladri sono riusciti a confondersi nell’ambiente circostante senza attirare l’attenzione. La preparazione meticolosa del piano ha permesso loro di agire in tempi rapidissimi: in meno di dieci minuti sono riusciti a entrare nella sala, forzare le teche e impossessarsi dei gioielli, portando via un bottino dal valore stimato superiore agli 88 milioni di euro.

Dopo essere riusciti a seminare la polizia francese, i quattro uomini si sono separati. I due complici si sono allontanati a bordo di mezzi a due ruote, mentre Abdoulaye N. e Ghelamallah A. sono fuggiti insieme su un’auto diretta verso Aubervilliers. Durante il tragitto hanno attraversato diverse zone fino a raggiungere la regione del Vexin, seguendo un percorso tortuoso studiato, secondo la loro versione, per depistare gli investigatori e far credere che la refurtiva fosse stata nascosta lungo la strada. Alcune immagini di sorveglianza raccolte dagli investigatori in un parcheggio hanno mostrato una figura con il casco intenta a maneggiare i gioielli, un dettaglio che secondo gli inquirenti potrebbe essere compatibile con la ricostruzione fornita dai due sospettati. Secondo Abdoulaye N., però, il risultato dell’operazione non avrebbe soddisfatto il misterioso organizzatore, che oltre a ritenere il bottino “insufficiente”, avrebbe criticato la loro fuga attraverso la finestra, giudicandola poco efficace e troppo improvvisata.

Nonostante la ricostruzione del furto abbia permesso agli investigatori di delineare molti passaggi dell’operazione, resta ancora un nodo da sciogliere, forse quello più importante per capire il destino dei Gioielli della Corona: chi si nasconde dietro il misterioso mandante? Nessuno dei due sospettati ha deciso di rivelarlo, sostenendo di temere conseguenze per sé e per le proprie famiglie. Gli inquirenti, però, non escludono che possa essere una strategia ideata dai due imputati per ridimensionare il proprio ruolo nella rapina. Finora, infatti, non sono emerse prove concrete dell’esistenza di un regista esterno né di una rete criminale più ampia capace di aver pianificato e coordinato il furto. Con questo mistero ancora irrisolto, la sorte dei gioielli del Louvre continua a rimanere avvolta nell’incertezza.



