L’UNESCO ha avviato un esame sulla riqualificazione dell’ex Teatro Comunale di Firenze, dopo le segnalazioni secondo cui il progetto, ribattezzato ormai ovunque “il cubo nero”, avrebbe deturpato lo skyline della città rinascimentale. L’intervento è diventato uno dei cantieri più divisivi della storia recente fiorentina: le immagini di un volume scuro che si erge alle spalle della facciata neoclassica superstite del vecchio teatro hanno fatto rapidamente il giro del web, alimentando proteste, critiche diffuse e un’indagine penale che coinvolge 15 persone legate al progetto. Un portavoce dell’organizzazione ha confermato che è in corso una valutazione sulla compatibilità dell’intervento con lo status di Patrimonio dell’Umanità di Firenze, il cui centro storico fu iscritto nella lista UNESCO nel 1982 anche per la coerenza unica con cui racconta la potenza mercantile della città tra Medioevo e Rinascimento.
Secondo le linee guida operative dell’UNESCO, qualsiasi intervento su un sito Patrimonio dell’Umanità non può avere un impatto irreversibile sugli elementi che ne hanno giustificato l’iscrizione. Il portavoce ha comunque precisato che la cancellazione dalla lista resta una misura eccezionale, riservata come ultima risorsa: prima si privilegia un dialogo approfondito con le autorità nazionali, che può eventualmente portare all’iscrizione nella lista dei siti “in pericolo”, con l’obiettivo di individuare insieme alle autorità italiane le misure correttive necessarie.
Da un progetto in pietra chiara a un volume nero contestato
I piani originariamente presentati dall’architetto Marco Casamonti, a cui il progetto era stato inizialmente affidato, prevedevano un complesso a prevalente destinazione residenziale, rivestito in pietra chiara. La proposta ottenne l’approvazione del Comune di Firenze nel 2018, ma fu respinta dalla soprintendenza nel maggio 2020. Quattro mesi dopo, tuttavia, una versione modificata del progetto ricevette il via libera degli stessi uffici di tutela, nonostante l’opera realizzata risulti oggi sostanzialmente diversa da quella originariamente autorizzata dal Consiglio comunale.
Il complesso finito comprende 156 appartamenti destinati a soggiorni brevi e medi, gestiti dal gruppo alberghiero fiorentino Starhotels, oltre a ulteriori 30 unità immobiliari messe in vendita. Il comitato di residenti Salviamo Firenze considera questo intervento l’emblema di una trasformazione più ampia del centro storico cittadino in un vero e proprio asset di investimento. Secondo il portavoce del gruppo, Massimo Torelli, circa 300.000 metri quadrati di immobili in un raggio di 1,5 km dal Duomo sarebbero già stati convertiti a usi turistici o speculativi: un modello urbano, sostiene, eccessivamente accondiscendente verso grandi interessi economici e penalizzante per chi vive in città. Il “cubo nero”, aggiunge, sta ormai diventando un’espressione di uso comune per indicare qualcosa di negativo.
Il comitato ha inoltre criticato Stefania Fanfani, la dirigente che guida da 17 anni l’ufficio urbanistica del Comune, accusandola in un intervento pubblicato sul sito dell’associazione e think tank locale perUnaltracittà, di aver avuto un ruolo centrale nelle scelte urbanistiche che avrebbero favorito la progressiva commercializzazione del centro città. Fanfani ha preferito non commentare, mentre l’indagine è ancora in corso. Caterina Biti, assessora all’urbanistica di Firenze, ha invece preso pubblicamente le difese della dirigente, definendo inaccettabili gli attacchi personali rivolti a professionisti “da tempo riconosciuti per l’alta qualità del proprio lavoro”.

Un dissenso crescente
Gran parte del vecchio teatro dell’opera venne demolita nel 2021, dopo anni di abbandono, lasciando in piedi solo la facciata color crema. L’anno seguente l’architetto milanese Vittorio Grassi ha presentato il progetto di riqualificazione in appartamenti di lusso: lo schema prevede una struttura scura alta quasi 30 metri alle spalle della facciata storica, affiancata da due ulteriori blocchi residenziali bianchi, coronati da piani superiori neri. Negli ultimi mesi l’opposizione al progetto si è fatta più intensa, con manifestazioni davanti all’ex teatro lo scorso dicembre, tra fiaccole, striscioni e cataste di cubi neri di cartone costruiti dai dimostranti.
Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi ora alla guida dei consiglieri di opposizione a Firenze e al tempo stesso direttore del Museo di Capodimonte a Napoli, avrebbe valutato, secondo alcune testate italiane, l’ipotesi di un esposto all’UNESCO. Interpellato direttamente, Schmidt ha però chiarito di non aver presentato alcuna denuncia formale, ritenendola superflua data l’ampia attenzione mediatica già ricevuta dal caso: secondo il proprio statuto, ha spiegato, l’UNESCO è comunque tenuta a monitorare la situazione non appena questa arriva alla sua attenzione, con o senza un reclamo ufficiale.
Sul fronte giudiziario, la procura indaga su 15 persone, tra cui lo stesso Grassi, funzionari comunali dell’ufficio urbanistica e rappresentanti della soprintendenza, in merito alla trasformazione del teatro ottocentesco in un complesso residenziale di lusso ai margini del centro storico. Gli inquirenti stanno verificando se alcune parti dell’opera abbiano superato i limiti di altezza autorizzati, se le approvazioni in materia di tutela del patrimonio abbiano rispettato la normativa urbanistica, e se alcuni funzionari abbiano subito pressioni per approvare il progetto. Gli indagati devono rispondere di falso, reati urbanistici e violazioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Lo studio di Grassi non ha voluto commentare.


